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  • Alberi e culto locale

    Alberi e culto locale

    Una conferenza del professor Giuseppe Frigo nel Trevigiano

    Un viaggio alla scoperta degli alberi della nostra provincia legati al culto cattolico. È quanto ha proposto la vivace associazione Alliance Française Comitato di Treviso qualche giorno fa nel corso di una conferenza a Palazzo Giacomelli di Giuseppe Frigo che ne ha censito almeno duecento, con immagini sacre appese o incastonate tra i rami (statuine, foto, dipinti).

    Gli Antichi attribuivano ai boschi caratteri sacri e magici e ben 4 mila anni fa furono dipinti dei graffiti che rappresentavano l’Uomo Albero. L’Albero rappresenta l’asse centrale dell’Universo, il tramite tra il Cielo, la Terra - dove vive l’Uomo insieme agli altri esseri – e le profondità degli Inferi. “Con le radici penetra nel mondo dei morti – ha spiegato Frigo -, con la fronda sostiene il cielo e col tronco è in contatto con l’Uomo”. Attorno a esso ruota la vita e attorno a esso ruota anche la Terra che può esistere grazie a un asse centrale, per l’appunto l’asse terrestre. L’albero diviene così un simbolo sacro, chiamato con più nomi: albero della Conoscenza, albero della Vita, albero dell’Universo, albero del Paradiso. Dopo aver contrastato il paganesimo vegetale per favorire la cristianizzazione del mondo contadino, il Cristianesimo ha assegnato a sua volta un grande valore simbolico agli alberi, ai boschi, alle foreste: queste, in epoca cristiana, sono state frequentate dagli eremiti e dai monaci come un luogo privilegiato dell’esperienza religiosa; non solo, molto spesso i monaci hanno dato vita a un modello di attività forestale in grado di conciliare lo sfruttamento industriale delle foreste e insieme la loro conservazione e il loro miglioramento; tale è stata, ad esempio, l’esperienza del monastero di Camaldoli, ma anche in varia misura di quelli benedettini, cistercensi, francescani. Pali, capitelli e chiesette hanno poi via via affiancato il culto arboreo. Tra Paese e Quinto di Treviso, per esempio, viveva un gelso molto antico che ospitava un quadretto mariano che venne poi affiancato da una cappella per ringraziare la Vergine Maria di aver risparmiato gli abitanti dalle violenze tedesche, durante la Liberazione. Alberi sacri, del resto, se ne trovano ovunque nel trevigiano: a Cornuda, come già detto, a Villanova di Istrana (l’Albera), a Motta di Livenza e in molti altri luoghi che ricorderebbero per l’appunto apparizioni miracolose. E poi a Zerman, una quercia, a Schiavonia (tra Preganziol e Casale) dove un albero sacro avrebbe sostituito una quercia che si diceva millenaria. Il capitello del Rusteghin, a Campocroce, ricorda il posto di un albero sacro, meta delle scampagnate di Giovanni Comisso nella Bassa Trevigiana. Ma anche il resto del Trevigiano è ricco di questi verdi luoghi sacri. Merita, per esempio, una citazione a parte il ‘castagner de la Madoneta’ di Crespano del Grappa e il ‘faghèr del Cristo’ a Borso del Grappa che ricorda il periodo della resistenza delle popolazioni durante la Prima Guerra Mondiale.

    Paola Fantin

    (07/03/2012 Tg0-positivo)