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Macrolibrarsi.it presenta il libro: La Scienza dell'Invisibile di Massimo Citro e Masaru Emoto

Dice il saggio ...
Quando una persona lesina sulla propria salute, di solito si rende infelice (R.Sockeman)

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  • Il mio orto biologico Autore: Accorsi-Beldi

  • Lo sviluppo emozionale armonioso può aiutare a vivere megli

    Lo sviluppo emozionale armonioso può aiutare a vivere meglio la realtà

    Una conferenza del dottor Fabio Battilana

    Non si comincia mai dal nulla ma sempre partendo da sé, vedendo e rivedendo costantemente quello che ci fa bene e quello che ci fa male, così da riscoprire l’intima natura con cui siamo venuti al mondo.

    La via da percorrere è dunque un instancabile e continuo lavoro su se stessi per ‘ritornare bambini’, perché proprio da lì un giorno tutto ha avuto inizio.

    È questo il percorso indicato dall’analisi bioenergetica, dal Buddhismo e da molti saggi e sapienti di tutti i tempi che il dottor Fabio Battilana ha illustrato nel corso della conferenza tenuta il 24 novembre scorso al Centro Culturale Estrada di Treviso , nell’ambito del ricco calendario proposto ogni anno dall’associazione.

    Ciò che siamo, oggi, dunque, si radica profondamente in quel primo periodo della nostra esistenza quando, piccolissimi, dipendevamo totalmente dagli adulti.

    Fin da bambini, ostaggi di un sistema

    Il neonato nasce in una cultura specifica ed è vittima di un sistema di vita al quale deve giocoforza adattarsi. “Quando nasce, il neonato è tutto amore, è tutto vita istintuale – ha spiegato Fabio Battilana – E proprio questa vita istintuale è l’intima natura con cui siamo venuti al mondo e che dobbiamo riscoprire. Essa infatti si plasma attraverso l’esperienza che modifica, nel bene e nel male, questo impulso naturale di apertura verso l’esterno. La vita istintuale determina le emozioni, dalle quali poi dipenderanno un giorno i nostri pensieri e così le azioni e i comportamenti. Il neonato è totalmente identificato con le pulsioni della vita istintuale che mirano al soddisfacimento dei propri bisogni. In lui, c’è un’istintiva capacità di amare ed egli è in grado di attivare qualsiasi madre in una relazione affettiva sana di attaccamento, anche se questa è per esempio depressa. Gli adulti dovrebbero aver fiducia nella sua vita istintuale, invece bloccano questa capacità di espansione”.

    Vita istintuale

    >

    emozioni

    <

    pensieri

    >

    azioni/comportamenti

    <

    autocoscienza

    Così un neonato non può decidere se gli piace o non gli piace essere portato all’asilo nido, perché il vero sé – tutto conglobato con le pulsioni – deve adattarsi al sistema.

    “Capita di sentir dire i genitori, soprattutto in passato, ‘lascialo piangere vedrai che smette’. Certo che smette, perché non ha più energia. L’adulto crede che il neonato abbia un qualcosa di malvagio che cerca di correggere, invece dovrebbe favorire l’autoregolazione delle pulsioni”.

    Il neonato cerca di relazionare la madre verso di sé e se non ci riesce deve arrangiarsi come può. Se è il bambino a doversi adattare alla madre, avrà tutta una serie di problemi, mentre se è il contrario, il bimbo attiverà tutte le possibilità intrinseche che gli appartengono. Egli non ragiona, sente il sentire ed molto molto più sottile.

