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  • “Noi Veneti”, un sussidiario per le scuole venete

    “Noi Veneti”, un sussidiario per le scuole venete

    E’ un vero e proprio sussidiario scolastico, realizzato a uso e consumo di studenti e professori. Ma a differenza dei tradizionali sussidiari ben noti ai ragazzi, “Noi Veneti” è una pubblicazione dedicata esclusivamente alla storia, alla lingua e alla cultura veneta. L’idea del libro, presentato in assoluta anteprima la scorsa settimana e disponibile in libreria già a partire dal 18 settembre, viene diritta dall’assessore regionale alla Cultura, Ermanno Serrajotto che è riuscita a realizzarla grazie al professor Manlio Cortelazzo e alla supervisione dell’Università di Padova. “Noi Veneti – Viaggio nella storia e nella cultura veneta” (Cierre Edizioni) è suddiviso in tre sezioni: una dedicata alla storia, una seconda al dialetto e alle sue varietà locali e l’ultima alla letteratura sia popolare che colta.

    Stando alle fonti in nostro possesso più o meno leggendarie dunque i Veneti (nome già in uso nell’Europa antica, forse col significato generico di “conquistatori”) sarebbero giunti nel territorio intorno al 900 a.C., insieme a un manipolo di Troiani guidati da Antenore in fuga dall’Asia Minore, dopo la presa di Troia. Dopo essersi stabiliti nella zona, vissero sotto la dominazione romana e sotto quella barbarica, attraversarono il periodo medievale fino a giungere ai fasti della Repubblica veneziana e agli orrori delle ultime due guerre. Nel libro la storia viene rappresentata da alcune vignette che riproducono reperti antichi, iscrizioni, mappe ed episodi chiave, alternandosi ad ampi e leggibili paragrafi. Da qui poi si passa alla sezione del dialetto veneto, di come nasce, di come si sviluppa, di come si scrive e della sua importanza come lingua alla pari dell’italiano, perché modo di comunicare trasmesso dalla famiglia in modo spontaneo e orale. Si scopre che il dialetto veneto è tutt’altro che in crisi e che secondo un recente sondaggio (2001) ben il 78 per cento delle persone intervistate lo parlerebbe in famiglia, l’82 per cento con gli amici e il 60 per cento al lavoro. L’incognita rimangono comunque i giovani che se ne stanno pian piano discostando, finendo col non conoscerlo più. Del dialetto trevigiano in particolare si sottolinea l’enorme differenza tra la parlata della Sinistra e della Destra Piave laddove la lingua veneziana aveva introdotto alcune contaminazioni all’epoca della sua dominazione. Non sfuggono però le caratteristiche tipiche del solo trevigiano per termini (es. “ceo” cioè “piccolo”) e tradizioni. E infine si arriva alla parte conclusiva, forse la più inedita rispetto ai testi ufficiali, cioè la letteratura popolare e colta. Vengono riportate fiabe, leggende, poesie, indovinelli, brani teatrali e storielle in veneto che troveranno così finalmente spazio sui banchi di scuola accanto alla letteratura italiana. A chiosa del libro un glossario agevole, in veneto-italiano da consultare in caso di dubbi.

    Un libro dunque studiato non solo per i ragazzi (che rimangono comunque il pubblico privilegiato) ma anche per quanti vogliono conoscere le proprie radici: “E’ necessario far crescere la conoscenza e la consapevolezza delle giovani generazioni in materia di storia, lingua e tradizioni locali, aspetti che sono scarsamente presenti nel panorama dei testi scolastici – ha spiegato Serrajotto - Questa e altre iniziative qualificheranno l’offerta educativa veneta dei prossimi anni”. Con l’apertura dell’anno scolastico si è avviata infatti anche un’iniziativa di formazione specificamente sui temi della cultura veneta per gli insegnanti delle scuole elementari, medie, superiori e del sistema formativo professionale.

    (01/09/2001 Tg0-positivo)