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Macrolibrarsi.it presenta Arcoiris: Sementi biologiche e biodinamiche

Dice il saggio ...
Gli uomini governati dalla ragione non desiderano per se stessi nulla che non desiderino anche per il resto dell'umanità (Spinoza)

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  • La solidarietà e l'intelligenza delle piante

    La solidarietà e l'intelligenza delle piante

    Le piante sono sensibili ai pensieri e alle emozioni umane. Si deprimono se vengono trattate male, reagiscono positivamente ai sentimenti gioiosi e al bene. Non solo: sono anche altruiste, menzognere e oneste.

    Solidali, si aiutano tra loro e hanno tutti e cinque i nostri sensi e anche qualche centinaio di più!

    “La Sensibilità e l’intelligenza delle piante” è il filo conduttore dell’affascinante incontro tenutosi sabato 25 ottobre agli Spazi Bomben della Fondazione Benetton Studi e Ricerche di Treviso. A parlarne con il pubblico la giornalista e divulgatrice scientifica Alessandra Viola, autrice del libro “Verde Brillante” (Giunti) scritto con Stefano Mancuso, tra i massimi esperti mondiali di neurobiologia vegetale, nell’ambito di “Natural Recall”, il progetto internazionale di grafica sociale, dedicato alle affinità elettive tra l’uomo e la natura.

    Invitati a raccontare in un’opera inedita il loro personale rapporto con le piante, sono 80 gli artisti, i graphic designer e poeti visivi che hanno aderito al progetto con opere che raccontano le affinità elettive con una pianta e che dal 22 novembre saranno ospiti della Serra dei Giardini di Venezia. Provenienti dall’Argentina all’Australia, dalla Corea al Perù, dall’India all’Honduras, i loro lavori spaziano dalla grafica all’infografica, dall’illustrazione alla fotografia e testimoniano storie intime e originali da condividere. “Questo progetto è nato dal bisogno di ritornare alla natura e dal bisogno di comunicare il desiderio di un contatto stretto e di affinità elettive con la Natura – hanno introdotto Giulia Comba e Stefano Meneghetti dello studio di comunicazione co.me di Treviso - in modo no profit. Le piante vivono a velocità lentissime per cui non le percepiamo. Questo spiega perché vi si avvicinino più facilmente gli anziani che, raggiunta una certa età, vanno a velocità più lente”.

    Ma le piante davvero sono così simili a noi oppure è una nostra proiezione, nel tentativo di sentirci meno soli in questo Universo infinito?

    Quella notte del 1966 Clee Backster, il più noto esperto di macchine della verità, aveva addestrato alcuni agenti di sicurezza al rilevamento delle menzogne. Ora se ne stava lì stanco e pensieroso nel suo appartamento in Times Square a New York. Spinto da un irrefrenabile impulso, decise a un tratto di applicare alcuni elettrodi della sua macchina della verità a una foglia di dracaena tropicale. In realtà voleva solo vedere se essa avrebbe reagito all’acqua versata sulle radici. Non appena la pianta ebbe assorbito il liquido, il galvanometro mostrò una reazione simile a quella di un uomo sottoposto a un piccolo stimolo emotivo. Stranissimo, si disse Backster ormai incuriosito. Sapeva anche che l’uomo lascia nella macchina tracce molto più evidenti delle proprie emozioni se in pericolo di vita. Decise perciò di immergere nel suo caffè bollente una qualsiasi foglia della dracaena. Questa volta nulla si mosse. Allora pensò di peggio: avrebbe bruciato la foglia dove stavano appesi gli elettrodi della macchina. E a quel punto successe l’inimmaginabile: non appena ebbe formulato nella sua testa questa intenzione e prima di muoversi per prendere il fiammifero, il disegno sul grafico ebbe un’impennata pazzesca. Era possibile che la pianta gli avesse letto nel pensiero? Altri dopo di lui raccolsero nuovi dati per dimostrare questa intuizione. Pierre Paul Sauvin, un tecnico elettronico del New Jersey, scoprì che le piante reagiscono molto vivacemente alla morte di cellule viventi nell’ambiente in cui si trovano, in primis se cellule umane. Grandi contributi giunsero da Marcel Vogel, un chimico della California. Un giorno chiese a un amico scienziato di pensare con intensità al philodendron poco distante. La pianta di colpo diventò ‘come morta’. Quando Vogel chiese a cosa l’amico avesse pensato, l’uomo gli rispose che aveva mentalmente paragonato la pianta al philodendron di casa sua, giudicando quest’ultimo molto più bello. La pianta di Vogel reagì ‘dimostrandosi offesa’ e rifiutandosi per tutto il giorno di dare segni di vita alle macchine. Poi ‘tenne il broncio’ per oltre quindici giorni.

    Un esperimento che ha dell’incredibile e che è solo l’inizio di altri numerosi studi, giunti oggi fino a noi e che Alessandra Viola ha raccolto nel suo bel libro, “Verde brillante”, scritto a quattro mani con Stefano Mancuso. “Non avremmo potuto nascere come esseri viventi senza le piante – ha esordito la Viola – Le mangiamo, producono l’ossigeno che ci serve per vivere, le usiamo nella medicina, ci servono come materiali di costruzione, come energia. Senza le piante non potremmo vivere ma loro sì”.

