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Dice il saggio ...
Al cor gentil rempaira sempre amore, come l'ausello in selva a la verdura (Guido Guinizelli)

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  • Orti urbani, una rivoluzione dal basso

    Orti urbani, una rivoluzione dal basso

    Mai così tante aree verdi sono state destinate a orti pubblici e a giardinaggio ricreativo nelle città italiane capoluogo: nel 2011 occupavano solo 1,1 milioni di metri quadri, oggi si estendono su 3,3 milioni di metri

    Una buona notizia tira l’altra. Giorni fa mi aveva favorevolmente colpito l’iniziativa della Regione Lazio chiamata “Torno subito”: 500 cervelli in fuga, ma per una volta con ricevuta di ritorno. Perché, incassati master ed esperienze in giro per le università del mondo, questi giovani riporteranno la valigia a casa per mettere in pratica le conoscenze acquisite. Tra i fortunati e bravi laureati delle cinque province laziali che hanno beneficiato di questo bando, finanziato con 5,4 milioni di euro dei fondi europei, c’è chi è volato a Seattle per vedere come si realizzano in quella città gli orti urbani per sviluppare poi a Roma una rete simile. Si guarda agli States con la speranza di portare anche a Roma, in un tratto di Tangenziale dismessa che dalla Nomentana arriva alla stazione Tiburtina, la realtà di frutteti, piste ciclabili e orti urbani illuminata da un progetto per il Comune dell’architetto canadese Nathalie Grenon.

    Una realtà, e questa è l’altra buona notizia, destinata ad aumentare il record di orti urbani, triplicati in tutt’Italia nel giro di tre anni. Lo ha reso noto nei giorni scorsi un’analisi della Coldiretti su dati Istat. Mai così tante aree verdi sono state destinate a orti pubblici e a giardinaggio ricreativo nelle città italiane capoluogo: nel 2011 occupavano solo 1,1 milioni di metri quadri, oggi si estendono su 3,3 milioni di metri. Sono assegnati in comodato ai cittadini richiedenti e concorrono a preservare spesso aree verdi per lo più incolte e destinate altrimenti all’abbandono e al degrado. Sono la riedizione aggiornata e perfezionata di quegli “orti di guerra” fioriti nelle grandi città durante il Ventennio per far sì che, in osservanza all’imperativo del Duce, “non ci fosse un lembo di terreno incolto”. O, se preferite, dei “victory gardens” degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, dove nel 1945 venivano coltivati 1,5 milioni di aree verdi sopperendo al 10 per cento della richiesta di cibo.

    “Sono il segno di una risposta alla crescente domanda di verde anche nelle città che, complice la crisi, spinge un italiano su quattro alla coltivazione fai da te per uso domestico”, sottolinea la Coldiretti.

    Ecco la geografia dei circa nove milioni di “hobby farmers”, gli agricoltori per divertimento. Su scala nazionale la metà dei capoluoghi di provincia ha messo a disposizione nel 2013 orti urbani per i cittadini: nelle città del Nord la percentuale sale all’81 per cento (Torino, Bologna, Parma e Milano, qui con 2.800 appezzamenti, sono in testa); meno di due capoluoghi su tre nell’Italia centrale hanno orti urbani; nel Sud sono presenti soltanto a Napoli, Barletta, Andria, Palermo e Nuoro.

    La voglia di verde e di risparmio sta facendo crescere velocemente anche una rete di personal trainer che insegnano a occuparsi del verde.

    @sgiannella

    Fonte: Corriere

    (10/09/2014 Tg0-positivo)