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Macrolibrarsi.it presenta il libro: Utilizza la Tecnica Psych-K

Dice il saggio ...
La verità è come un fuoco. A volte non abbiamo il diritto di bruciare i nostri simili per il fatto di voler dire la verità (Daskalos)

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    Il suo allenatore si taglia i capelli per non lasciarlo solo

    “Pelato, pelato”. Più gli avversari, durante il riscaldamento, glielo ripetevano e più lui ne soffriva. A un certo punto - e ci mancherebbe altro, visto che si sta parlando di un piccolo calciatore di 11 anni della “Mario Bettinzoli” di Brescia affetto da una forma precoce di alopecia – s’è messo a piangere. A questo punto il suo allenatore gli si è avvicinato, la situazione si stava trasformando in una di quelle che mai, da guida di una squadra di Pulcini, si sarebbe sognato di dovere affrontare. “Quando mi ha detto che non se la sentiva più di scendere in campo, sono intervenuto, riuscendo a convincerlo”, spiega il tecnico, che ha preferito mantenere l’anonimato perché “in questi casi contano le azioni e il messaggio che danno, non chi le fa”. Dopo la partita, per rafforzare ancora di più il “patto” con il suo giocatore, il tecnico della “Mario Bettinzoli” (nome di un partigiano fucilato con Giacomo Perlasca dai fascisti il 24 febbraio 1944) è andato dal barbiere e ha deciso di radersi anche lui a zero. “L’ho fatto per avere lo stesso aspetto che ha lui e al successivo incontro con la squadra mi sono presentato indossando una cuffia, proprio come fa il bambino. Ho spiegato loro le ragioni del mio gesto. Dopo ci siamo tolti entrambi le cuffie e siamo entrati in campo. Ci pensavo da un po’, direi da quando la madre del bambino mi ha spiegato la situazione medica, ma non sapevo esattamente come dimostrargli la mia vicinanza. Si tratta di un periodo molto delicato per lui e avevo qualche dubbio su come muovermi”. L’allenatore ha poi aggiunto di aver agito così “per farlo sentire meno diverso dagli altri, perché mi sono reso conto che questa sua condizione gli crea problemi di interazione con i coetanei, a scuola e sul campo da calcio. Parlando con i compagni di squadra del piccolo ho spiegato loro che i rapporti che si creano all’interno di una squadra sono tra i più forti in assoluto e che i miei migliori amici sono, tuttora, quelli che giocavano a calcio con me quand’ero bambino. Penso vorranno dimostrare anche loro la loro vicinanza al compagni”.

    Gasport, 8 novembre 2015 - Milano

    Fonte: La Gazzetta dello Sport

    (09/11/2015 Tg0-positivo)