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  • Un Veneto in trasformazione

    Un Veneto in trasformazione

    Reazione ed evoluzione

    Trasformazione e sviluppo. Ecco la nuova pelle del Veneto che muta, sotto i colpi di un cambiamento che non è solo crisi ma anche rinnovamento e sviluppo.

    “Un Veneto in trasformazione: reazione ed evoluzione” è anche il tema del X Rapporto Statistico, redatto dalla Direzione Sistema Statistico della Regione Veneto che ha messo sotto la lente di ingrandimento le dinamiche sociali, economiche, culturali della nostra Regione in quest’ultimo anno.

    “Il doppio tema della trasformazione e dello sviluppo – commenta Marino Zorzato, vicepresidente regionale – è una chiave di lettura molto utile per leggere i fenomeni economici e sociali che interessano il Veneto nell’attuale frangente storico. Infatti in un contesto caratterizzato da una grave crisi economica, questo studio fotografa la progressiva evoluzione, a tratti faticosa ma sempre necessaria, verso modelli di sviluppo più efficienti e sostenibili, che sta interessando tutti i settori della nostra comunità”.

    Quale futuro per i giovani

    Nonostante la generale sfiducia nelle istituzioni, i giovani continuano a dimostrare interesse per la propria comunità, impegnandosi più spesso nel volontariato e quindi molto meno nella vita politica. Il lavoro rimane però il punto centrale sul quale si arrovellano, ostacolo alla propria realizzazione se manca o se è precario. Se il tasso di disoccupazione giovanile nazionale (15-24 anni) raggiunge il 35.3%, quello veneto rimane però uno dei più favorevoli in Italia, con 23.7%, seppur in forte aumento (+ 8%) negli ultimi dieci anni. Tra chi fatica a trovar lavoro è proprio chi ha un basso titolo di studio, un 17.2% contro l’11.3% dei laureati. Interessante notare come in Veneto, più che altrove, le famiglie condizionano fortemente le scelte dei giovani, per cui i figli ereditano svantaggi e privilegi dei padri e vengono influenzati nelle scelte scolastiche e negli ambienti formativi da frequentare. Il successo personale è così nelle mani dei propri genitori. Oltre la metà dei giovani veneti dichiara di vivere ancora in casa con mamma e papà, un lavoro precario e i costi sempre più elevati di una casa li dissuadono dal cercare una certa autonomia. Molti sono ancora studenti, disoccupati ma ci sono purtroppo anche tanti ragazzi che non lavorano, non studiano, non si formano, circa il 16% dei 15-24enni (+ 5.5% rispetto al 2005). Quando si decide di separarsi dalla famiglia di origine, avviene per lo più per matrimonio o convivenza (53.8%), seppur in forte calo rispetto a dieci anni prima.

    I progetti degli stranieri, tra speranza e difficoltà

    Cosa sta succedendo invece agli stranieri di casa nostra? Rimangono? Ritornano? Ci sono nuovi arrivi? Il Rapporto Statistico parla chiaro: se per il Veneto nel 2011 diminuiscono le iscrizioni all’anagrafe degli stranieri dall’estero (- 19% rispetto all’anno prima) e aumentano gli stranieri che lasciano l’Italia per altri Paesi (5 mila persone in uscita tra il 2009 e il 2011), i nuovi ingressi sono almeno sette volte tanto con un saldo nettamente positivo. Ciò che cambia è la tumultuosa crescita dell’immigrazione straniera degli anni di pre crisi che si ridimensiona e regolarizza. Proprio gli stranieri che subiscono a loro volta il dramma della disoccupazione rimangono ottimisti e investono nei figli e nella loro istruzione scolastica la speranza di un risollevamento. Come a dire: certo qui c’è crisi, ma voi non sapete cosa c’è davvero nei luoghi da dove veniamo noi. Motivo per cui la maggioranza degli stranieri si dice fiduciosa e vuol rimanere in Italia almeno per i prossimi anni, con l’intenzione di acquistare o ristrutturare una propria casa e porre salde radici. Spesso chi emigra lo fa grazie al supporto familiare di chi rimane in patria e l’emigrare è un progetto sostenuto dalla collettività perché qualcuno cominci a uscire dalla povertà e invii dei soldi a casa. La crisi però non li risparmia: nel 2012 sono usciti dal Veneto 423.3 milioni di euro, ben il 15% in meno rispetto al 2011. Nel 2007 infatti uno straniero riusciva a inviare a casa più di mille euro, mentre nel 2012 la stima si aggira intorno agli 800 euro.

    Le nuove professioni

    Fermo restando che la crisi ha toccato in modo particolare l’industria (- 11.5% gli occupati) e le costruzioni (- 7.2% ), secondo il Rapporto Statistico tengono bene le attività ricettive, il commercio e la ristorazione con un incremento regionale degli occupati. Ma il vero exploit si assiste nel settore dei servizi collettivi e personali, con la crescita di professioni dedicate ai servizi di istruzione, ai servizi sanitari e a quelli alle persone. Colf e badanti sono categorie in netto aumento che risponde pienamente ai mutamenti sociali: l’invecchiamento della popolazione e l’occupazione sempre più femminile, che non riesce più a gestire al meglio il ménage familiare,la cura, i lavori domestici.

