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    Mobilità sostenibile e intelligente, la sfida del presente

    Un convegno a Venezia

    Entro il 2050 il trasporto delle merci sul territorio dell’Unione Europea aumenterà dell’80% mentre quello dei passeggeri crescerà del 50%, ma le emissioni di Co2 dovranno assolutamente diminuire del 60%.

    L’Europa, come sottolineato nel ‘Libro Bianco “Per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile” del 2011, punta quindi giocoforza su di un trasporto sostenibile che abbia come elementi chiave il rilancio delle ferrovie, la promozione del trasporto marittimo e fluviale, il controllo della crescita del trasporto aereo.

    Il Veneto, crocevia di scambi nord sud ed est ovest, non potrà quindi farsi trovare impreparato ma accelerare in tal senso i propri investimenti. Se n’è parlato il 29 maggio scorso alla conferenza regionale sulla “Mobilità sostenibile e intelligente” a Palazzo Grandi Stazioni di Venezia, per presentare i dati del progetto Pimms Capital, con partners principali la Regione Veneto e la Provincia di Treviso.

    Una rete centrale efficiente ed essenziale

    “La ferrovia dovrà essere più competitiva – ha spiegato Giancarlo Orsingher (Europa Direct Trentino) –, mentre nelle città bisognerà diminuire gradualmente l’uso di carburanti convenzionali e facilitare la mobilità urbana in bicicletta. L’obiettivo è quello di diminuire del 50% entro il 2030 le autovetture con carburanti tradizionali fino a eliminarle totalmente per il 2050. E sempre entro il 2050 dovrà essere introdotto nell’aviazione per il 40% del carburante a basso tenore carbonio”.

    Del resto, se fino a qualche tempo fa questi obiettivi potevano sembrare pretestuosi e poco aderenti alla realtà, oggi in Europa c’è già chi ha fatto questa scelta, senza aspettare il 2050: entro il 2015, infatti, niente auto a benzina in Norvegia, dove si punterà sull’elettrico.

    L’industria automobilistica dovrà dunque convertire la sua produzione in mezzi ibridi, elettrici, biodiesel o a idrogeno.

    Sperando che anche in questo caso valga il detto ‘chi va piano e va sano, noi cercheremo invece, almeno entro il 2030, di portare il 30% del trasporto merci da gomma a ferro o acqua (50% entro il 2050), di completare per il 2050 la rete ferroviaria ad alta velocità, dare operatività alla ‘rete TEN-T multimodale’ (2030) e di collegare porti e aeroporti alla rete ferroviaria (2050). “Si passerà attraverso quaranta diverse iniziative – ha aggiunto Orsingher – che riguarderanno i trasporti multimodali di merci, la sicurezza ferroviaria, la promozione di comportamenti più ecologici, la mobilità urbana integrata e il Patto Sindaci”. Indubbi i vantaggi: si creerà una rete centrale – costo previsto: 500 miliardi da ripartirsi tra gli stati Ue e i privati - che collegherà 85 dei centri economici più importanti e i rispettivi aeroporti, 138 porti marittimi e interni e 28 punti trasfrontalieri con i paesi terzi; i collegamenti ferroviari su strada e attraverso i corsi d’acqua tra questi nodi agevoleranno i flussi di traffico di massima importanza strategica; gli alti standard di infrastrutture renderanno così la rete centrale il cardine dello sviluppo delle infrastrutture di trasporto in Europa, contribuendo a risollevare le sorti dei Paesi europei prostrati dall’attuale crisi economica.

    Buone pratiche per tutti...

