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  • Zen Autore: AAVV

  • Una cucina solare per ridare speranza in Africa

    Una cucina solare per ridare speranza in Africa

    L'inventore è di Treviso

    TREVISO - L’uomo che ha acceso il sole gira come una trottola in mezza Africa: dal Kenia all’Etiopia, dal Senegal alla Guinea Bissau. Ex imprenditore ed ex maestro elementare, ora pensionato e volontario dell’Associazione volontariato insieme (www.avionlus.com), Ottorino Saccon costruisce a Conegliano le cucine solari, poi le spedisce, infine si trasferisce per diversi mesi all’anno nei villaggi più sperduti del continente nero per insegnare agli africani come montarle e utilizzarle.

    Meglio chiarire, in prima battuta, cosa sono le cucine solari: trattasi di concentratori che, una volta esposta al sole la loro parabola, riflettono i raggi su un unico punto generando una energia termica che consente di raggiungere temperature dell’ordine di 220 gradi. Quanto basta per cucinare qualsiasi tipo di cibo o pastorizzare grandi quantità di acqua. «Per l’Africa può essere, deve essere l’occasione di una svolta - spiega Gino Merlo, per 21 anni presidente dell’Avi di Montebelluna - per almeno due buone ragioni. Da un lato le cucine solari, semplicemente sfruttando il bene di cui l’Africa è più ricca, consentono di bollire l’acqua laddove se ne trova poca (e cattiva) e di far da mangiare senza ricorrere al fuoco, per non parlare degli usi medici.

    Dall’altro lato, considerando che trovare legna è uno dei grandi problemi degli africani, e delle donne in particolare, queste macchine possono limitare la deforestazione (che sta procedendo inesorabilmente, in Kenia è rimasto solo il 3% delle foreste, ndr) e l’inquinamento. Anche noi europei dovremmo essere quindi molto interessati al tema, e uomini come Ottorino Saccon stanno facendo un lavoro straordinario». Nel vero spirito del volontariato: operando cioè perché coloro che vivono in situazioni particolarmente difficili nel terzo o quarto mondo siano messi nelle condizioni di aiutarsi da soli. Ottorino da parte sua sfrutta tutti i talenti che il Signore (o chi per lui) gli ha dato: per realizzare concentratori solari facilmente trasportabili e ricostruibili nel Paese al quale sono destinati utilizza le conoscenze della sua prima vita, quando fu prima dipendente della Zanussi e poi artigiano metalmeccanico; per fare formazione ricorre alle capacità acquisite nel rivolgersi a tanti alunni trevigiani quando passò dal laboratorio a un’aula di scuola.

    Oggi continua a fare il piccolo imprenditore per vendere le cucine solari in Italia (anche da noi sta prendendo piede "cucinare con il sole", persino per il barbecue) ma ogni euro va a finanziare la costruzione dei concentratori destinati all’Africa, perfezionati anche grazie a una collaborazione con i ragazzi dell’Itis di Conegliano. «Spedirli lì - spiega Ottorino - costa circa 260 euro tra costruzione e imballaggio, alle famiglie che li ricevono viene chiesto come unico "pagamento" di piantare e far crescere degli alberi. Ma senza formazione sarebbero soldi e fatica sprecata: bisogna far capire a chi ne beneficia che viene dato loro una "macchina del sole" che se sfruttata bene può cambiare la vita. Ecco perché dal ’94 vado in Africa, e ai miei tanti amici di laggiù cerco di dare non solo le istruzioni tecniche: è importante capiscano - come sta accadendo - che catturare l’energia illimitata e gratuita del sole è riconoscere un dono che ci è stato fatto. Ed è un fatto prima di tutto culturale». Così, in tanti piccoli villaggi spesso raggiungibili solo con molte ore di viaggio su piste quasi inaffrontabili, ora la vita è davvero cambiata. "Finché non fai niente non succede niente" è il motto dell’Avi, da 25 anni in prima linea con i suoi (veri) volontari sul fronte della solidarietà; con tanti personaggi come Ottorino qualcosa di importante e "rivoluzionario" può accadere davvero. E se lui è il maestro, oggi i veri alunni del sole stanno in Africa.

    Fonte: Il Gazzettino di Treviso, 9 giugno 2013

    (11/06/2013 Tg0-positivo)