    Aria, acqua, rifiuti ed energia

    Come è la salute dell’ambiente veneto? Per quanto riguarda le polveri sottili dal 2007 al 2010 si è assistito a una decrescita, poi subito sconfessata da una crescita nel 2011. La causa è da ricercarsi nella conformazione della pianura padana, un enorme catino chiuso dalle Dolomiti a qualsiasi corrente d’aria, che favorisce la permanenza delle polveri sottili. Anche il clima influenza questo fenomeno; nel 2011, per esempio, febbraio, novembre e dicembre sono stati caratterizzati da alta pressione e aria molto stagnante. In estate, poi, la forte radiazione solare, la temperatura elevata, la presenza di alta pressione e bassa ventilazione sono fenomeni che favoriscono il ristagno e l’accumulo di sostanze inquinanti che portano alle polveri sottili. È evidente che a fronte di una tipologia geografica come la nostra il problema del ristagno non può essere certo sottovalutato ma aiutato da politiche ambientali e da nuovi stili di vita più sostenibili che siano risolutivi. In Veneto la qualità delle acque, invece, risulta positiva e la maggior parte dei rilevamenti in zone di balneazione rientra nella classe ‘eccellente’. I nitrati nelle acque potabili si mantengono invece sotto i 50 mg/l previsti dalla legge. Una curiosità: il Veneto è al di sotto della media nazionale per il prelievo medio pro capite di acqua potabile, pari a 149.4 metri cubi (2008) contro i 151.7 nazionali. I rifiuti rimangono uno dei cavalli di battaglia del Veneto con grandi cambiamenti a livello regionale. I comuni con la raccolta differenziata sono più che raddoppiati tra il 1999 e il 2011, con un vero e proprio boom di quelli che svolgono il porta a porta (+ 300%). Il risultato di tanto impegno veneto ha portato nel 2011 a una percentuale di raccolta differenziata del 60.5%. Ridotti drasticamente i rifiuti da discarica (dal 39% del 2000 all’8.2% del 2011), con recupero della frazione secca (dal 19.5% al 33.4%) e organica (dal 15% al 27%). Per quanto riguarda l’energia, fermi restando gli obiettivi europei per il 2020, permane in Veneto una certa difficoltà legata alla dipendenza energetica. Importanti gli impulsi dati dal fotovoltaico, anche se legati a una campagna nazionale.

    Ricerca e istruzione: il Bello e Ben Fatto

    Un volano per lo sviluppo e ossigeno per le nostre imprese. Il Bello e Ben fatto (BBF), prodotti made in Italy di fascia medio alta e di antica tradizione e artigianalità con design innovativi, rappresentano ormai una leva importante per l’economia veneta, ben il 29% delle esportazioni complessive venete. Tra i nuovi mercati veneti si impone la Russia, per l’alimentare, l’arredamento e i comparti della moda. Qui il ceto medio è più forte e molto attratto dai BBF. Mercati interessanti anche in Cina dove nell’occhialeria, oreficeria, gioielleria il Veneto detiene oltre il 20% del mercato cinese. In tutto questo scenario, la ricerca oggi più che mai rappresenta un’ancora di salvezza, un puntare sull’innovazione che ci guaderà a un nuovo futuro. Purtroppo, però in Veneto, più che le aziende sono state proprio le Università e le Istituzioni pubbliche a tagliare le attività ritenute ‘surplus’, quindi anche la ricerca. Oggi l’incidenza della spesa sul Pil veneto è pari a 1.04%. Decisamente poco per pensare di poter competere con eccellenze e mercati ben più attrezzati.

    Coltivare è bello

    Trasformazioni anche nel comparto agricolo dove da sempre si impone la famiglia con aziende proprie e terreni di proprietà esclusiva. Cominciano infatti a scomparire proprio le piccole aziende, con timidi affacci di aziende imprenditoriali e specializzate, che si occupano di biologico, prodotti dop e igp, di allevamenti. Per realizzare i propri obiettivi, esse ricorrono all’affitto di terreni e a forme societarie di conduzione, con maggior inclinazione alla sostenibilità ambientale. L’innovazione è il paradigma di questo nuovo modo di fare agricoltura. Il Veneto, inoltre, è diventato ago della bilancia per la re-distribuzione sul territorio regionale e del Nord Italia e per il rilancio e lo smistamento verso i maggiori mercati esteri di prodotti agricoli e alimentari realizzati in loco. Una tradizione di grande commercio lasciataci in eredità dalla Repubblica di Venezia.

    Il volume è disponibile anche in inglese sul sito www.regione.veneto.it/web/statistica. www.regione.veneto.it/web/statistica.

    Paola Fantin

    (24/10/2013 Tg0-positivo)