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Macrolibrarsi.it presenta Il Libro perduto di Enki di Zecharia Sitchin width=

Dice il saggio ...
Dicono che gli amici si vedono nelle difficoltà quando hai bisogno e l'amicizia si giudica col metro della borsa... Io dico invece che gli amici li vedi nella fortuna, quando le cose ti vanno bene e l'amico rimane indietro e tu vai avanti e ogni passo che fai è per l'amico come un rimprovero o addirittura un insulto. Allora lo vedi, l'amico. Se ti è veramente amico, lui si rallegra della tua fortuna, senza riserve... Ma se non ti è veramente amico, il tarlo dell'invidia gli entra nel cuore e glielo rode (Alberto Moravia (Nuovi racconti romani))

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  • Essere o non essere... biologico convenzionale?

    Essere o non essere... biologico convenzionale?

    Consigli di Michela Trevisan per La Spiga d'Oro di Treviso

    Dopo il caso delle contaminazioni da E. coli in Germania, dove si è ipotizzato la derivazione dai germogli di produzione biologica, si è riacceso il dibattito sulla effettiva superiorità nutrizionale degli alimenti prodotti secondo il metodo biologico, segnalandone anche la possibile pericolosità! (affermazione direi  infondata visto che i parametri igienici son uguali per tutti).

     Cerchiamo di analizzare insieme se complessivamente, tenendo conto del maggior costo di vendita, vale la pena di orientarsi verso l'acquisto di alimenti bio.

     Confrontare alimenti biologici con quelli convenzionali non è così semplice come potrebbe sembrare perché i due metodi di produzione partono da presupposti diversi. Vediamone alcuni:

    1)     Presupposti: l'agricoltura biologica cerca di agire in sintonia con la natura, preservando in questo modo la fertilità del terreno (una delle ricchezze maggiori che possiamo lasciare ai nostri figli!)

    2)     Varietà utilizzate: nel biologico si cerca di utilizzare piante autoctone perché essendo adattate all'ambiente avranno il minor rischio di ammalarsi (conservazione delle biodiversità), nel convenzionale la scelta ricade soprattutto sulla produttività mettendo l'agricoltore nella necessità di trattare con sostanze chimiche per proteggere dalle malattie le piante poco adatte a quell'ambiente, sostiene l'uso di OGM.

    3)     Metodi di produzione: nel biologico sovescio, falsa semina e rotazione sono metodi abituali che invece vengono raramente utilizzati nel convenzionale che predilige l'uso di concimazione e trattamenti antiparassitari

    4)     Prodotti: nell'agricoltura biologica la concimazione e gli eventuali trattamenti antiparassitari vengono effettuati con sostanze compatibili con l'ambiente.

     ...il punto uno rimane a volte solo in linea teorica perché in pratica negli ultimi anni molti agricoltori sono passati al biologico senza cambiare approccio, rimangono quindi legati alla produttività e al guadagno piuttosto che ad un'attività che rispetti l'ambiente nel suo complesso.

     Questo accade anche nella commercializzazione dei prodotti. Uno dei maggiori pregi della produzione biologica è quella del basso impatto ambientale...ma allora ha senso vendere e acquistare prodotti bio super confezionati (mele a 4 a 4, limoni in retina, merendine monoporzione ecc)?

     Per quanto riguarda la valutazione di una eventuale superiorità nutrizionale, gli studi scientifici fin qui effettuati, le cui sintesi sono state pubblicate in due articoli apparsi sull'American journal of clinical nutrition, si sono divisi in due approcci di confronto: il primo, mettendosi dalla parte del consumatore, confronta due prodotti simili (ad esempio carote o mele golden) senza tener conto della provenienza, il secondo approccio è invece dalla parte del produttore e quindi vengono confrontate stesse cultivar coltivate nella stessa zona, nelle stesse condizioni ma con le due tecniche diverse.

     Dagli studi effettuati si evince che  il contenuto di ceneri, vitamine e di antiossidanti sono superiori nei prodotti bio, anche se nella maggior parte dei casi le differenze sono veramente modeste...ma se, calandosi nello “spirito” del biologico, acquistiamo mele di vecchie varietà? Oppure farro, orzo, grano senator cappelli...

     La qualità del cibo che consumiamo non si può quindi basare esclusivamente sulla conoscenza della presenza di piccole quantità di vitamina C o di zinco in più...allarghiamo un po' lo sguardo...

     Gli alimenti derivati da produzione biologica tutelano l'ambiente in cui viviamo, è per questo che ci allontaniamo dal concetta del biologico quando acquistiamo alimenti a marchio bio, ma provenienti dall'altro capo del mondo oppure iperconfezionati o ancora molto raffinati (pasta bianca, riso bianco) o industrializzati, perché in questo modo il prodotto finale porterà con se un carico inquinante seppur partendo da un allevamento o coltura poco inquinante. Alcuni trattamenti industriali inoltre, possono avere un senso nei prodotti convenzionali come ad esempio la rimozione della cuticola esterna dei cereali (crusca) perché essa contiene la maggior parte dei residui di pesticidi presenti nel chicco, nel biologico la raffinazione provoca solo una pesante perdita per la nostra salute.

     Per quanto riguarda la pericolosità non vorrei banalizzare ricordando tutte le sostanze chimiche utilizzate nella produzione e nella trasformazione industriale, che quotidianamente vengono ingerite e respirate, molte delle quali non sono ancora ben studiate e per le quali non sono mai state studiate le interazioni a lungo termine per l'ingestione di cocktail di pesticidi, fungicidi, coloranti, conservanti che possiamo ingerire attraverso una sola cucchiaiata di yogurt alla frutta o in una merendina.

     Inoltre, nei prodotti convenzionali può capitare che i residui di sostanze chimiche siano al di sopra dei limiti stabiliti dalla legge o ancora, che vi sia più di un residuo come denuncia l'annuale dossier di Legambiente “Pesticidi nel piatto” dal quale emerge che, nonostante un progressivo miglioramento rispetto agli anni precedenti, nel 37% dei prodotti ortofrutticoli che finiscono sulle tavole italiane sono presenti residui di sostanze di sintesi, tracce di più di un composto chimico nel 45,7 delle mele, 49,8 delle pere, 47,16 delle fragole, 40,6 delle pesche e 44,4 dell’uva analizzate.

     Io sono complessivamente d'accordo con chi sostiene che “poco letame nei campi porta ad avere tanta “merda” nei piatti”, certo bisogna anche aggiungere per onestà intellettuale, che i parametri che definiscono l'agricoltura biologica sono ampi e interpretabili, sono stati ammorbiditi alcuni aspetti del regolamento per favorire chi passa dall'agricoltura convenzionale a quella con metodo biologico, ma questo non favorisce il cambiamento di approccio...passerò dall'usare il concime azotato inquinante ad uno meno inquinante per poter vendere un prodotto etichettato bio, non per salvaguardare l'integrità del suolo e la salute pubblica e dell'ambiente...

     In conclusione quindi sicuramente vale la pena di acquistare prodotti biologici, facendo attenzione però a non bruciare tutto il vantaggio ambientale acquistando prodotti eccessivamente confezionati o industrialmente elaborati; per quanto riguarda il pensiero “biologico” lo riprenderemo il prossimo mese parlando anche di produzione biodinamica.

    (12/09/2011 Tg0-positivo)