    Il Progetto Pimms Capital, condiviso da 12 Regioni europee e in Italia dalla Regione Veneto, dalla Provincia di Treviso – che di 1.4 milione di euro di finanziamento riceveranno rispettivamente 65.800 euro e 106.258 euro - e dalla Regione Basilicata, ha il delicato compito di introdurre e condividere nel territorio europeo buone e concrete pratiche, al fine di diminuire ‘la dipendenza da automobile’ dei cittadini comunitari e sollecitare un piano di azione che riguardi tutti, pubblici e privati. A oggi, il trasporto pubblico è usato in prevalenza dagli studenti e quello privato dai lavoratori: “Purtroppo, a causa della forma di città diffusa del Veneto – ha sottolineato Linda Vegro (Direzione Sistema Statistico Regionale) – si vive nella zona A, si lavora nella zona B e si usano i servizi della zona C. L’auto serve per spostarsi da una zona all’altra, evidentemente. In una ricerca del 2009, quattro persone su dieci vorrebbero utilizzare di più i mezzi pubblici, ma ne sono dissuase dal fatto che la fermata è troppo lontana o devono prendere più mezzi o mancano gli orari o comunque devono fare altri spostamenti in giornata. Bisogna lavorare su questo. Il trasporto pubblico offerto deve dunque puntare soprattutto sui fattori di accessibilità e disponibilità”.

    Il Veneto non è una regione facile. Innanzitutto è terra di attraversamento, ha un’alta dispersione degli insediamenti e un’alta mortalità degli incidenti stradali. Come non bastasse, a questo ci aggiungiamo pure un’ampia disparità territoriale di accessibilità, frequenza e velocità del trasporto pubblico e un alto tasso di inquinamento (in particolare a Venezia).

    Ma i tentativi di percorrere questa via ormai obbligatoria non mancano. E tra scambi e confronti con le ‘sorelle’ europee pian piano si sta cambiando anche la mentalità.

    La Regione Veneto, per esempio, ha importato la buona pratica di Centro (Birmingham, Regno Unito) fondata su di una strategia di trasporto integrata che serve un’area di 902 chilometri quadrati e un bacino di 2.600.100 abitanti

    anche a Treviso e Mogliano...

    La Provincia di Treviso ha innanzitutto introdotto due buone pratiche attraverso due Comuni importanti: il Comune di Treviso ha preso come modello il progetto di Cork (Irlanda), basato sui corridoi prioritari per gli autobus, le piste ciclabili e i parcheggi scambiatori, mentre il Comune di Mogliano Veneto ha importato da Francoforte (Germania) la buona pratica di una pianificazione del traffico e della mobilità.

    Ma anche noi siamo stati oggetto di studio e di buono scambio. La Provincia, insieme al Comune di Treviso, ha infatti a sua volta ‘esportato’ la tariffazione integrata con gli investimenti tecnologici nella bigliettazione automatica, sviluppata congiuntamente dalle aziende di trasporto Actt e Atvo per la tratta Treviso-S. Donà di Piave, mediante la tessera unica elettronica ACTIVO.

    La tessera permette di viaggiare in modo più flessibile ed economico ed è interoperabile con altri sistemi di bigliettazione elettronica regionali.

    La seconda buona pratica esportata riguarda invece la Sicurezza Stradale che dal 1999 a oggi ha contribuito a rendere meno ‘insanguinate’ e pericolose le strade della Marca Trevigiana. Un team di esperti ha messo a punto un programma innovativo in cui la teoria sulla sicurezza stradale è affiancata da test, dimostrazioni e prove concrete che coinvolgono i ragazzi in prima persona. “È un’opportunità per noi – ha spiegato Salvina Sist, dirigente Pianificazione e Gestione del Territorio del Comune di Mogliano Veneto -, in particolare perché ci troviamo lungo l’asse Venezia-Treviso, città di media grandezza e capoluoghi di provincia, interessati da forti flussi di traffico, come il treno, gli autobus, le auto. Stiamo rivedendo i nostri strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica, quindi risulta necessario aggiornare anche le dinamiche di traffico e mobilità. Questo confronto ci è di aiuto per programmare nel modo corretto”. Una politica dei trasporti a livello europeo, dunque, che intende porre al centro i cittadini e l’ambiente.

    Paola Fantin

    (28/06/2012 Tg0-positivo)