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Dice il saggio ...
La vera amicizia è una pianta che cresce lentamente (G.Washington)

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  • Mente in forma a ogni età Autore: Daniel Amen

  • Parola d'ordine: riuso

    Parola d'ordine: riuso

    Nelle vecchie cantine di casa si possono ancora trovare scatoloni pieni di oggetti recuperati: viti, coperchi delle misure più strane, piccoli contenitori, fili di ferro e chissà cos’altro ancora. I nostri nonni recuperavano tutto, perché ‘poteva servire’. Erano tempi quelli – fino ad almeno 30 anni fa – dove non si buttava via nulla, perché poco c’era e pochi erano i soldi. Dopo alcuni decenni di spreco e uso/abuso ecco che la parola ‘riuso’ ha rifatto capolino. Non perché i soldi scarseggino – anche se la minaccia non è poi così lontana – ma perché non... ci stiamo più! Non ha più senso acquistare tutto ex novo ma si può scambiare, si può condividere quello che si ha (auto, attrezzi di casa, oggettistica, abiti e quant’altro) e soprattutto non ha più senso costruire.

    È giunto il tempo di riciclare, riconvertire, insomma di riusare.

    Se n’è parlato diffusamente, attraverso eventi di varia natura, nella due giorni organizzata dall’Ordine degli Architetti di Treviso che hanno per questo scelto l’ex sede della Provincia, da tre anni chiusa e spenta. È nata così la manifestazione RI.U.SO (Rigenerazione Urbana Sostenibile), allo scopo di sensibilizzare tecnici e cittadini sulla necessità di pensare, o meglio ri-pensare, al patrimonio edilizio del centro storico abbandonato da dieci anni a questa parte, in una logica di riduzione del consumo del suolo: la messa in sicurezza, manutenzione e rigenerazione del patrimonio edilizio pubblico e privato, la drastica riduzione del consumo del suolo e degli sprechi degli edifici, la rivalutazione degli spazi pubblici, la razionalizzazione della mobilità urbana e del ciclo dei rifiuti, l’implementazione delle infrastrutture digitali, la salvaguardia dei centri storici e la loro rivitalizzazione evitando di ridurli a musei. E sono stati proprio spazi urbani inusuali, allestiti con materiali originali di recupero a far da scenografia agli incontri e ai concerti che architetti e musicisti contemporanei hanno organizzato per la città il 9 e 10 novembre scorsi. Significativo momento di confronto è stato il convegno “Risignificare gli spazi urbani”. “Prendiamo questa vecchia sede della Provincia – ha spiegato Alfonso Mayer, presidente dell'Ordine provinciale -, potremmo ricavare appartamenti, un museo, un parco pubblico, persino un parcheggio. Ma se non ha un ruolo rispetto alla città, resterebbe una bella struttura e basta”. In un momento critico per la città di Treviso, che si sta lentamente svuotando sia di attività economiche che di vita sociale, l’Ordine degli Architetti ha dunque proposto questo convegno quale opportunità tecnica di rinnovo del patrimonio edilizio della città, da attuare nel lungo periodo a partire dal prossimo futuro. Gli architetti hanno posto un paio di modelli di riferimento sui quali da anni si sta ragionando e investendo: il recupero del Porto Vecchio di Trieste – un’enorme area di 159 mila metri quadrati da riconquistare con nuove attività e finalità, come per esempio quale di riferimento per grandi yacht oppure per attività commerciali che rivitalizzino Trieste durante la Barcolana non solo tre giorni all’anno, ma ben di più, come ha affermato Corrado De Francisco di Portocittà Trieste - e l'area a ridosso della fiera di Verona. “La legge fascista del 1942 dissuadeva dall’urbanizzare, perché allora si temeva la concentrazione delle persone nelle città – ha aggiunto Mayer – Poi è arrivata invece l’edificazione a pioggia con grande dispersioni di edifici nelle campagne e centri storici che si svuotano. Dobbiamo cominciare dalle aree urbane abbandonate, con suolo già consumato, con sostituzione, demolizione, ricostruzione, per un ciclo integrato di risparmio energetico, di rifiuti, di mobilità”. La mission dunque non è delle più semplici, ma da qualcosa bisogna iniziare: “Alle porte di Treviso c’è un torrione con la pubblicità di una nota banca. Fino a 15 anni fa era il simbolo della città, oggi non la vuole più nessuno. Quanti sono oggi gli appartamenti per esempio sfitti a Conegliano? – ha chiesto Filiberto Zovico-NordEst Europa – Migliaia. E i capannoni? Non li contiamo più. Quanti sono vuoti e quanti si svuoteranno per effetto della crisi? Vuol dire che vi sarà una caduta dei valori immobiliari fortissima, che si tradurrà in crisi di bilanci bancari. Dobbiamo pensare all’internazionalizzazione, a creare valore aggiunto con design, tecnologia e scienze, a un housing sociale con gli appartamenti sfitti. In Europa li danno ai giovani a metà prezzo, pur di ripopolare certe aree”. Una due giorni, dunque, per stimolare efficaci e concrete azioni nel territorio trevigiano, atte a ridare un significato civile e dignitoso al tessuto urbano recente e a trasmettere un nuovo concetto di urbanistica, che sia finalmente in grado di far fronte all’emergenza sismica e idrogeologica degli ultimi tempi e a contenere i consumi energetici.

    (27/11/2012 Tg0-positivo)