Condividi: Ok Notizie Technorati Virgilio Facebook
Mail Tg0+Scrivi alla redazione di Tg0-positivo

Macrolibrarsi.it presenta il libro: Il Meglio di Te con il Coaching

Dice il saggio ...
Ciò che il denaro fa per noi non ci compensa di quello che noi facciamo per lui (G.Flaubert)

Altri link utili nelle seguenti categorie di Tg0-positivo:
Tu sei unico » Riflessioni » Sociale

La libreria di Tg0-positivo - Cerca tutti i libri che vuoi e altri prodotti originali a prezzi speciali su Macrolibrarsi
  • Il Vero profeta Autore: Mac

  • Meditazione, non solo una tecnica ma anche uno stile di vit

    Meditazione, non solo una tecnica ma anche uno stile di vita

    Come rendere più piacevole la propria vita seguendo una pratica antica come l’Uomo

    Per chi vuole intraprendere un sentiero spirituale, uno dei più grandi problemi consiste nel coniugare la propria vita di tutti i giorni con una pratica come, per esempio, la meditazione. Non esistono regole fisse da seguire alla lettera, perché ognuno porta con sé la propria esperienza. Di certo, però i Maestri del passato e del presente possono darci alcune indicazioni per evitare trabocchetti o deragliamenti, così da partire da qualcosa di tangibile.

    A parlarne in una conferenza il 15 dicembre scorso al Centro Cultura Insieme di Mogliano Veneto www.redgfu.it/insieme/ , il dottor FABIO BATTILANA, membro dell’associazione RedGFU che da tempo affianca alla sua attività professionale di medico anche un consapevole percorso personale, fatto di esperienze, di confronti e incontri da condividere con gli altri.

    Spesso pensiamo che la meditazione ci aiuti a evitare ciò che è spiacevole e che ci dis-turba. In realtà, la vera pratica, secondo Fabio Battilana, consiste nell’accogliere tutto ciò che si presenta. Insomma, lungi dall’essere un’azione per soli ‘santi’, la meditazione ha lo scopo di aiutarci ad accettare tutto quello che viviamo, con allegria.

    E come incanalarci allora su questo cammino?

    Dare il benvenuto a tutto

    Secondo la tradizione buddista, tutto questo è possibile servendosi della gentilezza amorosa e dell’equanimità, in sostanza lasciando che il fuoco dell’Amore ci guidi.

    “Una vera pratica non consiste solo di atti formali o ritiri intensivi. Questi sono supporti – ha spiegato Battilana – In realtà, non ci sono dogmi o comandamenti, né esiste una forma di bene o di male, ma semplici principi su cui basarsi”.

    Ci sono comunque dei requisiti da coltivare perché essa sia efficace e utile alla nostra esistenza: “Non si può praticare nella quotidianità se non possediamo un retroterra di allenamento fatto di calma e quiete mentale, perché essere consapevoli momento per momento non è un’opera semplice. Pensiamo che persone come il Dalai Lama siano al di sopra di certe dinamiche, ma non è detto che anche in esse non si trovi il lamento. L’importante però è non identificarsi. Perché questa è una ‘via del piacere’ e solo nella capacità di rimanere nel momento presente c’è la capacità del vero piacere. Anche una mente brada – ha precisato Battilana – sperimenta il piacere ma in essa vi è poi la Paura di vedersi portare via quello che è suo”.

    Vivere momento per momento

    Insomma, a soldoni, praticare la vera meditazione non significa sedersi su di un cuscino e starsene lì, così. Certo, può essere d’aiuto per raggiungere la concentrazione, ma meditare significa in realtà vivere momento per momento. “Nello Zen quando suona la campanella, il discepolo si alza e va a farsi una camminata o va in cucina. Non c’è differenza tra le azioni ma continuità – ha aggiunto il dottor Battilana – Ci diciamo: non ho tempo per meditare. Oppure: sono talmente preso dal meditare... Ma tu non hai forse tempo per respirare, disse un Maestro? Il respiro non è forse sempre con noi? E allora perché non utilizzarlo facendo le cose normali, come lavare i piatti, cucinare o studiare insieme qualche lingua antica? Il vero problema sta nel fatto che non siamo abituati a concentrarci, ma piuttosto a disperderci con una mente che vaga in giro per il pascolo”.

    Il segreto di una buona pratica, dunque, consiste in pochi essenziali e difficili elementi: concentrazione, presenza e osservazione, laddove le persone non sognano più di vivere la vita o lasciarla vivere allo stato brado, ma ‘ci sono’. Qualcosa di simile accade anche con la Psicoterapia, una tecnica che si basa sull’osservazione e sulla consapevolezza.

    Il momento buono per iniziare

    Ci chiediamo allora: quando posso svegliarmi al momento presente? Riuscirò mai a iniziare? E come capire quando è il momento giusto?

