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Macrolibrarsi.it presenta il libro: The China Study

Dice il saggio ...
Un uomo illuminato e prudente non esita - un uomo perfetto non ha preoccupazioni - un uomo coraggioso non ha paura (Confucio)

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  • La spiritualità del corpo Autore: Alexander Lowen

  • Donne, semplicemente donne

    Donne, semplicemente donne

    Un incontro per parlarne a Treviso

    Donne. Mille volti e tante provenienze. Alla ricerca di un futuro migliore o semplicemente di se stesse. Chi sono le donne immigrate giunte in Veneto e che oggi, per la prima volta dall’inizio dell’ondata migratoria di stranieri, hanno superato il numero degli immigrati maschi?

    Se n’è parlato nel vivace centro studi della Fondazione Benetton qualche giorno fa con Paola Degani, docente di Diritti Umani e Condizione Femminile all’Università degli Studi di Padova nell’ambito del ciclo di incontri sul tema dei diritti umani “Dialoghi per una società della consapevolezza”, pensato e organizzato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e il Liceo Ginnasio “Antonio Canova” di Treviso.

    “Le vicende migratorie femminili nell’Unione Europea – ha spiegato la Degani – sono iniziate tra il 1970 e il 1980, con cittadini del sud est asiatico che arrivarono fin qui, appoggiati dagli istituti cattolici, per lavoro domestico e cura. Dopo di loro giunsero le donne e in seguito le donne sudamericane. L’Italia è stata attraversata da movimenti migratori interessanti, unici nel loro genere. In altri Paesi come la Francia e la Gran Bretagna si insediarono gruppi con debito coloniale, da noi invece lo scenario si è subito prefigurato come unico”.

    Queste donne sono sempre più presenti nel tessuto sociale locale, non solo col ruolo tradizionalmente loro riferito di collaboratrici familiari ma anche come imprenditrici e mediatrici culturali, come già rilevato dal rapporto del 2003 dell’Osservatorio Regionale Immigrazione. Già da allora risultava il 27% di donne straniere titolari d’impresa a Treviso, seguito dal 17% di Vicenza e Verona. Fra le donne mediatrici culturali già allora risultava il 44% in possesso di un laurea e il 77% aveva seguito corsi specifici in materia. Oggigiorno la situazione sociale, condizionata anche dalla crisi economica, richiede una tutela particolare delle categorie più vulnerabili, quali le donne migranti, i cui diritti vanno quindi salvaguardati con maggiore attenzione. “Il 31 dicembre del 2010 eravamo 61 milioni di abitanti e, di questi, oltre quattro milioni e mezzo di cittadini stranieri regolari. Si calcola che gli irregolari siano forse anche un milione, di cui 50 mila nel solo Veneto. Il migrante si muove laddove vi è un territorio che può offrirgli opportunità. Le donne, in questo momento storico, trovano lavoro più facilmente degli uomini – ha spiegato ancora la Degani – e non si spendono solo su segmenti di lavoro di bassa qualifica. Però, questi sono comunque inferiori al loro titolo di studio per problemi di riconoscimento dello stesso, per pregiudizi nei loro confronti e perché hanno necessità di fare lavori, come la badante, che dia loro anche un letto e un tetto”. Quando si parla di donne straniere, purtroppo, si mette però il dito nella piaga anche dello sfruttamento sessuale e, prima ancora, della tratta: “In strada ci sono persone che hanno storie umane con sofferenze incredibili, soprattutto nigeriane. Giunte qui attraverso il ‘debito’, che spesso arriva anche a 80 mila euro raccolti ipotecando le proprietà di famiglia magari solo per mantenere i propri fratelli maschi agli studi, sono costrette a prostituirsi per 10 euro l’ora per poterlo pagare. Capite che questo debito non si esaurisce mai. Abbiamo riattualizzato il principio della riduzione in stato di schiavitù, ecco la verità. Non c’è però solo criminalità organizzata – aggiunge la Degani - ma anche politica. Aver reso così difficile l’ingresso regolare apre purtroppo a questi rischi”. Donne coraggio, dunque, che partono senza sapere cosa troveranno, ma che non si tirano indietro, perché qualcosa di più grande le chiama: un progetto: “Sono protagoniste del loro progetto migratorio, da imprenditrici o da prostitute che siano, sono persone coraggiose che attraversano le frontiere per prendere in mano la propria vita e non è da tutti – ha concluso la Degani - È la capacità di mettersi in gioco che fa la differenza e che farà il futuro”.

    L’analisi del suo ultimo volume parte proprio dalla considerazione che i danni al paesaggio ci colpiscono tutti, come individui e come collettività. Uccidono la memoria storica, feriscono la nostra salute fisica e mentale, offendono i diritti delle generazioni future. L’ambiente è devastato impunemente ogni giorno, il pubblico interesse calpestato per il profitto di pochi. Le leggi che dovrebbero proteggerci sono dominate da un paralizzante “fuoco amico” fra poteri pubblici, dai conflitti di competenza fra Stato e Regioni. Ma in questo labirinto è necessario trovare la strada: perché l’apatia dei cittadini è la migliore alleata dei predatori senza scrupoli. Un paradosso per un Paese che è da sempre meta di viaggi di cultura e svago da tutto il mondo: “Nel Seicento era comune dire che viaggiare in Italia apriva la mente – ha aggiunto Settis – Oggi stiamo commettendo suicidio mentre ci chiediamo se ha la priorità il profitto del privato o l’interesse pubblico. Negli Stati Uniti, in questo momento, si stanno discutendo due nuove nozioni giuridiche. Si parla di diritti delle generazioni future. Si chiedono: ne hanno? La risposta potrebbe sembrare scontata, ma c’è chi crede che non ne abbiano, perché non ci danno nulla in cambio, non li conosceremo mai, cosa abbiamo a spartire con loro? Perché dovrebbero avere un pianeta sano e un ambiente non inquinato? Beh, secondo me qualcosa in cambio possono darcelo: possono ricordarsi di noi e non è poco. L’altra discussione verte sul diritto di una comunità di vita, la Terra come una grande comunità di vita. Ecco che analizzando la nostra Costituzione, nata da un’idea di etica pubblica che era una necessità, scopriamo che gli articoli 32 e 48 combinati insieme parlano un paesaggio che non è solo sotto il profilo estetico ma anche di salute fisica e psichica. Ma è una Carta incompiuta perché non viene rispettata”.

    Paola Fantin

    (07/03/2012 Tg0-positivo)