    Il contatto affettivo con la madre, infatti, soddisfa i suoi bisogni ‘bioenergetici’: esistere, poter aver aiuto, essere sostenuto, autoaffermarsi, amare sessualmente. Anche la madre deve sapersi relazionare con la vita istintiva del neonato, ma non deve aver paura di esser toccata nel profondo. Più semplice a dirsi che a farsi, perché spesso le risposte che la madre da al proprio bambino non sono coscienti, ma derivano da una struttura caratteriale propria, che ognuno si porta dietro. “Se il genitore ha problemi di tipo erotico, allontanerà il bambino che cerchi un contatto naturale di quella qualità e il bambino lo percepirà e lo memorizzerà”. Cosa fare allora? “Ci vuole empatia – ha aggiunto Battilana – e uno scambio energetico affettivo che permetta al neonato di autoregolarsi e aver fiducia di sé e dei propri istinti, senza influenzarlo. Dobbiamo sapere che se modificheremo la vita istintuale del bimbo, modificheremo il progetto che è in lui, perché lì si trova e lì va cercato. Certo, non è facile metter mano a tutto questo, lo possiamo considerare un modello a cui aspirare, ma noi siamo qui per lavorare in funzione di un futuro che può essere migliore. La cosa importante non è arrivare alla fine, ma stare nel processo e nelle sue esperienze. Tutti noi riceviamo un imprinting che rappresenta il nostro destino, quello che ci portiamo appresso. Dunque, il lavoro non è facile ma l’importante è saper dove andare. Restando in questo cambiamento, si attiva un processo corpo/mente, essenziale per l’individuo”.

    La via della Ritrasformazione

    Quello che è stato di noi in passato e quello che si è impresso nella nostra memoria cellulare e psicoemotiva è dunque il bagaglio che ci portiamo dietro, che ci rappresenta. Da lì non si fugge. Ma un bagaglio si deve anche poter aprire, per vedere cosa ci tiriamo appresso. E non è detto che fare questo lavoro sia più difficile – o più facile – che tirarci dietro il peso di una valigia senza conoscerne il suo contenuto. E' però molto importante sapere che il nostro concetto di ciò che è bene e ciò che è male è stato inscritto nel nostro sistema neurovegetativo, proprio in quei primissimi anni di vita. Bisogna dunque fare esperienze per riprogrammare la nostra interiorità.

    È necessario ritrasformarci.

    “Ne possiamo uscire solo attraverso un grandissimo lavoro su noi stessi – ha sottolineato il dottor Battilana –, difficile, ma l’importante è che possiamo uscirne. Secondo me la vita ha un fine benigno e, anche nelle prove più dure, c’è un filo di evoluzione, ma bisogna riuscire a mantenere aperto il fuoco del proprio obiettivo. Per arrivare al ‘Regno dei Cieli’, che è qui, bisogna ritornare bambini. E lo possiamo fare solo attraverso la continua osservazione di noi stessi, con un vedere e rivedere quello che ci fa bene e quello che ci fa male. Per evitare il ‘dispiacere’, infatti, noi blocchiamo e riduciamo la nostra energia, la nostra capacità di espansione. Si blocca lo slancio vitale, che porta a un minor senso di noi stessi e a un’incapacità di fidarci della vita, che così ci chiude. Solo seguendo ‘il piacere’ si arriva invece alla vita istintuale originaria, dunque al nostro progetto.”

    Se per esempio, un bambino si trova in un ambiente di disagio – asilo nido, ospedale etc. – si crea una contrazione che va a finire nelle viscere e si trascina negli anni. In tal senso, il primo anno di vita gioca un ruolo determinante e così pure fino ai 5-6 anni di età.

    Alla ricerca del nostro progetto perduto

    Perseguire ‘il piacere’ non può in qualche modo alimentare il nostro ‘ego’, spingendoci su di un cammino che lo rende fine a se stesso? “L’ego punta al potere e spesso il potere si confonde con il piacere – ha spiegato Battilana – La via spirituale invece è una via contro il potere, perché persegue la via del piacere per arrivare al nostro progetto originario, quello che ci è stato dato. Devo cercare questo progetto per poterlo esprimere, altrimenti tradirò il motivo per cui sono venuto al mondo. Il mio compito è cercare di ritrovare lo slancio che avevo all’inizio, anche quando avrò 90 anni. Solo così arriverò al piacere che intendo”.