    Per Battilana, ogni momento è possibile. “Se non ora, quando? Se non qui, dove? Se non io, chi? Queste sono le domande guida per iniziare la pratica. L’energia in ognuno di noi è pronta per essere utilizzata. Il problema è che la maggior parte di essa viene sprecata a tener a bada certe pulsioni, per esempio, quando non vogliamo vedere la nostra inadeguatezza. La mente tira su delle barricate perché il pensiero non affiori, invece il fatto di accettarlo ci da sollievo. Mi permetto così di sentirmi inadeguato, perché do il benvenuto a tutto. Invece ci diciamo: anche stavolta ho sbagliato tutto. E la mente rafforza questo pensiero, va a ripescare nel lontano passato tutti i fotogrammi simili e li proietta nel futuro. Si tratta di un vero dispendio di energia. Accoglierlo mi permette di essere quello che sono. E posso anche fallire, ma quell’esperienza mi insegnerà comunque qualcosa. Insomma, sposto il focus non su ciò che faccio, ma su ciò che produco. La più antica meditazione buddista, la Vipassana, portata in Occidente da alcuni americani, ci insegna proprio la capacità di osservare la nostra vita quotidiana, per capire, non per giudicare. Il giudizio implica uno spreco di energia che mi impedisce di capire l’altro, entrando così con lui in sintonia”.

    Entrare in sintonia con l’altro non è un vezzo che il buon praticante decide di introdurre nella propria vita perché lo ritiene opportuno. Fa parte della pratica stessa, perché ognuno di noi ha tutto dell’altro. Se noi proiettiamo sull’altro le nostre aspettative, quando ci riscuotiamo e lo vediamo con le sue grandezze ma anche con le sue meschinità, viviamo un vero dramma. Ma se siamo centrati, riusciamo a capire che quello che è suo è anche nostro. La sua inadeguatezza, la sua insicurezza, la sua paura, ma anche il suo coraggio, la sua abilità, le sue capacità diventano chiare anche in noi stessi e non riusciremo più a condannare o a giudicare l’altro, potremo solo amarlo per tutto quello che è, per sempre e a qualsiasi condizione. I nostri bisogni, infatti, implicano in primis un bisogno di Amore che ci dica che ‘è quello che è’.

    A lato pratico, bisogna dire che il respiro aiuta nella pratica della meditazione così come aiutano tecniche psicologiche che migliorano la qualità di vita della persona. Ma senza un Maestro o una Scuola o un Centro, mancherà quel quid necessario al salto che serve per intraprendere un percorso spirituale. “La meditazione può portarti alla liberazione – ha sottolineato Fabio Battilana – perché destruttura l’Io, ma senza un Maestro si rischia di prendere pan per focaccia e di stare in un proprio mondo onirico, pensando che sia tutto quello che dovevamo raggiungere”.

    Un bisogno di Assoluto

    Il punto di partenza, dunque, è il qui e l’ora.

    “Si parte da un bisogno che diventa sempre più grande man mano che il tempo passa. È un vero bisogno di Assoluto – ha aggiunto Battilana – e noi diamo così il benvenuto a tutto, all’Assoluto che si manifesta in vari modi. Non c’è un comandamento da seguire, ma un’apertura al momento presente. E questo atteggiamento personale alimenta in noi anche la Fiducia o la Fede come vogliamo chiamarla. È il bisogno di incontrare la divinità, senza intermediari. La senti come una chiamata. Quando arriviamo a vedere le tante intenzioni che stanno dietro a un’azione, sapremo finalmente perché agiamo davvero”.

    Piccolo vademecum per la buona pratica

    1.      Innanzitutto, riconoscere la nostra motivazione profonda e l’intenzione che colora il come e il perché;

    2.      diventare coscienti, qualcosa di molto potente che ci rende più determinati;

    3.      vedere l’effetto delle nostre azioni. A volte ci comportiamo in modo superficiale ma se ne vediamo l’effetto non possiamo chiudere gli occhi. Tutti siamo infatti interdipendenti e quello che facciamo ha delle ripercussioni sugli altri.

    4.      renderci conto di ciò che è appropriato per ogni circostanza ed essere creativi utilizzando i mezzi giusti. “Io per esempio – commenta Battilana – per essere certo di esser presente in alcuni momenti non mi dimentico mai di entrare in un posto con la gamba sinistra e di uscirne con la destra. Ma ognuno può inventarsi un proprio sistema personale”;

    5.      utilizzare nel modo appropriato il linguaggio e l’energia della parola;

    6.      ricordarsi di essere consapevoli. “Un Maestro vietnamita – racconta Battilana – faceva risuonare le campane e tutti si fermavano. Anche qui ognuno può elaborare il proprio sistema, come attendere che il cellulare suoni qualche squillo, invece di gettarvisi subito sopra”;

    7.      senza il sostegno della pratica formale è pura illusione poterla inserire nella propria vita;

    8.      ogni azione può risvegliare la mente, anche una semplice doccia. E quando ci renderemo conto che la Realtà è fatta di ogni esperienza che viviamo, essa diventa il Maestro. Tutto viene così utilizzato per stare meglio, esser felici e seguire la ‘via del Piacere’.

    Chi segue una via spirituale, insomma, è un vero e proprio rivoluzionario, perché questa non è la strada per i Santi ma per tutte le Persone che calpestano il suolo di questo ed altri Mondi.

    (16/12/2010 Tg0-positivo)