Condividi: Ok Notizie Technorati Virgilio Facebook
Mail Tg0+Scrivi alla redazione di Tg0-positivo

Macrolibrarsi.it presenta il libro: The China Study

Dice il saggio ...
Non credo al proverbio che, per saper comandare, bisogna saper obbedire (Napoleone)

Altri link utili nelle seguenti categorie di Tg0-positivo:
Tu sei unico » Riflessioni » Sociale

La libreria di Tg0-positivo - Cerca tutti i libri che vuoi e altri prodotti originali a prezzi speciali su Macrolibrarsi
  • Le cinque scimmie

  • L'autodisciplina per arrivare al sé

    L'autodisciplina per arrivare al sé

    (segnalato da Fausto Maraldi)

    Non indulgere a bassa dottrina, non vivere senza vigilanza. Non indulgere a falsa opinione, non compiacerti del mondo. Non eccitarti, non inebriarti, vivi secondo profittevole Disciplina. Chi vive secondo Disciplina vive gioiosamente in questo e nell’altro mondo

    Dhammapada (Detti del Buddha)

    La disciplina è una necessità chiesta all’uomo dalla vita stessa.

    Non v’è tappa del suo tirocinio terreno che non sia scandita da regole a cui egli deve conformarsi: dalla scuola all’azienda, dalla famiglia alla società. L’uomo, sia esso di temperamento anarchico o borghese, si adegua di fatto alla disciplina imposta. I dolori inizierebbero se e quando gli venisse prospettata la possibilità dell’autodisciplina da imporre a se stesso prendendo le mosse dall’unico punto di indubitata certezza a cui costantemente si appella anche quando ignora il suo appellarsi: il proprio soggetto.

    L’azione voluta dall’Io, perciò autodisciplinata, è il primo grado superiore di pratica della Libertà. È sperimentabile che nell’uomo ordinario questa possibilità risulti ignota o incomprensibile. Egli sovente trae persino un oscuro vanto (tamas) della propria incapacità ed ignoranza: «Sono fatto cosí e nulla può cambiarmi!».

    Anche le grandi religioni non amano affatto l’idea, per esse pericolosa o blasfema, di autodisciplina: appare come esempio sintomatico che nei poderosi volumi dell’Enciclopedia Cattolica tale voce sia assente, mentre è rintracciabile la “disciplina” nell’unica accezione di una sorta di flagello usato un tempo per vigorose penitenze corporali.

    Le individualità sane tra gli indagatori dell’occulto sanno con chiarezza che le regole della ricerca implicano l’elaborazione della vita interiore e che questa non si produce da sé ma si attua attraverso la prolungata ripetizione di ferree discipline, produttive di forze autonome dalla potenza degli istinti, che mantengono l’uomo vincolato ad una sfera di sofferta cattività del tutto opposta alla Luce che è sempre sul punto d’affiorare nell’autocoscienza.

    Poiché le definizioni lapidarie sono spesso di scarsa sostanza per il cuore umano, vorremmo riflettere un poco sui caratteri o qualità (certamente non esaustivi) dell’uomo disciplinato, sperando che alla fine rimanga un senso, un’impressione, la cui natura possa venir riconosciuta dall’anima.

    La disciplina (si parla di disciplina col sotteso significato di autodisciplina) è un requisito chiave in ogni aspetto della ricerca e della trasformazione interiore, e al contempo è in se stessa un beneficio primario derivato dalla pratica degli esercizi. Abbiamo tutti bisogno di disciplina; riconosciamo in molti la sua importanza. Alcuni sono anche in grado di trarre da essa una speciale gioia, e bisogna enfatizzare il fatto che, senza una minima disciplina, anche il piú profondo e sacro testo della Sapienza resterebbe solo un libro tra i tanti.

    Ecco alcuni caratteri distintivi di un individuo disciplinato:

    un individuo disciplinato impara ad orientarsi verso gli obiettivi che si è posto. Egli sa quello che vuole ed il pensiero è in accordo con la volontà, costantemente consapevole dell’obiettivo. Una persona disciplinata forma pensieri chiari in merito al modo di giungere alle sue mete, o quantomeno all’impegno per raggiungerle, e anche se i metodi le sono stati forniti da altri, li utilizzerà senza pregiudizi, almeno sino a quando questi le appariranno comprensibili, controllabili e sensati;

    una persona disciplinata è sempre disposta ad impegnarsi. In parole semplici, non si può raggiungere niente senza lo sforzo necessario a raggiungerlo. E mentre la stragrande maggioranza degli studiosi pratica un sentiero spirituale a parole, ama fare programmi ed è incessantemente “proprio sul punto di cominciare ad impegnarsi seriamente”, l’individuo disciplinato viene spinto dalla disciplina che lo distingue, a muovere realmente, per cosí dire, un piede dopo l’altro e a fare veramente quelle cose di cui gli altri seguitano a parlare;

