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Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: Consigli dal Cuore di Ruediger Schache

Dice il saggio ...
In ogni sforzo verso le cime, in ogni ascesa è contenuta una gioia indicibile. Un impulso interiore chiama irresistibilmente verso le altezze (Nicholas Roerich)

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  • I Segreti Rivelati nei Rotoli di Maria Maddalena

  • Legalità e rispetto, don Luigi Merola

    Legalità e rispetto, don Luigi Merola

    Al Collegio Pio X di Treviso

    Gli adulti hanno sempre più bisogno di trovare sé stessi, tra le pieghe di un mondo che non si riconosce più. Non è facile, perché spesso non c’è il tempo per fermarsi a meditare e a decidere vie differenti. Ma forse la soluzione è più vicina di quello che si pensi... nelle proprie case.

    La scuola, infatti forma i figli perché diventino futuri leader di un mondo sostenibile, equo, in pace e quello che apprendono viene condiviso in famiglia, influenzando potentemente le abitudini degli adulti. Proporre vie di riflessione e confronto con personaggi chiave del nostro tempo è il fil rouge che ha accompagnato passo passo gli studenti del Collegio Pio X di Treviso nell’ambito della “Settimana della cultura e della scienza – Fondazione Collegio Pio X per la Città”.

    Di grande spessore e umanità, i personaggi che si sono avvicendati tra martedì e venerdì scorso hanno portato tra i ragazzi le proprie esperienze concrete, i successi, le paure ma anche tanto ottimismo su quanto si può realmente fare, ognuno per la sua parte.

    Legalità e rispetto: don Luigi Merola

    “Quando parliamo di legalità intendiamo soprattutto il rispetto, ma spesso lo pretendiamo dagli altri (per esempio dallo Stato) e noi non ci impegniamo. Oggi, vi parlerò di cosa vuol dire essere cittadini. Io ho cercato di fare il cittadino in un quartiere di Napoli, chiamato Forcella”.

    Va subito dritto al dunque con i ragazzi incontrati al Collegio Pio X giovedì 27 ottobre don Luigi Merola, il giovane sacerdote napoletano noto per il suo impegno civico in uno dei quartieri più difficili della zona partenopea e per la sua opposizione alla camorra che da anni lo costringe a una vita blindata. Si muove con disinvoltura tra i giovani, improvvisando una recita con alcuni di loro: “Ecco, tu oggi sei don Luigi e sei appena arrivato nella piazza di Forcella. Prova a pensare cosa stai provando, quando due ti saltano addosso per perquisirti e tu pensi che siano degli agenti e scopri invece che sono uomini della camorra, mandati per controllare che tu non sia uno delle bande rivali, che in Campania sono 102. Pensi di essere protetto da quelle videocamere puntate su di te, ma poi ti dicono che appartengono ai boss, non alla polizia. Sai che lavorare in questo quartiere sarà rischioso perché vuol dire cercare di togliere i ragazzi dalla strada e quindi portare via manovalanza alla criminalità. Hai paura, ma la paura accompagna la vita di ogni uomo.” La svolta avviene quando una bambina, Annalisa Durante, rimane vittima di una sparatoria tra bande: “Se Annalisa avesse avuto un luogo dove stare sarebbe ancora tra noi. Invece l’unico luogo aggregante lì è la piazza, dove si spaccia. Ma quello che mi dico sempre è che non è possibile che solo il male faccia rumore”. Nel 2008, dopo un attentato alla sua vita molto grave, don Luigi trasferisce il suo impegno a Roma, al Ministero dell’Istruzione, come consulente esterno per la legalità, la cittadinanza e la costituzione. Nel 2010, diventa consulente per la commissione parlamentare antimafia e attualmente è parroco di S. Borromeo alle Brecce (Na). “La Chiesa non è fatta solo di preti pedofili e le mele marce vanno buttate, ma da una maggior parte che rischia la vita, costruisce ospedali, è in prima linea per aiutare” aggiunge con un tono che mette in luce tutto il suo sofferto impegno. E poi: “L’Italia non è un problema di sicurezza. Abbiamo bisogno di un esercito ma non quello militare, quando questo arriva è troppo tardi. Serve un esercito di educatori e di insegnanti che tornino a fare quello che sono. La scuola, come scrivo nel mio libro, ‘Il cancro sociale: la camorra’, è libertà. Conoscere è importante e invece di vivere la scuola come matrigna dovremmo viverla come madre”.

    Paola Fantin

    (04/11/2011 Tg0-positivo)