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Macrolibrarsi.it presenta Arcoiris: Sementi biologiche e biodinamiche

Dice il saggio ...
Gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al cielo in ascolto (R.Tagore)

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  • Codice Genesi Autore: Michael Drosnin. Editore: Rizzoli.

  • Cantieri d'alta quota, storia dei rifugi italiani

    Cantieri d'alta quota, storia dei rifugi italiani

    Presentato a Fondazione Benetton

    Circa duemila rifugi e bivacchi sulle Alpi di casa nostra e una passione quella per la montagna che si diffonde ormai a tutti i livelli. Con il libro “Cantieri d’alta quota. Breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi (Lineadaria Editore, Biella 2011)” di Luca Gibello arriva a Treviso un interessantissimo studio su una delle mete preferite dai Trevigiani: la montagna d’alta quota.

    Presentato qualche settimana fa negli spazi Bomben di Treviso di Fondazione Benetton, il libro rappresenta il primo organico tentativo di restituire le vicende che hanno portato alla costruzione dei rifugi, analizzando le motivazioni della committenza, le tecniche e i materiali edilizi, le figure dei progettisti, i valori simbolici e politici, gli immaginari collettivi. Dal 1750 ai giorni nostri, dai prodromi dell’alpinismo ai modestissimi ripari degli eroici scalatori ottocenteschi, dal fenomeno dei rifugi-osservatorio a quello dei rifugi-albergo, dall’alpinismo e dall’escursionismo di massa fino alle opere più recenti che si fanno segno forte nel territorio e rompono con l’immagine della baita. Grazie anche a più di 250 fotografie, vengono passati in rassegna circa 190 rifugi e 20 bivacchi in Italia, Francia, Svizzera, Germania, Austria e Slovenia in una sorta di viaggio che racconta il fascino di toccare il cielo con un dito. “I rifugi mi hanno sempre appassionato – racconta Gibello alla folta platea intervenuta all’incontro – Tra il 1750 e il 1900 cartografi, topografi e poi geologi, fisici e glaciologi si spingono nell’esplorazione delle nostre montagne, in luoghi dove si spingevano al massimo alcuni cacciatori o ricercatori di pietre preziose e che tutti pensavano esser abitati da spiriti arcani. De Saussure si fece delle tende e poi nel 1850 venne eretto in Italia il primo rifugio alpinista, a 3000 metri sul Monte Bianco, divenendo il punto di appoggio degli studiosi. Il rifugio si costruiva su prove ed errori ed è stato spesso protagonista di storie drammatiche, di catastrofi e fulmini. Nel 1865 nasce invece il primo rifugio del Cai, ai piedi del Monviso”. Ma è tra il 1900 e il 1943 che cresce il numero di persone sulle montagne e la pratica di ascensione diventa sempre più popolare. I rifugi diventano alberghi ma negli anni delle Guerre subiscono devastazioni, crolli, bombardamenti. Poi le ricostruzioni e il fenomeno delle escursioni in montagna diventano decisamente di massa, con tutte le conseguenze del caso: “Stiamo parlando della montagna e della sua funzione – ha affermato Renzo Secco, già presidente della sezione trevigiana del Club Alpino Italiano e ispettore dei rifugi Antelao, Pradidali, Biella e Treviso – ed essa viene prima di tutto. L’invasione da parte dell’uomo è molto recente e ci sono danni enormi su ogni vetta del mondo, come sul Himalaya dove ormai si fa la coda. C’è il problema rifiuti e se questo cambiamento climatico continuerà potrebbe non esserci più alpinismo sull’Everest. In realtà, è necessario un confronto su come costruire in montagna e quali sono i limiti di sfruttamento”.

    (14/01/2013 Tg0-positivo)