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Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: Tesla lampo di genio di Massimo Teodorani

Dice il saggio ...
Un uomo che dubita di se stesso è come se si arruolasse nell'esercito nemico, prendesse le armi contro se stesso. Rende certa la propria sconfitta in quanto egli è il primo a esserne convinto (A.Dumas)

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  • Homo Radix, appunti per un cercatore d'alberi

    Homo Radix, appunti per un cercatore d'alberi

    Intervista a Tiziano Fratus

    Quando ha iniziato a vagare per cercare questi monumenti della Natura?

    Alcuni anni fa. Sin da piccolo sono stato particolarmente affascinato dalla natura: per anni i miei amici, se così si può dire, sono stati gli insetti, più che i miei coetanei; non ho mai avuto molta fortuna con le persone, con gli esseri umani, fondamentalmente non li capisco, non so cosa vogliano, cosa cerchino… forse le stesse cose che cerco e provo e desidero anch’io, ma spesso mi trovo di fronte a reazioni che non so valutare. In natura è tutto più semplice, e anche la fedeltà, la coerenza nei comportamenti conta quanto il talento, la capacità di fare quella determinata azione. Crescendo mi sono interessato molto anche al paesaggio, che è l’elemento maggiormente presente nella mia scrittura poetica, e che è stato anche un concetto cardine della casa editrice artigianale che ho costruito e diretto nell’ultimo lustro: la poesia è un prodotto della terra, è stato il nostro motto. Gli alberi hanno iniziato ad essere davvero vistosi, a diventare dei veri e propri poli d’attrazione durante i viaggi che ho fatto negli Stati Uniti e a Singapore, lì, in mezzo a quelle grandi città, in primis appunto la metropoli asiatica e New York, ho trovato questo modo di vivere gli spazi verdi della città, di due città così grandi e popolose, andando non per musei o per monumenti – o per negozi… - ma per alberi. Tornato poi a casa ho iniziato a rivalutare la bellezza della mia regione, e dell’Italia anche da quetso punto di vista. E le scoperte – per me – sono state molte.

    Cosa prova quando si trova di fronte a queste creature secolari?

    Ho cercato di spiegarlo e mi ci è voluto un libro di 310 pagine, Homo Radix. E’ davvero difficile dirlo. E’ la tipica domanda che mi hanno fatto durante e interviste e alla fine mi sono trovato a dare una risposta breve e spesso sintetica motivata più dai bisogni della comunicazione che da quello che potevo effettivamente raccontare. E’ una miscela di sensazioni, di emozioni… c’è serenità, c’è meraviglia, c’è anche quel senso di scoperta che oggi, nell’epoca in cui viviamo, sembra assolutamente passata, tramontata. E’ una miscela e va vissuta, è una di quelle cose, o meglio, di quelle esperienze che alla fine conta vivere.

    Quali sono gli alberi che più l'hanno impressionata?

    Ce ne sono di alberi che mi hanno impressionato per la loro grandezza e per l’ingegneria vegetale, botanica che li sostiene, come il ficus macrophylla dell’orto botanico di Palermo, gli eucalipti del sud della California, i faggi di Entracque e i platani gemelli di Campiglione Fenile, qui in Piemonte. E le indimenticabili sequoie della California, che ho visto a Big Sur, la storica cittadina dove vissero Kerouac e Miller, e che non sono nemmeno i più grandi del mondo. Ho amato molto poi i cipressi di Monterey, un albero che a suo modo mi piace visceralmente, un po’ come il tasso, un’altra specie che amo istintivamente, animalmente, da quello quattro centenario di Cavandone, nel verbano-cusio-ossola agli esemplari più giovani. E i calocedri, le sughere, le querce in generale. Poco mi ha invece impressionato il famosissimo Castagno dei Cento Cavalli nel Parco dell’Etna, che testimonia quanto ridicolo possa diventare anche un albero millenario se ridotto a classico monumento del turista… in generale, a parte le straordinarie bellezze che si possono incontrare nei parchi, nei giardini e negli orti botanici, preferisco comunque alberi selvatici che sono cresciuti lontani da qualsiasi insediamento umano. Dai filmati che si possono vedere in internet ci sono alcuni alberi che vorrei vedere e non ho mai visto: i Kauri della Nuova Zelanda, nell’isola settentrionale, la Angel Oak di 1400 anni, un quercus virginiana che sta nel sud degli Stati Uniti, e gli eucalipti d’Australia, che superano i cento metri di altezza.

