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Macrolibrarsi.it presenta il cofanetto: The Quantum Activist - Mt0

Dice il saggio ...
La vita è come una leggenda: non quanto sia lunga ma quanto sia bene narrata, è quello che importa (Seneca (Epistole))

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  • Il libro delle risposte Autore: Carol Bolt

  • Ma perché ti ho comprato?

    Ma perché ti ho comprato?

    Analisi semi seria dei nostri acquisti

    Entrare in un negozio spinti da un non so che di irrefrenabile ed uscirsene con un pacchetto tra le mani che non sai più perché hai acquistato. Prima o poi capita a tutti e la domanda che ci si pone suona allora inquietante: chi ci ha indotto a comprare, senza che noi lo volessimo realmente o, peggio, che lo avessimo programmato prima? A parlarne alla Libreria Lovat qualche giorno fa, nel corso della rubrica “Dieci domande a…” condotta mensilmente da Alice Mattolin, il consulente di marketing, comunicazione ed eventi Mauro Corda che ha presentato il suo libro “Ma perché ti ho comprato. Analisi semi seria dei comportamenti di acquisto” (Leonardo, 2011). Il libro è un vero e proprio manuale di ‘sopravvivenza’ che illustra, con uno stile espositivo semplice e immediato, le vie del marketing e della comunicazione, i modi in cui veniamo ‘persuasi’ agli acquisiti, il funzionamento del nostro cervello e, infine, le astuzie commerciali ideate da pubblicitari e uomini del marketing. “In giro non c’è una vera cultura del marketing – ha spiegato Corda – e noi non ci accorgiamo come influisce su di noi e sul nostro modo di vivere. Chi sa per esempio che ci sono aziende che studiano il rumore del barattolo del caffè che si apre o lo spray per diffonderne l’aroma nei parcheggi, per esempio in Usa, allo scopo di vendere? Attraverso i nostri sensi, viene carpito il nostro interesse e indotto all’acquisto”. Ma come funziona questo processo nel quale ci troviamo coinvolti – e travolti – senza difese? “Le scelte dei prodotti sono effettuate dalla parte emotiva del cervello – sottolinea Corda – Se conosci la reazione della mente umana, delle sue emozioni e del corpo fisico hai la chiave per agire nel profondo delle persone. Vado in una gioielleria perché vedo un orologio che mi piace (parte emotiva). Vedo il prezzo e sussulto, è troppo caro e me ne esco (parte razionale). Se il pubblicitario riesce a riportare la parte razionale sulla parte emotiva, è fatta. Per far questo, i pubblicitari si servono dei cosiddetti marcatori somatici”. Facciamo un altro esempio: siamo in autostrada e superiamo un’auto con quattro mountain bike. Pensiamo: “Che bello una famigliola, in vacanza e io qui a lavorare. Le bici per andare in campagna, mi ricordo quando andavo a Bergamo, il profumo delle focacce alle elementari, che bello, il mio primo allenatore di pallavolo, quanti ricordi...” In pochi secondi, la nostra mente è passata dalle biciclette di un’auto sconosciuta ai ricordi sensoriali dell’infanzia: “Così funziona anche nella pubblicità – spiega Corda – Nella nostra mente ci sono dei ricordi che sono vere e proprie fotografie sensoriali, fatte di colori, odori. Se un pubblicitario riesce a entrarci è fatta. E quello che una pubblicità suscita in noi, in realtà è ben lontano da quello che vediamo in quel momento. A quel punto scatta il meccanismo di appartenere a una tribù, a essere come tutti. Vedere che un altro ha le tue stesse scarpe diventa prioritario”. Che fare allora? Può esserci una pubblicità etica che fa invece del ‘bene’, conciliandosi con il profitto? “Io credo sia possibile – conclude Corda – se utilizziamo il buon senso, come facevano negli anni Cinquanta quando uscirono i primi spot allegri, leggeri. Non possiamo dimenticare che quelli che vengono proposti sono veri e propri modelli e i ragazzi che li guardano oggi, domani saranno i nostri governanti”.

    Paola Fantin

    (19/03/2012 Tg0-positivo)