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Dice il saggio ...
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  • Lo sport come maestro di vita

    Lo sport come maestro di vita

    Un convegno a Treviso

    Lo sport può cambiare la qualità della vita migliorandola e diffondendo autostima, disciplina, determinazione.

    Se n’è parlato al convegno conclusivo di “Treviso 2011, città europea dello sport”, tenutosi l’11 novembre scorso al teatro Eden insieme ai campioni olimpici Jury Chechi e Antonio Rossi; Carlo Durante, campione paraolimpico; Antonella Stelitano, esperta di storia dello sport e diritti umani; Pasquale Gravina di Verde Sport e campione di pallavolo. “Dallo scontro all’incontro: lo sport come palestra di vita” era il tema - introdotto dall’assessore comunale alla Cultura e presidente del Comitato Città europea dello Sport, Andrea De Checchi - su cui hanno ruotato, dunque, le numerose riflessioni emerse dagli ospiti presenti. “Lo sport è una palestra di vita per diventare uomini e donne migliori – ha dichiarato Chechi aprendo la tavola rotonda – Ti da quei valori e quell’etica che si basa sul rispetto delle regole e quindi di te stesso. Sacrificio, amarezza, paura? Bah, sono emozioni che viviamo già come esseri umani anche nella scuola, nel lavoro, non è quello il problema, quelle sono regole del gioco che si accettano per arrivare all’obiettivo, partendo dalle proprie doti personali”.

    Non di solo successo e vittoria, dunque, si vive, dovrebbero ben saperlo tutti i ragazzi che si cimentano con lo sport e anche i loro genitori che spesso li caricano di aspettative, che hanno anche altri lati della medaglia come il sacrificio e la fatica, soprattutto se parti già ‘svantaggiato’ di tuo: “Quando hai un handicap – ha sottolineato Durante, ipovedente - è già un grande successo mettere un piede fuori di casa e vivere. Parlo a tutti quei genitori che tengono a casa i figli con qualche difficoltà fisica perché hanno paura ‘che si facciano male’. Invece devono tirarli su dalla sedia e farlo andare. Fai dei sacrifici prima ma poi ottieni quello che hai seminato”.

    Lo sport come scuola di vita, certo, ma anche come codice etico in grado di unire tutte le Nazioni del mondo sotto l’insegna della pace: “Quando 120 anni fa vennero riproposte le Olimpiadi – ha aggiunto la Stelitano – non fu solo per riproporre un evento sportivo, ma per riunire i giovani di tutto il mondo e renderlo più pacifico. Lo sport ha un suo codice etico, regole che tutti accettano e condividono e fa per questo da modello alle relazioni internazionali. Un esempio? Le Nazioni Unite hanno approvato la risoluzione della ‘tregua olimpica’. Una settimana prima e dopo la manifestazione devono essere fermati tutti i conflitti mondali. Ed è l’unica risoluzione approvata all’unanimità dai 193 Paesi aderenti. Lo sport è dunque il modello dei modelli. Puoi vedere squadre miste formate da palestinesi e israeliani, donne musulmane che lo praticano, atleti diversabili. Lo sport può sfruttare le possibilità che ha a livello internazionale laddove gli Stati non riescono da soli. Mettere un pallone nel mezzo del prato di un campo profughi può cambiare la vita di un bambino”.

    Paola Fantin

    (09/12/2011 Tg0-positivo)