    Come è stato accolto il suo libro? C'è sete di alberi?

    Molto bene. Molto meglio di quanto mi aspettassi.

    C’è molta sete di alberi e di conoscenza delle diverse specie presenti nei territori. Le persone non immaginano quanta biodiversità sia presente.

    Come è stato passare dall'esperienza fisica della ricerca e dell'incontro con l'albero alla descrizione letteraria?

    E’ stata una grande sorpresa. E anche un mistero perché le due esperienze si completano, sono complementari.

    Come sta il patrimonio arboreo monumentale italiano?

    La fortuna del patrimonio arboreo italiano sta nel fatto che i grandi e vecchi alberi, generalmente, non hanno bisogno dell’uomo: se la sono cavata per secoli e possono continuare a farlo, fino all’inevitabile morte. Ci sono esempi di malcura o di voluta scempiaggine, come testimoniano diverse pubblicazioni dedicate agli alberi monumentali e nelle quali si ricordano grandi alberi che non esistono più. E purtroppo c’è anche l’amara constatazione che spesso i privati che hanno questi alberi non ne capiscono nulla. Detto questo va sottolineata quanto cresciuta sia la sensibilità nei confronti delle aree verdi, delle alberature delle città, dei parchi, della richiesta da parte della cittadinanza di valorizzazioni e momenti di approfondimento legati alla natura e alle piante. L’Italia ha mole aree verdi, tant’è vero che il dieci per cento del territorio italiano è coinvolto dalla gestione di parchi di varia natura, siano essi oasi, riserve speciali, parchi collinari, fluviali, montani, provinciali, regionali o nazionali.

    Cosa farebbe se fosse Ministro dell'Ambiente?

    Promuoverei intensi programmi per le scuole medie e superiori, inserirei l’ora di botanica obbligatoria in tutte le scuole, incentiverei le risorse disponibili nei parchi e in tutte le strutture di tutela del verde, promuoverei una migliore ed efficiente segnaletica delle specie arboree presenti nei parchi pubblici. Cercherei di avvicinare musei di scienze naturali, orti e altri enti alla scuola, per favorire la coltivazione di orti sperimentali in cui far lavorare direttamente gli studenti… insomma le cose che si potrebbero fare, al di là del celebrare la Giornata Nazionale dell’Albero, sono moltissime.

    Può segnalarci alcuni scrittori interessanti, italiani o internazionali, che hanno scritto dei libri per lei fondamentali riguardanti gli alberi?

    Una valanga… Jean Giono, Nalini Nadkarni, Murray Bail, Carlo Cassola, Les Murray, Mario Rigoni Stern, Valido Capodarca, Robert Frost, Francesco Biamonti, Mauro Corona, Hermann Hesse, Jacques Prévert, Jacques Brosse, Rudi Palla, scienziati e botanici dei secoli XVII, XVIII, XIX, e molti altri.

    *****************

    Tiziano Fratus è un uomo radice, è cresciuto nella pianura bergamasca e sulle colline del Monferrato; dal 2006 vive ai piedi delle Alpi Cozie, in un villaggio in Val Sangone fra le riserve naturali dei Laghi di Avigliana e del Monte San Giorgio.

    Dopo una serie di innumerevoli viaggi e di numerose pubblicazioni, ha pubblicato Homo Radix. Appunti per un cercatore di alberi, volume dedicato alla storia, alla geografia e alla letteratura di alberi centenari e monumentali in Italia e nel mondo, ai propri vagabondaggi alberali, strettamente connesso ad un archivio di fotografie di alberi che ha superato i mille esemplari e che è oggetto di esposizioni.

    (10/02/2011 Tg0-positivo)