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Dice il saggio ...
Possim te tenere manu moriens, possa io tenerti per mano morendo (Monsignor Pelloso)

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  • Il tabù della morte

    Il tabù della morte

    Una conferenza dell'Associazione Ecofilosofica di Treviso

    Dal concetto di sorella Morte che si accompagna agli uomini secondo natura cantato secoli fa con gratitudine da S. Francesco, alla rimozione a tutti i costi nei nostri attuali tempi. La morte. Un appuntamento che terrorizza, di cui non si parla volentieri e che viene esorcizzato per esempio portandolo sulla scena della televisione, nella speranza che accada solo agli altri mentre noi rimaniamo spettatori.

    Se n’è parlato con lo studioso Pierluigi Tosi qualche giorno fa a Palazzo Bomben – Ex Scuderia di Fondazione Benetton nell’ambito della rassegna “Caffè filosofico”, promosso dall’Associazione Ecofilosofica di Treviso.

    “Anche nei momenti delle esequie, il corpo viene addobbato come se fosse vivo – ha spiegato Tosi al pubblico, sempre numeroso agli incontri filosofici – Paradossalmente oggi il lutto è diventato un qualcosa da nascondere, un vero tabù. Ma anche la società è cambiata. Non esiste un gruppo sociale che non abbia una religione che faccia da collante, eppure oggi è la medicina a sostituirsi a essa. Non è più il parroco a organizzare come un tempo la vita sociale, ma il medico a scandire l’esistenza delle persone perché nascita e morte sono state medicalizzate. Noi viviamo in una società della crescita che è dipinta come il Paradiso in Terra e dove la sconfitta della morte è l’illusione più grande”. L’errore più tragico, dunque, secondo Tosi, è l’aver associato tramite la medicalizzazione la morte alla malattia, rendendola quindi potenzialmente guaribile e dimenticando che in realtà essa da senso alla vita. Gli oggetti, invece, sono diventati ‘magici’ perché non muoiono: “Sono gli oggetti elettrici, lucenti, resistenti che possono essere sostituiti rapidamente e senza rimpianti, come la moda. Sono gli edifici più imponenti costruiti in vetro e acciaio, apparentemente indistruttibili, pieni di spigoli taglienti che li rendono quasi inattaccabili. E non manca neppure la pubblicità sulle scoperte legate al Dna, il codice che sopravvive, la nuova frontiera dell’immortalità. Siamo insomma come delle macchine dove si può sostituire il pezzo, ma non soggette a una fine, mentre una nuova idea si sta facendo largo: trasferire tutte le nostre emozioni e pensieri su di un disco per diventare davvero immortali. L’uomo oggi crede, con la clonazione e la robotizzazione, di esser diventato un creatore come Dio e Dio è immortale”.

    Con quali drammatiche conseguenze? “L’allontanamento dalla Natura dove c’è ciclicità – aggiunge Tosi – e mutevolezza delle forme di vita. Aver velocizzato la nostra esistenza ci ha dato solo la pia illusione che, comprimendo i tempi della nostra vita, essa si dilati ad infinitum. Il narcisismo diventa così illusione infantile di onnipotenza che porta a una forma di profondo isolamento. Nel Cristianesimo la morte rappresenta il momento per un bilancio delle proprie azioni, per vedere come si è vissuto. Nel Medioevo, per esempio, l’uomo desiderava ardentemente sapere quando la morte si avvicinava, come nei poemi cavallereschi, oggi invece la fugge in tutti i modi al punto che quando sta per morire la nasconde anche ai propri cari”.

    Per info sui prossimi appuntamenti previsti fino a giugno 2012 www.filosofiatv.org oppure 338 92060612 (Sergio).

    Paola Fantin

    (07/11/2011 Tg0-positivo)