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  • Nexus New Times n. 95 - Dicembre 2011/Gennaio 2012

  • Riuso e riciclo, la ricchezza sotto gli occhi

    Riuso e riciclo, la ricchezza sotto gli occhi

    Mille sindaci cambiano rotta e rilanciano l'economia

    Rilanciare l’economia attraverso l’efficienza, movimentando le forze dal basso. Oltre un centinaio i Sindaci accorsi qualche giorno fa a Padova per il I Forum dei 1.000 Sindaci a Spreco Zero e altrettanti i pubblici amministratori, 300 quelli collegati in streaming video per un totale di quasi 500 amministratori coinvolti nell’evento che ha aperto la Green Week delle Venezie, segnando così un ulteriore importante successo nel percorso di affermazione della Carta Europea contro gli sprechi alimentari.

    “Eppur si muove” è proprio il caso di dirlo, anche se in modo silenzioso e spesso invisibile. La sensibilità e la percezione di un nuovo stile di vita all’insegna della qualità - ma della sobrietà a un tempo - si stanno facendo sempre più largo nelle nostre comunità. E questa volta perché ci si crede, non solo per la necessità di arrivare a fine mese.

    I 1000 sindaci, un movimento silenzioso ma determinato

    Il movimento dei 1.000 sindaci, promosso da Andrea Segrè e Last Minute Market, aveva preso avvio lo scorso settembre in occasione della prima edizione di Trieste Next-Salone Europeo della Ricerca Scientifica, durante la quale il Sindaco di Trieste, Roberto Cosolini, il governatore del Veneto Luca Zaia e l'allora governatore del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo firmarono per primi assieme a un centinaio di sindaci delle Venezie la Carta a Spreco Zero. “Da allora - ha sottolineato Andrea Segrè nel corso del convegno al quale ha preso parte da Treviso anche Franco Bonesso, presidente Consorzio Tv Tre, modello più volte elogiato nel corso della giornata per i grandi risultati ottenuti negli anni - è stato un continuo crescere delle adesioni, sia da parte di piccolissimi comuni che di grandi realtà urbane come Torino, Napoli e Milano. I sindaci sono il nostro intermediario per ridurre gli sprechi dei cittadini e della Pubblica Amministrazione”.

    Ma come azzerare lo spreco? “Tra gli esseri umani lo spreco fa parte del sistema, mentre in Natura no – ha aggiunto Segrè -, perché lì ci sono gli scarti che verranno poi utilizzati da qualcun altro. Recupero gratuito?Dono tra le persone? Riciclare? Differenziare? È tutto molto bello e molto importante ma non basta. La parola chiave è ‘prevenire’”.

    Gli sprechi nel mondo, cifre da capogiro

    Secondo il Rapporto Fao nel 2011 abbiamo raggiunto 1.3 miliardi di tonnellate di spreco mondiale, cioè un terzo della produzione globale di cibo. I dati non si sprecano: si parla di 179 kg pro capite per cittadino europeo di spreco annuo; di uno 0.23% del Pil di spreco dal campo allo scaffale; di un 15% del consumo totale di energia imputabile alla filiera agroalimentare. Solo in Italia ogni anno finiscono al macero oltre 12 miliardi di euro di prodotti agroalimentari commestibili, sufficienti a nutrire tre quarti dei nostri cittadini per almeno 365 giorni. La quantità di cibo, insomma, sprecata ogni giorno nel mondo potrebbe sfamare, se recuperata, tre volte il numero delle persone denutrite. Cifre che fanno rizzare i capelli in testa. “Abbiamo monitorato un ipermercato per un anno, rilevando che c’è stato uno scarto di 120-140 tonnellate di cibo. Non è più ammissibile, non possono più succedere cose di questo genere. Quarantamila libri ogni anno escono dal catalogo e finiscono al macero. Per non parlare di acqua, energia e rifiuti”. Col crescere di informazioni e sensibilità sono decollate anche proposte interessanti. Come il Last Minute Market, realtà nata a Bologna nel 1998 per far incontrare le imprese e il terzo settore, permettendo il recupero di beni invenduti o non commercializzabili in favore di enti caritativi, secondo una economia detta del ‘dono’ verso chi non ha accesso ai canali tradizionali. A essere recuperati, oltre ai prodotti ortofrutticoli e ai pasti pronti, anche beni non alimentari, come farmacie parafarmaci in scadenza e libri destinati al macero. Si tratta di tanti prodotti con piccoli difetti che vengono buttati, perché allora non recuperarli? “Partiamo dal cibo – ha sottolineato Segrè – perché è lo scandalo più pazzesco. E dalle amministrazioni, perché le istituzioni fanno da cabina di regia e devono inventarsi qualcosa. Abbiamo molti casi straordinari, eppure non fanno notizia. Ma non importa. Noi andiamo avanti”.

