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  • Per una società più sostenibile

    Per una società più sostenibile

    Arriva da Treviso l'Uovo di Colombo che risolverà definitivamente il problema rifiuti

    La sostenibilità è una fonte di innovazione e di vantaggio competitivo, soprattutto in settori chiave dell’economia come l’edilizia. Se n’è parlato nello workshop il 28 agosto scorso a Ca’ Foscari (Venezia), in occasione della Biennale di Architettura.

    In quell’occasione, sono state presentate soluzioni per il pensiero sostenibile che hanno visto attorno allo stesso tavolo la ricerca italiana rappresentata dalle Università - con l’intervento del prof. Carlo Bagnoli di Ca’ Foscari, dello Iuav di Venezia e dell’Università di Padova - , gli enti pubblici e le aziende leader – il Centro Riciclo di Vedelago, Ca’ Filiera, Veneto Casa e Banca Popolare Etica - in grado oggi di proporre esperienze concrete che stanno già cambiando il mondo intorno a noi. Un momento importante, dunque, nel quale è stato possibile fare il punto della situazione per darsi delle priorità e decidere nuove vie da percorrere. “Si è trattato di una sorta di imprimatur – ci ha spiegato Carla Poli che ha fondato la società di Vedelago 11 anni fa – per un lavoro che portiamo avanti da ormai 20 anni e che abbiamo presentato come esperienza nel corso dell’incontro, sottolineando i benefici per tutti: i cittadini fanno la raccolta differenziata, certi che quanto selezionato verrà riciclato praticamente del tutto, le aziende fanno prodotti con materiali di recupero e impiegano maggior manodopera e il ciclo si chiude, originando al contempo una nuova filiera produttiva che non avrà più bisogno di discariche”.

    Da tempo il Centro di Vedelago, del resto, fa parlare di sé ovunque, ponendo sotto gli occhi di tutti l’inevitabile equazione: i rifiuti sono una materia preziosa – detta ‘materia prima seconda’ - che può essere recuperata, ritornare bene di consumo e poi riciclata nuovamente, in un processo pressoché infinito che dimostra, inequivocabilmente, come il cosiddetto rifiuto non riciclabile è invece riciclabile.

    L’Uovo di Colombo per una società più sostenibile

    Oggetti di plastica, vetro, legno, metallo e quant’altro vengono fatti scorrere su di un nastro trasportatore che li divide. Poi, attraverso un processo detto di ‘estrusione’, cose grandi come cassette, tavoli e sedie sono macinate fino a diventare un granulato che tornerà a essere tavoli e sedie o qualsiasi altro prodotto nel campo dell’edilizia e dell’industria plastica dove è possibile impiegarlo (betonelle, cordonate stradali, pozzetti, vasche raccolta acque di scarico e presto anche negli asfalti, canaline per scarichi d’acqua, bancali, salvaprato per parcheggi, panchine, sedie, tavoli etc.). Un’esperienza che rappresenta l’uovo di Colombo non solo per un Paese come l’Italia che solo nel 2009 ha incenerito 238 mila tonnellate di rifiuti plastici cosiddetti ‘non riciclabili’, ma anche per il resto del mondo: “Prendiamo un esempio per tutti – ha aggiunto Carla Poli che il 25-26 settembre sarà alla manifestazione organizzata da Beppe Grillo, a Cesena, proprio per portare a un più vasto pubblico la sua esperienza – I pali di legno che segnano i percorsi della laguna di Venezia durano circa due anni, perché poi vengono attaccati dai microrganismi della laguna. Il nostro materiale, riciclato e riciclabile, non è attaccabile e dura almeno mezzo secolo e anche di più. E ancora: una pavimentazione che in genere assorbe l’acqua non va bene e, secondo le norme Uni di riferimento, noi riusciamo a ottenere composti impermeabili. Per questo investiamo nella Ricerca e nei ricercatori, perché i loro studi dei materiali per creare sostenibilità ci danno la tranquillità che proviene dal sapere”.

