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  • Funghi e batteri per aiutare la vite

    Funghi e batteri per aiutare la vite

    Scenari futuri dell'agricoltura

    La microbiologia come strada alternativa alla chimica nella viticoltura, e non solo. Un “consorzio” di funghi, batteri, microbi iniettati nel terreno e utilizzati al posto dei fitofarmaci nella coltura della vite. Uno scenario avveniristico, certo degno di una scena del celeberrimo film “Avatar” del regista James Cameron, dove nel mondo primordiale di Pandora il popolo mantiene un legame empatico verso tutte le creature, in virtù di un legame biochimico tra le radici di ogni albero.

    Ma passando dalla fantascienza alla scienza l’impiego della microbiologia nella filiera produttiva agricola non solo diventa possibile, ma si è dimostrato in grado di aprire scenari futuri all’agricoltura. Di micorrize, i consorzi microbiologici che si sviluppano intorno alla della radice piante, se n'è parlato durante un incontro organizzato venerdì 27 maggio dall’azienda vitivinicola Serafini e Vidotto nella cantina di Nervesa della Battaglia dal titolo: “L’importanza della microbiologia nella filiera produttiva della vite: da Avatar al bicchiere”.

    La parola all’autorevole studioso Professor Giusto Giovannetti, ricercatore microbiologo, direttore del Centro Colture Sperimentali di Aosta. L’uso del consorzio microbiologico della rizosfera (i microrganismi che vivono in simbiosi con le radici delle piante) per migliorare la salubrità dei prodotti alimentari nasce infatti da una ricerca del professor Giovannetti che da sempre si muove nell’ambito delle biotecnologie, a basso impatto ambientale per individuare una nuova frontiera sulle modalità di produzione agricola in grado di aumentare le potenzialità delle colture e bonificare i terreni agrari. La nuova sfida consiste nell’utilizzare in viticoltura, le micorizze questa sorta di “esercito” microbiologico “alleato” della radice, per stimolare il sistema di autodifesa della pianta, abbassando l’intervento della chimica e rendere possibile un nuovo sviluppo della filiera produttiva agricola allo scopo di migliorare la salubrità e la qualità dei prodotti alimentari.

    La microbiologia potrà essere la chiave in grado di aprire nuove porte nel modo di fare agricoltura? Limitando l’uso della chimica sarà possibile ritrovare le radici di una nuova coscienza agricola? Sono solo alcune delle domande alle quali l’incontro rivolto agli addetti ai lavori, ma non solo, cercherà di dare risposta.

    Alla Serafini e Vidotto la sperimentazione nell’utilizzo delle micorrize da cinque anni è di casa. Due ettari e mezzo di vigneto di Cabernet Franc, Sauvignon e Merlot (i classici rossi del Montello) vengono coltivati con il metodo della filiera con micorrize. Il procedimento consiste nell’iniettare alle radici della vite un “consorzio” di microorganismi, ognuno con una propria funzione, per favorire lo sviluppo nell’apparato radicale della pianta e stimolare le autodifese. Il metodo, ad oggi in fase di ricerca e sperimentazione, ha permesso di ridurre l’impiego della chimica del 90%, semplicemente ricostruendo l’equilibrio che la natura avrebbe fatto da sola, prima dell’intervento della mano dell’uomo.

    BREVE BIOGRAFIA PROF GIOVANNETTI

    Giusto Giovannetti nasce ad Ascoli Piceno il 9 aprile 1948. Si laurea in Scienze Biologiche presso l’Università di Bologna nel 1973. Dal suo lavoro di ricerca emergono numerose pubblicazioni, osservazioni e scoperte relative al comportamento biologico di vari tipi di funghi e tartufi, che contribuiscono a chiarire le conoscenze sulla biologia dei funghi simbionti di interesse edule ed agrario. In particolare il risultato di alcune sperimentazioni ha contribuito in modo decisivo alla definizione della biologia e delle conseguenti tecniche di coltivazione di tartufi ed all’ uso dei consorzi microbiologici della rizosfera sia nelle coltivazione agrarie che nelle bonifiche dei suoli. Dal 1995 dirige il gruppo di ricerca della CCS AOSTA S.R.L. per la ricerca e la produzione di inoculi microbiologici per le coltivazioni agrarie . Dal 1990 collabora con il dipartimento di Valorizzazione e Protezione delle Risorse Agroforestali (DI.VA.P.R.A - Chimica Agraria) dell’Università di Torino, sulla ricerca pedologica degli ambienti tartufugeni e a vocazione fungina. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche in materia e di brevetti per la produzione di piante micorizzate ha aperto la strada a nuove metodologie per la produzione vivaistica delle piante tartufigene. fornendo un contributo fondamentale alla coltivazione di tartufi e funghi non ancora utilizzati.

    Il progetto sull’impiego della microbiologia nella filiera produttiva della vite del Centro Colture Sperimentali di Aosta è stato condotto in collaborazione con il Consiglio Nazionale della Ricerche (Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa), la Cia, Confederazione italiana agricoltori e la Federconsumatori.

    (17/06/2011 Tg0-positivo)