    Le piante sono vive e sono sensibili. Le piante sono stanziali ma hanno elaborato molti modi per vivere e socializzare. Per esempio ci vedono, come ha dimostrato un esperimento di Mancuso che, posto un vaso con un fagiolo rampicante in mezzo a una stanza, ha messo un palo a due metri di distanza. E ha ripreso per molte ore ciò che sarebbe successo. Il fagiolo si è attorcigliato a forma di lazo e ha agganciato il palo. Aveva visto bene dove era stato messo”.

    Le piante sono anche in grado di imparare, come dimostra un esperimento del fine Settecento effettuato su di una mimosa pudica, ma replicato poco tempo fa dentro a un ascensore che andava su e giù. Portata in giro su di un carretto, la mimosa pudica si era chiusa più volte per difendersi dagli scossoni imprevisti, ma alla fine aveva ‘compreso’ che non c’era pericolo e non si era chiusa più. “Hanno l’olfatto e comunicano tra loro e con gli animali – ha aggiunto la Viola – Dicono ‘sono senz’acqua’, ‘sono sotto stress perché i parassiti mi hanno aggredito’ e le piante vicine mettono in atto strategie di difesa e di cooperazione”. Esse, attraverso le radici, nutrono gli alberi soli, con una solidarietà e cooperazione che l’Uomo dovrebbe prender a esempio. Alcuni esperimenti infatti hanno dimostrato come alberi piantumati da soli in mezzo a un deserto, lontani da altri esemplari, sopravvivono anche per anni perché le loro radici vengono raggiunte dai loro ‘fratelli’ che li nutrono. Possiamo allora dire che hanno intelligenza? “Non vogliamo affermare che abbiano un cervello – ha sottolineato Viola -, però certo qualcosa di molto simile e vegetale. Non possono muoversi dal luogo in cui sono piantati, quindi sanno bene di essere prede facili. Così si sono evolute per difendersi. Possono così essere mangiate e continuare a vivere. Prendiamo come esempio un’insalata, il canneto, l’edera. Possono essere tagliate anche fino al 90% del loro corpo, ma rispunteranno. Noi siamo individui indivisibili, ci tagliano un braccio e non ricresce, loro invece sono come colonie, fatte a mo’ di mattoncini lego. Hanno rinunciato agli organi come li conosciamo noi, però hanno occhi ovunque e tutte le parti sentono, vedono, odono”.

    Quel ‘cervello’, come aveva intuito Charles Darwin, si trova nell’apparato radicale, che funziona come una rete Internet. “Internet parte da un’idea vegetale – spiega la giornalista -, allo scopo di non essere sabotati dai nemici e di poter funzionare anche se in qualche parte del mondo un server è danneggiato. Gli apici radicali sono in rete tra loro, si scambiano informazioni”.

    Le piante hanno anche una certa ‘personalità’: ve ne sono alcune di sincere e altre di imbroglione. Ci sono orchidee che si camuffano da calabroni femmine per attrarre i calabroni maschi e ci sono piante come il lupino che, quando non ha più nulla da offrire, cambia colore. Sono strategiche, perché la parola d’ordine è ‘riprodursi’ per sopravvivere e perpetuare la specie. Producono semi che il vento trasporterà lontano, per non occupare troppo terreno, e si fanno mangiare dagli animali per essere trasportate oltre la pianta madre. I frutti rimangono verdi, finché il seme non è pronto per dare la vita, poi si colorano i predatori, uomo compreso.

    Il successo evolutivo di una specie si basa sullo spazio che ruba alle altre. L’essere umano, fino a oggi, è vincente proprio per questo motivo. Sembra che le piante lo abbiano percepito e che alcune di esse, proprio per questo, abbiano deciso di essere ‘addomesticate’. “Hanno fatto un passo verso di noi – ha aggiunto la Viola – perché siamo quelli che garantiscono loro la maggior diffusione nel mondo. Nel suo libro ‘La botanica del desiderio’, Michael Pollan si chiede come sia nata la mela rossa, quella di Biancaneve per intenderci. Non esistevano mele così in origine, erano tutte piccole e acerbe. Lui sostiene che a un certo punto della sua evoluzione il melo abbia intercettato i gusti del consumatore umano, la specie vincente di quel momento sul Pianeta, e abbia prodotto frutti belli e succosi”.

    Da quel momento, sarebbe nata l’alleanza tra le piante e Uomini che continua ancor oggi, sebbene gli esseri umani sembrino aver dimenticato gli antichi patti e non ricordino più quanto le piante siano ‘sorelle’ in questa esistenza terrena.

    Quanto ci circonda è dunque ricco di vita e di personalità, per cui nulla di quel che facciamo o pensiamo può restare senza conseguenze.

    Non siamo soli e piccoli in questo Pianeta. Basta solo aprire gli occhi e scorgere finalmente gli infiniti occhi che ci guardano.

    PAOLA FANTIN

    (27/11/2014 Tg0-positivo)