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Dice il saggio ...
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  • Un futuro senza luce?

  • Il bullismo, un fenomeno inquietante

    Il bullismo, un fenomeno inquietante

    Se n'è parlato al convegno di Treviso il 31 gennaio scorso

    È più forte della media dei ragazzi ed è più grande della sua vittima prediletta. Può essere indifferentemente maschio o femmina. Vuole potere e autoaffermazione, è impulsivo, non ha sensi di colpa e spesso va anche bene a scuola ed eccelle nello sport, diventando così un modello tra i più piccoli. L’identikit del bullo, dunque, potrebbe adattarsi a moltissimi ragazzi che incontriamo ogni giorno ed è la prova che serpeggia un disagio giovanile sul quale riflettere.

    Se n’è parlato al convegno “Amicizia”, organizzato dalla Provincia di Treviso in collaborazione con la Commissione Provinciale per le Pari Opportunità, il 31 gennaio scorso, a conclusione di un percorso di studio sul fenomeno della violenza e del disagio minorile. Tra le varie iniziative promosse anche il progetto “Anime Graffianti”, rivolto a studenti, famiglie e insegnanti delle Scuole Medie Inferiori della provincia, per la prevenzione e la sensibilizzazione al fenomeno del bullismo.

    Il bullismo, abuso di potere tra i più giovani

    Il bullismo è un’azione che mira deliberatamente a far del male a un’altra persona. È persistente e per le vittime è difficile riuscire a fuggire e a difendersi. Il bullo manifesta una vera e propria intenzionalità: vuole offendere o far del male a lungo e frequentemente. “Se il bullo è più forte della media dei ragazzi – ha commentato Gianfranco Lusito, comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Treviso -, la vittima è più debole dei suoi pari. La vittima si sente isolata e ha paura di parlarne con qualcuno, perché teme le ritorsioni. Questo la conduce all’isolamento. All’abbandono scolastico. A vere e proprie patologie psichiche”.

    La situazione sembrerebbe senza via d’uscita, dove il più debole soccombe necessariamente al più forte. Ma per Lusito non è così: “Esiste una terza categoria in queste dinamiche e sono gli osservatori. Gli osservatori legittimano tali condotte, accettandole, tacendo, fingendo di non vedere. Favoriscono il fenomeno, che è così di gruppo e al gruppo bisogna prestare attenzione”.

    Il bullismo non è un fenomeno che rientra nella normale crescita dell’adolescente e non si verifica solo nelle periferie o tra le categorie sociali più povere, ma a tutti i livelli: “Il bullo non è un ragazzo insicuro, ha moltissima stima di se stesso e se gli altri lo sostengono la alimentano. La vittima, d’altro canto, deve imparare che non può difendersi da sola, serve l’aiuto degli insegnanti, dei genitori, degli amici e delle istituzioni. È giusto che i ragazzi riconoscano la rabbia e imparino a esprimerla. Non è un’emozione negativa, ma va riconosciuta ed espressa nel migliore dei modi”.

    Il bullismo, un reato agli occhi della Legge

    Il bullismo, però, non è solo un fenomeno sociale o una ‘ragazzata’ come taluni la definiscono, ma è perseguibile dalla legge perché spesso conduce all’estorsione (da 1 a 5 anni di reclusione e una multa da 500 a 2 mila euro), alle minacce, ai furti, alle lesioni e alle ingiurie: “Quando i diritti della persona vengono violati – ha spiegato Luisa Napolitano del Tribunale di Treviso – lo Stato interviene. Spesso ci sono bambini che si dimostrano aggressivi e spietati con la vittima perché non hanno percezione dei loro e dei propri sentimenti. Ma chi subisce può avere molte reazioni. Il Tribunale dei Minorenni di Venezia ci ha raccontato di due casi molto gravi, dove nel primo la vittima ha reagito contro una ragazzina bulla cercando di strangolarla, mentre nel secondo una ragazzina rumena, oggetto di pesanti e continue ingiurie, si è buttata dalla finestra perché non riusciva più a tollerare la situazione. Comportarsi dunque con leggerezza, in un’età in cui i ragazzi stanno andando verso le loro responsabilità, è sciocco. Le azioni di chi viola regole di amicizia e leggi dello Stato hanno queste e altre conseguenze”.

    Cittadinanza partecipata

    “Chi prova solitudine o ha difficoltà allora a chi si rivolge? – ha aggiunto l’assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Treviso, Alessi De Mitri – Si rivolge ai propri coetanei che hanno gli stessi problemi. Da qui l’alcolismo sempre più dilagante anche nella nostra provincia che adesso coinvolge anche ragazzine di 12 anni o il bullismo. Servono progetti in cui impegnare i ragazzi, come hanno dimostrato le iniziative di cittadinanza partecipata. Tantissimi ragazzi, alla fine del percorso, hanno deciso di continuare a collaborare con le associazioni in cui avevano operato per aiutare anziani e disabili. Tra di loro, ci sono grida di aiuto che è difficile intercettare e quindi ai ragazzi chiedo: se notate qualche disagio andate e a riferirlo a chi può fare qualcosa. Non si tratta di fare la spia ma di salvare una vita”.

    Paola Fantin

    (31/01/2011 Tg0-positivo)