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  • Bosco S. Antonio di Pescocostanzo, un gioiello italiano

    Bosco S. Antonio di Pescocostanzo, un gioiello italiano

    Assegnato il XXIII Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino

    Grandi poderosi alberi, tra i più antichi di Italia, in un angolo dei monti abruzzesi ancora intatto e incontaminato. Va al Bosco di S. Antonio, nei dintorni di Pescocostanzo (Aq), il XXIII Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, assegnato qualche giorno fa all’unanimità. Una scelta che riporta l’attenzione sull’agricoltura, le arti e le scienze della forestazione, in controtendenza rispetto al ruolo avuto da sempre della città sulla campagna. “Nel prezioso volume ‘Paesaggi rurali storici’ pubblicato in occasione dei 150 anni dell’Unità di Italia – ha esordito Domenico Luciani, coordinatore del comitato scientifico del premio Scarpa alla presentazione tenutasi lo scorso 29 marzo a Roma – si scopre che dal 1990 al 2000 le zone commerciali e industriali sono cresciute dell’11% mentre le zone urbanizzate residenziali del 5%. Occuparsi di boschi, della loro storia, dell’arte della forestazione è una vera e propria inversione di tendenza della campagna verso la città, che lo stesso Premio Scarpa fa sua”.

    A volo d’uccello, il Bosco di S.Antonio appare come un arcipelago vegetale frastagliato e oblungo, ultima coda del Parco della Maiella. È disegnato da una meravigliosa collezione di grandi alberi, per lo più faggi, molti dei quali vetusti, alcuni plurisecolari dotati di un corpo monumentale a candelabro. Migliaia di poderosi individui vegetali sono qui posti in relazione tra loro dentro una trama larga di luci e di ombre, di addensamenti e di radure, e mostrano i tratti fisiognomici di uno spazio quotidianamente vissuto e governato dall’uomo, escluso agli animali selvatici predatori e ai voraci armenti di ovini; ombroso e confortevole nella calura estiva per cavalli e buoi.

    Rappresenta ancor oggi una delle parti più antiche dell’Abruzzo, la sua storia e il suo patrimonio di conoscenze e tecniche, arti e mestieri, norme gestionali e pratiche manutentive di una tradizione pastorale che affonda le radici nel tempo più antico. “Tutto l’Appennino ha avuto una storia di popoli e di sfruttamento fin dall’epoca protostorica, dove venivano soprattutto popolate le alture perché i pascoli erano la maggior fonte di ricchezza – ha spiegato lo studioso Francesco Sabatini –Tra il 1400 e il 1700 arrivano degli artisti lombardi per dare il loro contributo alla ricostruzione dei luoghi, da sempre soggetti al terremoto. Introducono tradizioni artigianali di alto livello, come il lavoro dei merletti, l’oreficeria e si creano stretti collegamenti con Firenze, Napoli e Roma. Il Bosco di S. Antonio è uno dei più belli di Italia, una sorta di Arcadia che non c’è più... Un vero bosco sacro, che si potrebbe ancora definire ‘lucus’ romano. Era un’antica ‘defensa’, cioè un ‘pascolo alberato’, destinato ai buoi, ai cavalli e ai muli. Avendo essi necessità di ombra nella calura estiva, la presenza di alberi era ottimale, ma venivano capitozzati per consentire da una parte al pascolo di svilupparsi e dall’altra agli animali di nutrirsi. In questo modo venivano favorite le specie con frutti indispensabili, come i faggi, le querce, i perastri, i meli. Venne dedicato all’inizio al S. Antonio protettore degli animali, poi al S. Antonio di Padova, per intervento degli Antoniani di Roma. Fu salvato in extremis negli anni ’50 grazie a Benedetto Rainaldi, a Salvemini e al presidente della Repubblica Luigi Einaudi”.

    Con questa edizione, il Premio entra così in una figura di paesaggio che ha spesso incontrato, e in alcuni casi conosciuto da vicino, almeno nella “Foresta della Memoria” di Stoccolma, nella defensa della Fresneda dell’Escorial e nella piccola cappella di Otaniemi, ma che mai era stata posta al centro di una sua ricerca e di una delle sue campagne culturali annuali de-dicate a un luogo. Il Bosco di Sant’Antonio di Pescocostanzo offre la possibilità di conoscere meglio la storia più generale dei boschi, le diverse fasi della loro evoluzione, le aggressioni subite, i cicli di degrado e di rinascita. La campagna culturale avrà il suo apice a Treviso nelle giornate di venerdì 11 e di sabato 12 maggio prossimo, in un incontro con la delegazione abruzzese, nella pubblicazione del dossier dedicato al luogo designato, nell’apertura di un’esposizione di materiali documentari, nel seminario di riflessioni, e nella cerimonia di consegna del sigillo scarpiano.

    Paola Fantin

    (13/04/2012 Tg0-positivo)