    Piacere. Amore. Felicità. La via del percorso interiore è quindi un tentativo di trovare il piacere in un mondo che non da – o che io credo che non dia – il piacere. Ed è una via che tutti dobbiamo seguire per stare meglio, perché il piacere è lo scopo finale della nostra esistenza. “L’individuo è caratterizzato da tre istinti – ha aggiunto il dottor Battilana – Quello di conservazione dell’individuo, della specie e della socialità, perché l’essere umano, debole, ha bisogno degli altri. È il principio della felicità: non esiste la felicità individuale ma la felicità per far sì che gli altri siano felici. È il massimo piacere che possiamo provare e il massimo amore”. E ancora: “Pensiamo all’egoismo. L’egoismo, in realtà, non ha un’accezione morale. No, è l’incapacità di creare uno sviluppo armonioso della persona ed è un qualcosa che si è inceppato nella natura evolutiva. Ma se ho provato cosa vuol dire egoismo, so che nasce da un’intima sofferenza. Mi tutelerò, certo, ma non mi relazionerò più come se fossi pronto ad affrontare una lotta senza quartiere, sarò invece disposto all’apertura. Capirò che certi comportamenti non sono una offesa al mio io, ma una incapacità di chi incontro ad aprirsi”.

    Se non ritornerete come bambini...

    E poi? Cosa accadrà dopo, proseguendo su questo cammino di lavoro interiore alla riscoperta del nostro progetto originario?

    Secondo Battilana, più andremo avanti nel sentiero spirituale, meno presa le emozioni avranno su di noi. Faremo esperienze profonde e aumenteremo la nostra sensibilità. “Sentirò lo stesso il freddo e il caldo delle emozioni, ma influiranno meno sul mio comportamento. E a quel punto potrò vedere quello che mi fa bene e male e scegliere, essere padrone di gestire la mia interiorità e non essere sballottato in qua e in là dalle emozioni. Per fare questo è necessario sviluppare il polo della consapevolezza. Consapevolezza ed emozioni devono cominciare a conoscersi. Non sono io la mia Paura, ma essa è una parte di me. Posso conoscerla e vedere di ciò che è fatta. Sentirò molto di più e potrò vibrare molto di più, avrò insomma un senso di me. È ovvio che l’emozione ci domini: essa è composta da un’energia primordiale. Siamo tutt’uno. Ma allora o scappo, o cerco di manipolare l’aggressione o cerco di gestire questa emozione. Di conoscerla. Cerco un contatto. E io ho fiducia nella fondamentale bontà della nostra vita istintuale”.

    Se ci rapportiamo in modo sano con le emozioni, arriveremo allora a incontrare la nostra vita istintuale, il nostro vero sé, la nostra pura energia originaria. In tal senso l’emozione è una grande occasione.

    Questa via potrebbe apparentemente sembrare più semplice di quello che ci aspettavamo. Magari pensavamo di dover leggere chissà quanti libri o di dover incontrare chissà quale guru in cima alla montagna per farci dire da lui chi noi siamo.

    Invece, tutto quello che ci serve è già con noi. Ma è proprio qui la parte più difficile.

    Proprio perché è già con noi, non ne sospettiamo neppure l’esistenza e, quindi, non possiamo ‘osservarlo’. “È una grande fatica, ma io ho un grande ottimismo nel fare questo percorso – ha commentato Battilana – È il metallo vile che dentro il vaso dell’alchimista si trasforma in vita istintuale, in slancio d’amore. I modi per fare questa strada non mancano: c’è chi preferisce la meditazione, chi lo yoga ma anche la via della Qabbalah o altre strade. Ognuno è portato per qualcosa. Non conta cosa, l’importante è esserci. Possiamo fare di tutto e di più, se abbiamo la consapevolezza ma se essa ci manca possiamo anche sapere tutto, ma non ci servirà a nulla. Non ritorneremo come bambini, in questo modo. E questa è la strada”.

    Paola Fantin

    Le foto delle albe e dei tramonti sono stati realizzati da Paola Fantin.

    ©

    (25/11/2010 Tg0-positivo)