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Dice il saggio ...
L'inoffensività è il messaggero della gioia (Torkom Saraydarian)

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  • Uildm, andare oltre i propri limiti per domare la vita

    Uildm, andare oltre i propri limiti per domare la vita

    Ragazzi di Treviso alla ricerca di una città per loro

    Bastano pochi minuti insieme, per vedere la città con occhi diversi e quello che prima ti sembrava facile, diventa un ostacolo che ti taglia fuori dal mondo. Dai tuoi diritti. Sai che se tu fossi al loro posto, quello scalino di cinque centimetri sarebbe un problema. E quel campanello troppo in alto, una prigione che ti immobilizza lì. Ma Eddy Bontempo e Alessia Muraro, rispettivamente giovanissimi presidente e vicepresidente dell’Uildm di Treviso (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, www.uildmtreviso.it), non si perdono d’animo.

    Sono armati di un’infinita pazienza mentre ci conducono in un particolarissimo tour per la città di Treviso, un caldo sabato di qualche settimana fa, alla scoperta delle barriere fisiche e umane che ancor oggi, nel Terzo Millennio, impediscono a chi si trova in una carrozzina, di prendersi ciò che è di tutti: una vita libera.

    Sono circondati da molti amici, con i quali hanno fondato il Gruppo Giovani ‘Oltre noi stessi’, nato “per mettere insieme ragazzi con disabilità e ragazzi cosiddetti ‘normali’, per integrare e far conoscere rispettivamente le due realtà”, racconta Eddy con entusiasmo, circondato da Marianna, Brigitte, Angelica, Costantino, Elena, Lucia, Erica.

    Treviso vista dai loro occhi

    Il primo stop arriva da un luogo insospettabile, che ti farebbe quasi mollare la spugna e rinchiuderti in casa. Siamo di fronte a Palazzo Moretti, al settore Disabilità. Attraversiamo le strisce pedonali: ecco un saltello. Poi c’è una rampa che conduce all’ingresso e prima un altro saltello. Eddy e Alessia ci provano, ma con una carrozzina è davvero arduo. Se qualche anima pia ci aiutasse, ci troveremmo di fronte a una scalinata che conduce al terzo piano. Niente paura: ecco un montascale. Ma serve la chiave e 28 minuti di pazienza per arrivare su. Forse ci converrebbe allora suonare il campanello all’ingresso e farsi venire a prendere, ci suggerisce un addetto. Alessia scuote il capo: “Se fossi sola – ci dice – non riuscirei a suonare il campanello, perché non ho funzionalità alle braccia”. Alcuni passanti si fermano: “Non avevo mai notato quello scalino” ci dice uno, “Avete ragione a farvi sentire, un disabile da solo non potrebbe mai farcela, proprio qui dove dovrebbe essere aiutato” dice un altro. E allora? “Beh – ci spiega l’assistente sociale –, tante volte noi accogliamo i disabili al primo piano per evitar loro la salita lunga, ma non ci sono bagni attrezzati.” Sconfortati, giriamo i tacchi e riprendiamo il percorso. Quando arriviamo sul marciapiedi, ecco un’auto parcheggiata sul punto ribassato che Alessia ed Eddy dovrebbero utilizzare per scendere. Bofonchiamo tra noi: è proprio una questione di cultura e di sensibilità, o ce l’hai o non ce l’hai. “Treviso non è male – ci dice invece Eddy -, ci sono ottime situazioni, ma altre decisamente da rivedere”. Grande Eddy, così ricco di positività... Eccoci adesso davanti a Camera di Commercio. Campanello irraggiungibile. Ascensore inaccessibile. E nessun funzionario con cui parlare fino a lunedì. Un tuffo al cuore. Pensiamo: “E se succedesse a noi? Se all’improvviso tutto quello che ci pareva così facile, diventasse una ‘barriera’, riusciremmo ad avere la forza per affrontare tutto questo?” In quel momento, ammiriamo profondamente quei ragazzi. Hanno lo sguardo fiero e la vitalità dei loro giovani anni, ma c’è di più. Nei loro occhi si scorge la capacità di andare oltre i propri limiti, per domare la vita.

    Anche di fronte a quella fila continua di negozi lungo il Calmaggiore che esibiscono scintillanti prodotti ma diventano irraggiungibili per colpa di scalini alti anche fino a 30 centimetri, loro ‘volano alti’. Alcune signore ci vedono e si fermano: “Fate bene a lamentarvi – ci dicono con sguardo acceso -, tutti abbiamo avuto bambini in carrozzina e quelle barriere le conosciamo. Bisogna fare qualcosa”.

    Ecco, il percorso è finito. Treviso, adesso, non ci sembrerà più la stessa mentre scenderemo un marciapiedi o saliremo una scala. Non siamo più quelli che eravamo prima di partire e questo succede solo nei viaggi davvero importanti, quelli che lasciano il segno dentro.

    La parola al Comune

    “Vengano da me, subito quando ci sono ostacoli!” esclama di getto l’assessore Giuseppe Basso del Comune di Treviso. “Noi interveniamo su tutte le segnalazioni, perché ho dato questa precisa disposizione, sia per chi è disabile sia per chi ha problemi di deambulazione”. Racconta che poco tempo fa il Comune è intervenuto in via Zermanese per un bimbo in sedia a rotelle anche con problemi di vista, che gli impediscono di vedere la pericolosità del tracciato. “Siamo usciti insieme con loro e abbiamo risolto. Si esce anche per una persona sola, perché è una priorità assoluta” aggiunge Basso. Ogni anno il Comune destina una quota parte di investimenti per l’abbattimento di barriere architettoniche su strade ed edifici pubblici. E agli edifici privati chi ci pensa? “Eh, lì è una questione di sensibilità e ognuno deve fare la sua parte” ammette Basso. “I soldi sono pochi ma gli interventi immediati e mirati. L’ultimo intervento è stato in zona Fiera vicino alla Confartigianato. C’era un marciapiedi senza abbassamenti e li abbiamo fatti. Non aggiungiamo altra sfortuna a quella che già hanno alcune persone. Vengano da me o mi scrivano una mail al settore Infrastrutture Manutenzioni Strade. Risponderò velocemente e sistemeremo le cose”.

    (28/05/2012 Tg0-positivo)