    una persona disciplinata produce energia. Non essendo né pigro né evasivo, l’individuo disciplinato possiede il potere d’iniziativa. Spesso è in grado di praticare il piú strenuo lavoro spirituale anche in solitudine, senza sollecitazioni o suggestioni di amici o di figure carismatiche, poiché impara a trarre forze dal proprio essere. Egli irradia una serena vitalità e mai lo si sentirà lamentarsi di essere troppo stanco per fare ciò che è necessario fare;

    una persona disciplinata agisce con vero coraggio. Il coraggio per essa diviene l’abitudine ad agire nonostante i brutti ostacoli che si trovano sul cammino; nonostante i piú neri ed ingannevoli suggerimenti travestiti da pensieri che vengono sussurrati dall’invisibile alla coscienza; è la volontà di andare avanti quando il mondo si disumanizza e si pietrifica. Il coraggio è una necessità pratica della vita: nell’avversione e nella collera del mondo circostante, nella stanzetta dove si medita sempre avvinghiati al proprio peggiore nemico;

    una persona disciplinata non si arrende. L’individuo comune è grande nel fare progetti, e talvolta anche nell’incominciarli. Ma dopo un iniziale scoppio d’entusiasmo, rallenta, si autogiustifica e lascia perdere. È una triste considerazione che una vasta maggioranza di ricercatori non giunge alla disciplina per soddisfare le esigenze conformi a raggiungere gli obiettivi a cui anelava. Una persona capace di disciplina è spesso la personificazione del detto: “Chi si arrende non vince mai e il vincitore non si arrende mai”;

    una persona disciplinata è realista. Vivendo con i piedi ben piantati sulla terra, sperimentando reali fatiche e difficoltà, non è interessata affatto a conquistare irreali castelli di fantasia. Essa è disponibile ad impegnarsi, con sé e con gli altri, per ottenere risultati concreti, sperimentabili; perciò evita con cura il fanatismo e l’astrazione. Può osservare con ammirazione il lavoro di uno spazzino in strada ed essere disgustata nel dover ascoltare un frivolo cicaleccio sul significato filosofico dell’Iniziazione;

    una persona disciplinata è in grado di superare delusioni e scoramenti. Tutti pensiamo che il nostro dolore sia il peggiore che esista; ma una persona disciplinata accetta la propria umanità e anche se sente di poter fare grandi cose, sa che sconfitte, dolori, fallimenti e delusioni sono parte della vita. Le persone senza disciplina sembrano sfaldarsi quando le cose vanno male. Ma la vera disciplina significa molto di piú del restare fedeli ai propri ideali quando le cose vanno per il verso giusto: tutti sono in grado di rimanere in piedi se il terreno è solido. Chi incarna la disciplina rimane dedito alla sua opera anche davanti alla morte;

    un individuo disciplinato dà forma all’anima. Egli, non ponendo limiti di tempo al suo essere disciplinato, costruisce stabili qualità interiori completamente diverse dai moti capricciosi dell’anima sollecitati dal decorso degli avvenimenti. La forza della disciplina si configura in saldezza, dedizione e illimitata pazienza. Questi sentimenti sono soltanto allusi dai nomi usati per indicarli: vengono sperimentati come parti di un organismo che si forma nell’interiorità dell’anima stessa: un organismo dotato di proprie forze e di capacità conoscitive.

    Siamo riusciti a suscitare una impressione, seppure minima, del carattere della disciplina? Un gesto, un passo trasformatore sul sentiero della Luce e della Vita interiore sarà perlopiú impossibile, a meno che non si abbia la disciplina per perseverare con generosità, contemporaneamente accettando se stessi e facendo il massimo per superare se stessi, senza tener conto di quanto questo diventi difficile. Il lato positivo di ciò è che, quando si coltiva la disciplina, subentra un effetto valanga; il tempo non passa inutilmente: l’uomo comune, smarrito e passivo, non potrebbe nemmeno immaginare quanta forza e capacità possieda una persona disciplinata.

    Nel mondo, gli uomini si dividono in due grandissimi gruppi: maestri e discepoli. Questo è un segreto che i piú ignorano ma che gli studiosi dell’Occulto possono intuire. Chi non conosce questo segreto sta ancora dormendo. Non sono gruppi distinti: ogni uomo che vive sulla terra è, per destino, maestro di qualcuno e discepolo di altri. L’esoterista porta lentamente queste misteriose tessiture a consapevolezza, e allora inizia, con l’autodisciplina, a soddisfare le elevate esigenze che il rispetto e l’amore per il prossimo impongono a chi si avvede delle responsabilità connesse con la trama karmica dell’educazione umana. Egli inoltre suscita o riaccende una consapevole potenza di devozione: condizione preliminare necessaria a ciò che l’Insegnamento chiede per essere il vivente veicolo dello Spirito.

    Franco Giovi

    (28/04/2011 Tg0-positivo)