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Dice il saggio ...
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  • Paesaggio, Costituzione, Cemento

    Paesaggio, Costituzione, Cemento

    Un libro denuncia di Salvatore Settis

    Sfruttamento del territorio. Cementificazione selvaggia e sopraffazione dell’uomo sull’uomo, che divora il corpo della Madre Terra come se fosse l’unico figlio ad appartenervi. Salvatore Settis non risparmia nulla nel suo ultimo libro “Paesaggio. Costituzione. Cemento” (Einaudi, 2010), presentato alcuni giorni fa insieme a Domenico Luciani (Comitato scientifico della Fondazione Benetton) e a Gherardo Ortalli (Università Ca’ Foscari di Venezia). Un’indagine, con esiti veramente sconcertanti, che risale alle radici etiche e giuridiche del saccheggio del Bel Paese, per reagire, preservare e fare ‘mente locale’, contro speculazioni, conflitti tra poteri e colpevole apatia.

    Scrive Settis, dal 2006 al 2009 Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e protagonista in Italia di una battaglia contro la svendita del patrimonio culturale, avvenuta tramite articoli giornalistici e libri denuncia: “Solo una diffusa consapevolezza dei cittadini non-addetti-ai-lavori può innescare un processo di presa di coscienza delle conseguenze di lungo periodo di questa foga cieca e distruttrice”.

    L’apatia dei cittadini, complice di predatori senza scrupoli

    L’analisi del suo ultimo volume parte proprio dalla considerazione che i danni al paesaggio ci colpiscono tutti, come individui e come collettività. Uccidono la memoria storica, feriscono la nostra salute fisica e mentale, offendono i diritti delle generazioni future. L’ambiente è devastato impunemente ogni giorno, il pubblico interesse calpestato per il profitto di pochi. Le leggi che dovrebbero proteggerci sono dominate da un paralizzante “fuoco amico” fra poteri pubblici, dai conflitti di competenza fra Stato e Regioni. Ma in questo labirinto è necessario trovare la strada: perché l’apatia dei cittadini è la migliore alleata dei predatori senza scrupoli. Un paradosso per un Paese che è da sempre meta di viaggi di cultura e svago da tutto il mondo: “Nel Seicento era comune dire che viaggiare in Italia apriva la mente – ha aggiunto Settis – Oggi stiamo commettendo suicidio mentre ci chiediamo se ha la priorità il profitto del privato o l’interesse pubblico. Negli Stati Uniti, in questo momento, si stanno discutendo due nuove nozioni giuridiche. Si parla di diritti delle generazioni future. Si chiedono: ne hanno? La risposta potrebbe sembrare scontata, ma c’è chi crede che non ne abbiano, perché non ci danno nulla in cambio, non li conosceremo mai, cosa abbiamo a spartire con loro? Perché dovrebbero avere un pianeta sano e un ambiente non inquinato? Beh, secondo me qualcosa in cambio possono darcelo: possono ricordarsi di noi e non è poco. L’altra discussione verte sul diritto di una comunità di vita, la Terra come una grande comunità di vita. Ecco che analizzando la nostra Costituzione, nata da un’idea di etica pubblica che era una necessità, scopriamo che gli articoli 32 e 48 combinati insieme parlano un paesaggio che non è solo sotto il profilo estetico ma anche di salute fisica e psichica. Ma è una Carta incompiuta perché non viene rispettata”.

    Il bene comune come fondamento della democrazia

    Secondo Settis, la qualità del paesaggio e dell’ambiente non sono perciò un lusso, ma una necessità oltre che il miglior investimento sul nostro futuro. Contro la colpevole inerzia di troppi politici, è necessaria una forte azione popolare che rimetta sul tappeto il tema del bene comune come fondamento della democrazia, della libertà, della legalità, dell’uguaglianza. Per rivendicare la priorità del pubblico interesse, i legami di solidarietà che sono il cuore e il lievito della nostra Costituzione: “Dobbiamo andare alla radice e ritrovare la tensione etica, prenderla da una visione globale e riportarla in Italia. Poi ripartire dalla storia e capire cosa si può fare come cittadini. Dei partiti che ci sono oggi in Italia a nessuno sembra interessare tutto questo. Dobbiamo scoraggiarci? No, perché ai vertici non ci sono il Quirinale o il Governo, ma i cittadini e dobbiamo muoverci come tali. C’è ovunque un movimento molto interessante. Si calcola che negli ultimi anni siano nate 15 mila associazioni a livello locale, che si muovono per difendere un borgo, una comunità, una quercia. Partendo da lì si può poi ampliare la visione. Con questa legge elettorale certo è molto difficile, ma speriamo di poterlo fare quanto prima”.

    Paola Fantin

    (07/03/2012 Tg0-positivo)