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Macrolibrarsi.it presenta il cofanetto: Warology - Mt0

Dice il saggio ...
Quello che hai in animo di fare non dirlo perché se fallisci sarai deriso (Pittaco (uno dei 7 saggi))

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  • L'alimentazione su misura secondo il gruppo sanguigno Autore: P. D'Adamo. Editore: Sperling.

  • simonebarbone

    SIMONE IL BARBONE

    Mac

     

     

    E' una calda serata d'estate; la gente passeggia tranquilla noncurante di Simone, il mio amico Barbone che ogni tanto mi chiede di fargli compagnia lì nei vicoli della città stanca. Mi avvicino anche questa volta: "Simone, ti vedo pensoso". Lui mi guarda con i suoi occhi languidi e mi chiede "Tu che sai raccontare tante cose, regalami un altro sogno perché ho ben poco nella mia povera vita". Lo osservo mentre gli passo una mano sulla fronte e gli mormoro: "Chiudi gli occhi e riposa, i sogni non seguono quelli che corrono di fretta".

     

    E Simone vola con le sue fantasie, lui che avrebbe sempre voluto viaggiare fin lontano in America, dove la gente sembra tanto felice; le televisioni, le automobili, tutto è più grande e potente. Le strade si perdono all'orizzonte, i grattacieli fanno a gara per salire in alto e dominare il paesaggio circostante.

    "Dove credi di essere, guarda dove ti sei seduto!". Simone si desta di soprassalto e fissa quella faccia nuova che non aveva mai visto nel parco che frequenta ogni giorno. "Scusami, ma mi ero appena appisolato" gli risponde fissando con curiosità i lineamenti dell'uomo, uno straniero dagli occhi scuri e penetranti così curiosi nella città in cui vive. "Già, chi dorme non piglia pesci" sentenzia rispondendogli di rimando lo strano individuo. Simone lo guarda con uno stupore misto a simpatia e deciso a non lasciargli l'ultima parola replica deciso: "Questi sono i soliti discorsi da affarista". "Sei ubriaco? Se tu sapessi pescare salmoni non parleresti così, parola di Lupo solitario!" Simone si zittisce: ma dov'è finito il suo parco e chi è quell'uomo? Poi un'intuizione improvvisa che gli fa sorgere spontanea una domanda: "Ma allora sei un Indiano?" "Oh, si vede che ti manca del fosforo! Il mio nome è Lupo solitario, non 'indiano'. Voi bianchi ci offendete chiamandoci così". "Hai qualcosa contro di noi?" chiede Simone fissandolo nei suoi occhi scuri e decisi. "Io no. I miei antenati vi chiamavano 'quelli che hanno sempre fame': quando siete arrivati nella nostra terra volevate tutto. Avete decimato alberi millenari, demolito montagne per cercare l'oro, impedito ai salmoni di risalire i fiumi costruendovi le dighe".

    In che strana persona doveva mai imbattersi Simone, quante sentenze in poche parole. Un sogno... Ma è davvero un sogno? Il pensiero del pesce porta Simone il Barbone al ricordo del suo primo pranzo alla mensa dei poveri: "Ho mangiato alla mensa ieri, e tu Lupo Solitario?". Lo straniero lo sbeffeggia un po' e risponde: "Io invece ho diviso quel che ho trovato nella spazzatura con un procione lavatore, divertendo qualche turista che scattava foto". Simone rivede se stesso in quel mendicante straniero e decide allora di aprirgli il suo cuore: "Io sono stato rovinato dalla gente che non pagava il mio lavoro...". "Già, è un vizio di voi visi pallidi non mantenere la parola. E' così che noi abbiamo perso le nostre terre". Simone non è d'accordo e ribatte: "Ma non siamo tutti uguali!". Poi si ferma ad ammirare il paesaggio attorno: "Avete delle belle città: grattacieli alti, strade larghe". Lupo solitario è irremovibile "Mah, preferivo l'ombra degli alberi che mi rinfrescava d'estate, ora sudo per colpa di quest'asfalto che copre tutto". Simone cerca di stuzzicarlo e lo guarda con un'espressione quasi maliziosa: "Vorresti forse ritornare nelle tue capanne?". Ma Lupo risponde come uno che la sa molto lunga perché molto ha veduto: "Io so come vivevo lì, chi ha costruito questa città invece non lo sa. L'ape vola su tanti fiori, solo così può cogliere il nettare migliore". Simone non si rassegna al fatto che il progresso vada demolito così facilmente e incalza: "Qui non avete più guerre, in altre parti del mondo sì", ma lo straniero risponde subito "Le immondizie non vanno scaricate vicino a dove si mangia!".

    Simone rimane meravigliato dal puntiglio di Lupo Solitario e rimpiange di non aver cercato prima l'occasione per conoscere gente diversa, rimanendo tanti anni sempre lì in Via di Se Stesso: il mondo è così grande e la vita sembra così corta. "Lupo, credi che vivrò abbastanza per conoscere altra gente come te?" "Sarebbe uno sbaglio se ti ripetessi, è quelli diversi da me che devi capire per crescere come uomo, come essere vivente in questo Creato". Ma Simone, non ancora convinto: "Saranno sufficienti i miei giorni?" "Simone, rispondi a questa domanda: cosa non sai della tua vita?". Simone si sofferma pensoso, guardando il compagno: "Nulla di quando sono nato, né riesco a immaginare quando morirò". Lupo Solitario annuisce e lo fissa negli occhi: "Ciò di cui non vedi l'inizio né la fine lo definisci immenso, allora non è così forse anche per la nostra vita?". "Ma dove troverò la forza per ricominciare?" insiste Simone. Lupo Solitario lo rassicura subito guardandolo con i suoi occhi caldi e scuri: "Dissotterra i talenti che ti sono stati affidati, conosci te stesso e il mondo che ti circonda". Simone viene preso da un momento di orgoglio: "Tu sei uno straccione quanto me, cosa vuoi insegnarmi con la vita che fai?" Lupo lo guarda amorevolmente e gli confida: "Chi ha sopportato la tua stessa stanchezza conosce la fatica dei tuoi passi, chi ha pianto nelle notti silenziose penetra la tristezza dei tuoi occhi".

    Le difese di Simone sono allo stremo, ora la sua mente ha bisogno della risposta finale: "Ma chi sei tu per sapere il mio nome senza che te lo dicessi?", "Sono il tuo sogno desiderato, il grillo parlante nascosto in te. Ora apri gli occhi Simone: d'ora in poi veglia attento sulla tua vita così che io possa riposare in pace".

    (30/07/2001 Tg0-positivo)