    Ma dato che vale sempre il detto ‘nemo propheta in patria’ ma anche che ‘chi esce dalla porta, poi entra dalla finestra’, il Centro Riciclo, dopo aver aperto impianti ed esportato l’esperienza in tutto il mondo, ha risvegliato oggi anche l’interesse italiano. Dal Centro di Vedelago è nata così Ogle - dal nome dell’ultimo pianetino scoperto - che favorisce le fabbriche di nuovi prodotti in Italia: manufatti per le pavimentazioni (ultimo esempio, la nuova pista ciclabile di Pescara); scandole (coppi dritti per i tetti); gadget come portapenne) in un processo di riciclo e di sapere che si perfeziona continuamente: “Il Progetto PROWASTE, inserito come Eco-Innovation dalla Comunità Europea è nato da una idea innovativa di Ogle, condivisa da tre aziende spagnole e dal Consorzio Cetma (Cittadella della Ricerca di Brindisi), – ha spiegato Carla Poli – e, premesso che fin dalla produzione di manufatti si devono utilizzare materiali facilmente riciclabili, si potranno continuamente riutilizzare gli stessi materiali per nuovi articoli chiudendo veramente il “ciclo del riciclo”. La nostra innovazione consiste nell’inserimento di poltrusi in fibra di vetro, pure da riciclo, nei nuovi profilati che acquistano in tal modo la resistenza necessaria e quando devo riciclare i materiali non devo destrutturarli”.

    Una nuova economia che restituisce alla Terra ciò che le ha tolto

    L’esperienza dello workshop a Venezia ha messo dunque in evidenza la necessità di investire sulla filiera del ‘dopo prodotto’. La strada è tracciata e la Regione Veneto vede oggi serie opportunità lavorative secondo sostenibilità: “Ma è necessario che la ricerca ci accompagni e che vengano creati altri centri come Vedelago, affinché i cicli vengano chiusi nei territori di partenza, senza spostamenti. Chi dice che la crisi sta finendo e che finalmente ritorneremo come prima, non sa quello che dice. Dobbiamo andare verso un altro tipo di economia, sostenibile. Il mondo tutto questo lo ha capito, l’Italia invece ha ancora remore mentali. Il Governo deve dare indicazioni e autorizzazioni precise per spingere su questa strada. L’ente pubblico ha una grande responsabilità, come dimostrano Avellino e Benevento dove la Regione alla fine ha dato l’autorizzazione all’impianto e la Sardegna dove 600 mila abitanti vengono serviti da un nostro impianto. Dalla Terra abbiamo preso qualcosa e dobbiamo restituirla, ma senza modificare di nuovo la Terra. L’economia dell’usa e getta ha fatto oggi il suo tempo o il rischio è di ritornare all’età delle caverne.”

    Piccoli mattoni che, insieme, creano una base solida

    Per far questo, chi sta ai vertici deve prendere decisioni lungimiranti ma chi vive nella società civile deve cominciare a maturare una consapevolezza che crea una base solida su cui costruire.

    Per questo, il Centro Riciclo di Vedelago, come ogni anno, il 16 ottobre prossimo premierà gli Istituti scolastici della Provincia, nell’anno scolastico 2009/2010, hanno aderito al progetto di educazione ambientale “Ciclo e Riciclo”, ideato dal Centro stesso. Piccoli mattoncini che, insieme, creano però solide basi: “Qualche anno fa – conclude la Poli – ho conosciuto degli studenti di scuola media ora iscritti alla Facoltà di Economia Sostenibile a Venezia. Mi hanno avvicinata e mi hanno confessato che quando erano bambini sono venuti al Centro di Vedelago. ‘Quella esperienza ci ha cambiato la vita ed eccoci qui’ mi hanno detto. Mi è venuta la pelle d’oca e questo mi ha ripagato di tante fatiche e difficoltà”.

    Paola Fantin

    (23/09/2010 Tg0-positivo)