Condividi: Ok Notizie Technorati Virgilio Facebook
Mail Tg0+Scrivi alla redazione di Tg0-positivo

Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: Il Club Bilderberg di Daniel Estulin

Dice il saggio ...
Che ciascuno debba seguire il proprio cammino l'ho sentito dire spesso, eppure ieri non avrei pensato di percorrerlo oggi (Principe Narihiru)

Altri link utili nelle seguenti categorie di Tg0-positivo:
Tu sei unico » Riflessioni » Politica

La libreria di Tg0-positivo - Cerca tutti i libri che vuoi e altri prodotti originali a prezzi speciali su Macrolibrarsi
  • Codice Genesi Autore: Michael Drosnin. Editore: Rizzoli.

  • La tortura è tra noi

    La tortura è tra noi

    Aree grigie dentro e fuori i confini della fortezza Europa

    Le leggi ci sono, ma non sempre vengono applicate: la prassi della tortura continua a dilagare nel mondo, Europa compresa. Quanto è difficile applicare nello scenario internazionale il divieto di praticare la tortura e imporre atteggiamenti degradanti è il tema affrontato qualche tempo fa nell’incontro “La tortura è tra noi. Aree grigie dentro e fuori i confini della fortezza Europa”, pensato e organizzato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e il Liceo Ginnasio “Antonio Canova” di Treviso. I casi sono di quotidiana e ordinaria amministrazione: si è fatto riferimento, in particolare, a quanto avvenuto all’interno dei confini dell’Europa, dopo l’11 settembre 2001 e dopo l’apertura della cosiddetta guerra al terrorismo. L’attenzione si è concentrata sul caso della Cecenia, ma ancor più sulle violazioni dei diritti dell’uomo in presenza di fenomeni migratori. Le alterne vicende della riva sud del Mediterraneo hanno confermato infatti, durante il 2011, la centralità dell’argomento, imponendo un approfondimento, anche dal punto di vista del rapporto tra i differenti ambienti culturali interessati, in relazione alla nozione stessa di tortura. Le leggi internazionali non mancano: la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, la Convenzione europea del 1950, il Patto dei diritti civili delle Nazioni Unite del 1966 e altre ancora. Eppure, in Italia, l’ordinamento giuridico non prevede ancora il reato di tortura che dunque, pur in rari casi, potrebbe trovare applicazione. “Gli Stati pongono le norme e poi non le applicano – ha commentato Nicoletta Parisi, Università degli Studi di Catania – Ricordiamo l’aberrante caso di Guantanamo, dove c’era l’assurda pretesa che lì non dovesse arrivare il diritto umanitario, che non vi fossero leggi. Ma per restare più vicini a casa nostra, ricordiamo che a fine gennaio è stato risottoscritto il trattato italo-libico. Non vi è contenuta la norma che consenta la tortura, ma il respingimento degli esuli e la situazione degradante vissuta come dobbiamo inquadrarli? Infatti è stata accertata proprio la violazione dell’art. 3 europeo da parte dell’Italia in fatto di tortura. Ma ecco il paradosso: è tortura la condotta messa in atto da un apparato statale. Dunque è un atto illegittimo dello Stato e si pretende che l’atto dello Stato poi sia legittimo. Questo è un terreno molto doloroso, in caso di guerra alcuni diritti possono essere addirittura sospesi, ma non vale per la tortura e la schiavitù. Il Regno Unito attuava pratiche di tortura per prevenire gli attentati in Irlanda e la Corte Europea è intervenuta proibendolo con una norma inderogabile, perché la tortura non deve trovare spazio neppure di fronte al dilagare del terrorismo”. Il terreno rimane dunque minato e per niente disciplinato come si dovrebbe, seppure nell’Europa dei 27, nel 2000, la Corte dei Diritti dell’Uomo abbia introdotto la norma con divieto di tortura e rispetto della dignità dell’uomo: “Sono spaventata perché giornalmente emergono episodi in virtù degli atteggiamenti assunti dagli organi dello Stato e mi chiedo per esempio: come vivono oggi a Lampedusa quei disgraziati?”, si chiede la Parisi. Ma allora perché tante norme se le violazioni persistono? “Non credo si possa essere ottimisti – aggiunge ancora la Parisi -, perché lo Stato intende difendere se stesso a tutti i costi, mascherandosi anche dietro la questione appunto della difesa. E qui si apre un’altra situazione controversa: se accetta di sottostare alle norme internazionali, di fatto accetta l’ingerenza degli organi internazionali nella propria politica. Però, le norme sono fondamentali perché obbligano a dire pubblicamente se uno Stato usa condizioni degradanti e questo ha un peso politico che nessuno intende sottovalutare”. I giudici, in tutto questo, hanno un ruolo primario: “È stata la Corte suprema americana a far giustizia di Guantanamo. Essi richiamano l’intero ordinamento dello Stato al rispetto del Diritto, applicando un sistema integrato di diritto internazionale, europeo e interno”.

    Paola Fantin

    (13/04/2012 Tg0-positivo)