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Dice il saggio ...
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  • Carta di Treviso, vent'anni dopo

    Carta di Treviso, vent'anni dopo

    Rispetto per la dignità umana e massima qualità dell’informazione in un mondo che sta facendo i conti con mezzi di massa sempre più nuovi

    Rispetto per la dignità umana e massima qualità dell’informazione in un mondo che sta facendo i conti con mezzi di massa sempre più nuovi (Facebook, Youtube, Blog e Siti on line per citarne alcuni), dove il rispetto per bambini e adolescenti non è così disciplinato. Sono solo alcuni dei messaggi lanciati da esperti e operatori nella settimana dal 4 all’8 ottobre tenutasi nella sede della Provincia di Treviso, in occasione del ventennale della Carta di Treviso, documento e codice deontologico varato e approvato nel 1990 dall’Ordine dei Giornalisti e da Fnsi di intesa con Telefono Azzurro e varie istituzioni. Sei giorni di attività, convegni e talk show per testimoniare il lavoro compiuto e ricordarsi che la strada intrapresa è ancora tutta in salita: “Quando nelle redazioni giornalistiche – ha spiegato al convegno nazionale del 5 ottobre “Sbatti il bimbo in prima pagina” il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, Gianluca Amadori – arrivano notizie che riguardano bambini e adolescenti si discute su come è giusto comportarsi. Vent’anni fa non era così. Oggi, invece il giornalista si assume la responsabilità di agire in un modo che sia costruttivo per il minore. Non è sempre facile, ci sono notizie che non si possono non dare e magari coinvolgono minorenni. È necessario garantire rispetto sia al diritto di cronaca che ai diritti dei bambini”. Tutti devono, però, fare la loro parte, anche chi “opera nelle pubblicità e negli intrattenimenti televisivi”, ha aggiunto Amadori.

    La Carta di Treviso trae ispirazione dai principi della Convenzione Onu che, nel 1989, sancì il divieto di ‘interferenze arbitrarie o illegali nella vita privata del bambino’. “Secondo questo documento – ha precisato Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro –, il diritto di cronaca può subire limitazioni di fronte all’esigenza di proteggere un bambino. Il 17.4% di bambini interpellati nel 2004 ha dichiarato di guardare, da solo, spettacoli col bollino rosso mentre il 22.6% ha paura di essere rapito e il 16.2% teme attentati terroristici. Certe notizie possono dunque generare ansia, paura, violenza o addirittura insensibilità.” L’applicazione della Carta di Treviso dipende molto dagli operatori del settore: “Il cinico non è fatto per fare il giornalista – ha sottolineato Paolo Dal Ben del Sindacato dei Giornalisti del Veneto -, ecco. Uno dei miei primi maestri era solito dirmi che bambini e animali fanno sempre notizia. Invece, bisogna rispondere ai propri lettori e alla propria coscienza. La Carta di Treviso è un contributo fondamentale per difendere la qualità dell’informazione e del giornalismo, al di là di ogni pressione. La crisi ha esasperato cosa fa e cosa non fa notizia, mentre bisogna poter fare dignitosamente il proprio lavoro, proteggendo gli elementi deboli su cui si scrive”. Ma per far sì che i diritti dei fanciulli vengano rispettati serve una cultura dell’infanzia “dopo secoli in cui non ha avuto alcun valore – ha precisato Lauro Paoletto, direttore della Voce dei Berici – I giornalisti non hanno solo il compito di difendere questi diritti, ma compartecipano anche alla creazione di questa cultura, in una società adulto-centralizzata, condizionata dal mercato, che per appagare gli adulti chiede piuttosto ai piccoli di adattarsi”. Una cultura dell’infanzia dunque che deve accompagnare, passo dopo passo, la crescita civile ed etica di ogni società.

    (12/10/2010 Tg0-positivo)