    La Carta Spreco Zero

    I 1000 sindaci che hanno aderito alla Carta attiveranno il decalogo di buone pratiche contro lo spreco, rifacendosi alla Risoluzione del Parlamento europeo su “Come evitare lo spreco di alimenti: strategie per migliorare l’efficienza della catena alimentare nell’Ue”. La Carta impegna le pubbliche amministrazioni a recuperare i prodotti invenduti e scartati lungo la filiera agroalimentare per ridistribuirli ai cittadini sotto la soglia minima di reddito, nonché l’adozione di nuovi strumenti di analisi e indirizzo come Waste Watcher, l’Osservatorio sullo Spreco promosso da Last Minute Market e dall’Università di Bologna (www.unannocontrolospreco.org). Tra le buone pratiche da introdurre dunque l’istituzione di programmi e corsi di educazione alimentare, di economia ed ecologia domestica per rendere più consapevole il consumatore degli sprechi di cibo, acqua ed energia; la regolamentazione delle vendite scontate per cui quando un prodotto è vicino alla scadenza o ha un difetto va venduto al 50%, così da evitare spreco e crisi, riducendo il costo dell’alimentazione; la semplificazione delle etichette di scadenza, ben distinguendo la scadenza commerciale (si può vendere entro una certa data) e quella del consumo, così da garantire la sicurezza alimentare ed evitare di lasciare sullo scaffale prodotti acquistabili; l’istituzione di un Osservatorio per la riduzione degli sprechi, fino a coinvolgere anche i trasporti, le scorte, gli imballaggi. Le amministrazioni si impegnano altresì a promuovere al massimo lo ‘spreco zero’, mediante controllo e prevenzione di tutte le attività pubbliche e private che implichino la gestione di cibo, acqua, energia, rifiuti, acquisti, mobilità, comunicazione.

    Alcune realtà virtuose

    A scuola ‘di filiera corta’ a Bucine e Terranova (Ar) dove nelle mense scolastiche i menu standard sono stati sostituiti con prodotti rigorosamente locali e a km Zero, con frutta e verdura rigorosamente di stagione. L’iniziativa permette di sensibilizzare sia i bambini che le famiglie a questo nuovo e più sostenibile stile di vita.

    A due passi da Milano, funziona un sistema di filiera corta per produrre e distribuire il pane biologico. Si tratta di “Spiga&Madia”, in Brianza e grazie ai pre ordini da parte degli aderenti gli sprechi sono ridotti al minimo.

    “Il pane a chi serve” è il progetto ideato dalle Acli di Roma per combattere gli sprechi, rifacendosi alla legge 155/2003 detta del ‘Buon Samaritano’. I panettieri di due municipi sono stati così messi ion contatto con trenta parrocchie e associazione. Da marzo 2012, l’iniziativa ha salvato dalle immondizie ben mille kg di pane a settimana.

    È a Bologna il primo esercizio pubblico ad aver ottenuto la certificazione ‘Spreco Zero’ da Last Minute Market. L’Alce Nero Caffè è isolato con cappotto interno e doppi vetri, per cui di inverno la temperatura si aggira intorno ai 20 gradi, grazie al solo irraggiamento naturale. Qui si utilizzano lampade ed elettrodomestici a basso consumo energetico, l’acqua è in brocca, raccolta differenziata rigorosa e le eccedenze alimentari vengono cedute gratuitamente alla Mensa di S. Cecilia, a pochi metri dal locale. Il cibo può essere anche portato a casa, in contenitori biodegradabili.

    Piccoli accorgimenti per non sprecare

    Cibo.

    Lo yogurt non ‘muore’ il giorno della scadenza, ma si può mangiare anche dopo due settimane. Il tonno resiste fino a un paio di mesi, come pasta e riso o carne e pesce surgelati, mentre i succhi e le bevande durano anche sei mesi oltre la data della confezione. Diversa faccenda invece per gli alimenti sui quali è riportata la data ‘entro e non oltre’. Per latte e derivati, verdura confezionata e pasta fresca il termine è tassativo, si può ‘sforare’ solo di qualche giorno

    Elettricità.

    Collega a una ciabatta con l’interruttore la tv, il lettore dvd, l’home theatre e anche la consolle per i videogiochi. Attenzione anche ai condizionatori: lasciarli in stand-by durante l’inverno vuol dire gettare dalla finestra almeno una decina di euro. Nel momento in cui compri un elettrodomestico, sincerati dei consumi nelle varie modalità (acceso, stand-by attivo o passivo).

    Acqua.

    Scegli sempre l’acqua nella caraffa quando sei a casa o vai al ristorante. Preferisci la doccia al bagno. Riutilizza l’acqua con cui lavi le verdure per innaffiare. Sostituisci nel bagno lo sciacquone a cascata con quello a doppio pulsante e infine applica i riduttori di flusso sui rubinetti che ti fanno risparmiare fino al 50%.

    Cucina

    Usa la pentola a pressione con cestello a vapore per ridurre al minimo i tempi di cottura. Scegli le pentole giuste per la grandezza di fornello corrispondente. Diventa il più possibile vegetariano: fa bene alla salute, risparmi denaro e sprechi poca energia di cottura.

    Carburante.

    Usa tutto il più possibile ‘pubblico’ e ‘green’: la bicicletta, i mezzi pubblici, il taxi, il car-sharing ovvero i passaggi d’auto condivisi e soprattutto i piedi. Fa bene alla salute e risparmi i soldi per la palestra!

    In ufficio

    Stampa solo quello che serve, il resto consultalo a video. Per stampare, utilizza il più possibile anche il retro di fogli già usati

    Paola Fantin

    (08/07/2013 Tg0-positivo)