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  • COSMO & BATTERI

    COSMO & BATTERI

     

     

    Che la Vita sulla Terra sia stata "importata" dallo spazio cosmico non è una teoria nuova.

    L’ipotesi è stata riproposta alcuni anni fa da due astronomi, l’inglese FRED HOYLE e l’indiano CHANDRA WICKRAMASINGHE, i quali hanno ripreso in buona parte l’idea di SVANTE ARRHENIUS (premio Nobel per la Chimica nel 1903, per gli studi sulla dissociazione elettrolitica dell’acqua).

    Il grande chimico–fisico svedese, nel suo trattato << Il divenire dei Mondi >>, ipotizzava che la Vita, sulla Terra come su qualunque altro pianeta adatto ad ospitarla, sarebbe apparsa in seguito all’inseminazione operata da germi provenienti dallo spazio: la cosiddetta << panspermia cosmica >> (dal greco panspermia = mescolanza dei semi). Agli inizi del secolo questa teoria non fu presa in seria considerazione; tuttavia recenti scoperte sembrano avvalorare le intuizioni di Arrhenius: dal 1968 in poi sono state individuate, infatti, molte molecole organiche nelle nubi di gas e polveri della Galassia, oltre che in vari tipi di corpi celesti (meteoriti, qualche satellite dei grandi pianeti esterni, comete). Prendiamo in considerazione la cometa, ad esempio, come potenziale "veicolo" di diffusione della Vita nel Cosmo.

    La cometa (dal greco komhthV = chiomato) è un piccolo corpo celeste, costituito da un nucleo solido di tipo meteoritico (roccioso) misto a gas congelati e polveri, che può descrivere intorno al Sole, seguendo le leggi di Keplero, un’orbita ellittica, parabolica o iperbolica. Proviene dalla nube di Oort (che insieme alla fascia di Kuiper delimita i confini del nostro sistema solare) e quando si avvicina al Sole (@ 600 milioni di km.) tende a riscaldarsi, sviluppando in tal modo una "chioma" (prodotta dall’evaporazione dei gas) ed una "coda", lunga anche centinaia di milioni di km., che è sempre respinta dal "vento solare" nella direzione opposta a quella in cui si trova il Sole.  

    Secondo l’ipotesi dei due astronomi sopraccitati, le comete, durante il loro viaggio, raccoglierebbero nello spazio tutte le molecole organiche che incontrano e le trasporterebbero, protette dalle micidiali radiazioni cosmiche e dalla bassissima temperatura del vuoto interstellare (-273 °C) mediante "gusci" di grafite, denominati "fullereni".

    E poiché le comete contengono acqua (anche se in gran parte ghiacciata), quelle molecole verrebbero a trovarsi immerse nell’elemento indispensabile alla vita, "risvegliandosi" però solo quando la cometa, avvicinandosi al Sole, vede innalzarsi la sua temperatura. E’ a questo punto, attraverso una giusta combinazione dei materiali organici, che la vita potrebbe cominciare con la formazione di microrganismi. Questi successivamente potrebbero venir depositati su di un pianeta, quando la cometa gli passa vicino e lo avvolge per qualche tempo nella sua coda; a patto naturalmente che il pianeta sia, come la Terra, abbastanza vicino al proprio sole e possieda condizioni ambientali favorevoli.

    E’ di oggi (10 maggio 2001) la notizia "clamorosa" che un gruppo di ricercatori napoletani avrebbe isolato, all’interno di nuclei meteorici risalenti a qualche miliardo di anni fa, minuscoli batteri (cristallomicrobi o "cryms") in grado di riacquistare mobilità e capacità riproduttiva, una volta rimessi a contatto con acqua allo stato liquido. Questo nonostante siano stati sottoposti per lunghissimo tempo, oltre alla disidratazione, a temperature estreme (dallo zero assoluto a migliaia di gradi) e pressioni elevatissime (alcune migliaia di atmosfere).

    Ad onor del vero, non è una novità che anche sul nostro "minuscolo" Pianeta le forme di vita più elementari, i batteri, riescano a vivere in condizioni proibitive e solo in apparenza incompatibili con lo sviluppo di entità biologiche, come il magma vulcanico e le emissioni acido-gassose delle solfatare.

    Proprio un anno fa (16 maggio 2000) la stampa riportava la notizia che un geologo italiano, il prof. Carlo Alberto Ricci, si apprestava a collaborare con la Commissione Scientifica Internazionale per l’Antartide, nell’ambito delle ricerche volte a riportare in superficie una particolarissima specie di << protobatteri >>, localizzati dalla base permanente russa di Vostok nel 1994 nelle acque di un lago sotterraneo (lungo 200 km., largo 50 e profondo 500 metri), a 4.000 metri di profondità sotto i ghiacci dell’Antartide. Questo tipo di batteri sarebbero sopravvissuti per 500.000 anni in ambiente particolarmente ostile alla vita: al buio più totale, ad una temperatura di 2-3 °C sotto lo zero e ad una pressione di 400 atmosfere !

    A tale ricerca si sono mostrate molto interessate anche le Agenzie Spaziali di vari Paesi, in quanto la situazione del lago custodito per millenni sotto un enorme spessore di ghiaccio potrebbe rivelarsi del tutto analoga a quella ipotizzata su Europa (uno dei satelliti di Giove) e sotto le calotte polari di Marte.

    Come si può vedere, dunque, il problema si sposta, ma non si risolve…

    Concludiamo con un pensiero di Isaac Asimov: <<…La Vita è un fenomeno naturale, normale, addirittura inevitabile. Quindi presto o tardi inizierà su ogni pianeta abitabile…>>.

     

    Dr. GIORGIO PATTERA, Biologo (consulente scientifico del C.U.N. per lo studio dei fenomeni celesti anomali).

    Per ulteriori approfondimenti scrivete a g.pattera@libero.it

    (12/05/2001 Tg0-positivo)