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Macrolibrarsi.it presenta il libro: The China Study

Dice il saggio ...
Gli sbagli non sono soltanto una parte della vita che bisogna accettare: sono indispensabili per vivere una vita piena (B.Day)

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  • Dopo di noi, il diritto alla vita

    Dopo di noi, il diritto alla vita

    Il punto della situazione a Treviso

    Cosa accadrà di noi quando le famiglie verranno meno? E cosa ne sarà della nostra vita, in mezzo agli altri se nessuno ci darà l’opportunità di viverla?

    Domande importanti per ognuno di noi ma vitali se a porsele sono persone affette da disabilità che quando resteranno sole dovranno contare su di una famiglia più allargata: la comunità civile in cui vivono. A queste domande il progetto ‘Dopo di Noi’ della Provincia di Treviso sta cercando di dare risposta.

    Il progetto ‘Dopo di Noi’ in Provincia di Treviso

    Dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) all’adozione, da parte dell’Assemblea Generale dell’Onu, della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, il tema ha trovato una pratica attuazione in molti contesti locali, grazie ai Ministeri, alle Regioni, alle Province, ai Comuni, alle Asl, alle Fondazioni, alle Cooperative, al Terzo Settore. Ed è proprio da questa crescita sociale di tutto il territorio che nel 2003 ha preso il via un progetto voluto dall'allora ministro del Welfare Roberto Maroni con il quale la provincia di Treviso ha ottenuto un finanziamento di 2.214.867,79 euro a parziale copertura del valore totale di un progetto di 9.758.986,80 euro. “Da questi finanziamenti – ha spiegato Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso, ente coordinatore, al convegno ‘Dopo di noi’, tenutosi il 1 dicembre scorso per fare il punto sulle strutture e i servizi socio assistenziali di accoglienza per persone in situazione di handicap grave prive di adeguata assistenza familiare - sono nate così sei strutture per l'accoglienza di persone con disabilità, collocate in tutto il territorio provinciale, che soddisferanno 108 richieste, garantendo una casa e relazioni di vita alle persone con disabilità nel momento in cui verrà a mancare il sostegno familiare”.

    Le sei strutture sono state aperte a Motta di Livenza (gruppo appartamento di 6 ospiti), a Preganziol (comunità alloggio di 20 ospiti), a Volpago del Montello (comunità alloggio di 20 ospiti), a Susegana (struttura sanitaria assistita di 10 ospiti), a Vazzola (comunità alloggio di 12 ospiti) e a S. Vendemiano (residenza sanitaria assistita per 30 ospiti) per un totale di 108 ospiti.

    Una vita come tutti, in mezzo agli altri

    “Da quando esiste l’uomo, ci sono delle priorità che danno sicurezza e dignità all’essere umano – ha spiegato Eugenio Anzanello, presidente della Cooperativa Madonna dei Miracoli, gestore del gruppo appartamento di Motta – Il lavoro e un luogo dove dormire. Il gruppo appartamento nasce proprio dal voler dare la possibilità di trovare casa a chi non può rimanere in famiglia. Nel tempo, la cultura verso il disabile si è modificata. Siamo passati a una concezione del Settecento in cui era vista come una ‘cosa’ da emarginare a una cultura antropologica degli ultimi 25 anni dove si fa attenzione agli aspetti della normalità. E dare una casa fa parte della normalità, soprattutto in un contesto condominiale in un centro come Motta. I cittadini di Motta ci dicono spesso che è bello vedere queste persone che camminano nella piazza con sicurezza. La disabilità è una normale condizione di vita. Invece di avere i capelli rossi o biondi, hanno la disabilità”.

    “È bello vederli che vanno al lavoro prendendo la corriera da soli e poi alla domenica mattina a Messa, in mezzo a tutti gli altri – ha aggiunto Alessandra Del Pin, presidente della Fondazione Zaina Bernardi per la struttura di Susegana – o in vacanza al mare col gruppo giovani del paese”. “Con i famigliari abbiamo anche creato un gruppo mutuo-aiuto e incontri individuali. I gruppi di cucina, le uscite nel territorio, poi stimolano profondamente le persone disabili a rapportarsi con il mondo esterno di cui fanno parte anche loro” ha sottolineato il rappresentante della Fondazione Handy Hope, Andrea De Vido per la struttura di Vazzola.

    Quando il pubblico funziona

    Caso a parte, per la gravità degli ospiti accolti, è la residenza sociale assistita “Papa Luciani” di S. Vendemiano, gestita dal ‘Cesana Malanotti’ di Vittorio Veneto: “Qui ci sono disabili con prevalenti bisogni sanitari – ha spiegato il suo presidente, Maurizio Venturino – Non bastano più le famiglie, le case appartamento o le comunità alloggio, servono altre risposte. Questa struttura è la prova che la rete di enti pubblici, composta dalla Conferenza dei sindaci Ulss 7,dall’Ater di Treviso, dall’Ulss 7 e dall’Ipab Malanotti, funziona e funziona in modo efficiente. Ma costa molto e mantenere gli stessi standard di servizi affrontando questa difficoltà è la sfida del futuro”.

    I risultati fino a oggi ottenuti dimostrano insomma “che l’impegno tra pubblico e privato funziona – ha commentato Angelo Pavan, presidente della Fondazione ‘Il nostro domani’, presentando le due strutture di Preganziol e Volpago del Montello – E di questo dobbiamo ringraziare mons. Fernando Pavanello che, come dice lui spesso, dopo tanto tempo di anticamera ha rivoluzionato questo modo di vedere la disabilità, creando tante piccole comunità nel territorio che valorizzano le stesse famiglie. Il nostro augurio è che i tempi di ristrettezze economiche non sacrifichino gli sforzi sociali”.

    A tal proposito Remo Sernagiotto, assessore regionale ai servizi sociali, ha annunciato al convegno che nel 2011 porterà “in campo idee, buone idee che investano e capitalizzino sulle persone disabili; la Regione proseguirà nei percorsi della domiciliarità a favore dei disabili, della residenzialità, dei centri educativo-occupazionali (Ceod); ma in particolare rafforzeremo gli interventi per l’inserimento al lavoro. Il ‘Dopodinoi’ va inteso come possibilità di vita indipendente per i disabili; magari non sarà possibile per tutti ma, in generale, dal 2011 cominceremo una nuova stagione di investimento su questo capitale umano meraviglioso che ha sempre un sorriso nel salutarti”.

    Paola Fantin

    (09/12/2010 Tg0-positivo)