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  • Tecniche di giardinaggio Autore: AAVV

  • La madre di tutte le guerre

    La madre di tutte le guerre

    Un progetto speciale condiviso da quattro province venete per non dimenticare la Grande Guerra e i suoi luoghi

    Gli studiosi sono sempre più concordi nell’affermare che l’Europa avrebbe subito, in realtà, un unico conflitto mondiale, la Grande Guerra, iniziata nel 1915 e ripresa, con una pausa di mezzo, nel 1939.

    L’importanza strategica di questo evento che devastò il Veneto e cambiò le sorti di un continente con ripercussioni in tutto il resto del mondo ha spinto così le quattro province di Belluno, Treviso, Venezia e Vicenza a unire le forze per organizzare insieme le commemorazioni del 100° anniversario dalla fine del conflitto, che cadrà proprio nel 2018.

    L’incontro è avvenuto venerdì 23 luglio, a Pieve di Livinallongo nella sala comunale di Taulac (Bl). In questa occasione, sono stati presentati il sito internet e la nuova guida istituzionale “Ecomuseo della Grande Guerra” dedicata ai principali luoghi della Grande Guerra in Veneto (campi di battaglia, fortificazioni, monumenti, cimiteri, sacrari e zone di interesse storico), con il duplice scopo di accompagnare turisti e studiosi alla visita attenta delle tracce lasciate dalla storia, ma anche di riportare l’attenzione su siti troppo spesso dimenticati.

    “Perché occuparci della Grande Guerra? – ha esordito l’assessore alla Cultura della Provincia di Treviso, Marzio Favero, anima del progetto – Perché la densità di testimonianze sopravvissute nel territorio non sempre sono conservate come si dovrebbe. Qualche mese fa, sono state spazzate via delle trincee nel Trevigiano per far posto al vigneto di un agriturismo, quando le stesse avrebbero potuto creare valore aggiunto all’attività privata. Ma vorrei ricordare anche i viali della Rimembranza rimossi perché gli amministratori non sapevano più a cosa servivano o al sacrario di Nervesa della Battaglia che ha infiltrazioni d’acqua. Eppure, il luogo più frequentato dai visitatori – oltre mezzo milione ogni anno – è la Cima Grappa, segno che il tema è ancora sentito e interessa un pubblico attento e sensibile. Una cosa che non dovrebbe sorprenderci, visto che la Grande Guerra fu la madre di tutte le guerre e trascinò le masse popolari a essere protagoniste della nazione e poi a dare vita ai movimenti politici della nostra Repubblica. Fu anche il motivo principale per il quale si diffuse l’elettrificazione del Paese, per esempio: i soldati che avevano patito buio e disagi nelle trincee furono una massa critica che pretese questo servizio”. Un progetto condiviso da quattro province venete, in particolare quella di Belluno che è stata interessata in modo particolare dal conflitto: “Ci siamo riuniti qui a Livinallongo – ha spiegato l’assessore alla Cultura della Provincia di Belluno, Daniela Templari – perché è un luogo che ha molto da dire sulla Grande Guerra. Qui è passata la prima linea e c’è rimasta. Qui abbiamo cambiato Stato, Regione, Provincia in un colpo solo ed è un processo ancora da metabolizzare del tutto, qui ci sono tantissime trincee e gallerie e resti di quello che fu la Grande Guerra nelle nostre zone”.

    La guida – che è in distribuzione negli Iat delle province interessate – si suddivide in tre parti, corredate da cartine e utili indicazioni per raggiungere i luoghi, ingresso libero o a pagamento, numeri di telefono e info sull’apertura: l’Ecomuseo delle Prealpi Vicentine, l’Ecomuseo delle Dolomiti Bellunese e l’Ecomuseo del Piace, del Grappa e del Montello. “Non è stato possibile censire tutto, come per esempio le collezioni private, che è davvero tantissimo – ha spiegato il coordinatore del comitato scientifico, Luca Baldin –, ci siamo occupati piuttosto di quello che è accessibile al pubblico. Dobbiamo ammettere però che i privati hanno fatto molto di più delle istituzioni, allestendo musei a volte anche piccoli come una stanza”. “Lo Stato non può lasciare che i Musei deperiscano – ha concluso Marzio Favero, lanciando una provocazione – Certo, molto potranno fare anche i volontari, ma servono investimenti significativi. Basta un pilone in meno sul Ponte di Messina”

    Il sito on line www.ecomuseograndeguerra.it, ancora in fase di costruzione, oltre ad avere le stesse informazioni in formato elettronico, proposte di itinerario e immagini satellitari in 3D, permetterà di essere parte attiva di questo progetto accedendo al wikigrandeguerraveneto e offrire il proprio contributo in termini documentali con informazioni, studi ecc., partecipando anche alla discussione attraverso il forumgrandeguerraveneto.

    Da non perdere...

    Il ciastel d'Andrac

    Il Ciastel è il simbolo della valle di Livinallongo. I suoi ruderi sorgono accanto alla ss. 48, che da La Plié da Fodom sale al Fauzare. Al km. 102 a sinistra si incontra la stradina che scende all'omonima località Ciastel. Dopo il bosco appare arroccato sopra un masso, in posizione dominante sulla valle, fra il Ru de Valparola e il Ru de Ciastel. Fu sede amministrativa e militare (vedi Profilo Storico) che raggiunse il massimo splendore sotto la guida dei principi-vescovi di Bressanone, nonchè punto strategico per il controllo dei traffici e della viabilità: da Bressanone attraverso il Jou delle Erbe, la Val Badia e la Valparòla si poteva raggiungere l'Alto Agordino, Belluno, Venezia. Era collegato con Laste, Rocca Pietore, Avoscan, Alleghe tramite segnalazioni visive (fuochi). Fu inoltre baluardo contro le mire espansionistiche di Venezia: le Dolomiti erano molto appetibili sia per il legname, che per l'attività estrattiva.

    Quest'ultima era presente anche poco lontano dei ciastel, a Colle S. Lucia, giurisdizione di Andrac. I vescovi infatti sfruttavano le miniere del Fursil (vedi Colle S.Lucia). Vi si estraeva il ferro e molti forni fusori si trovavano nella zona, uno all'interno del castello stesso. I lingotti venivano poi trasportati lungo il Teriòl de la Véna (vedi it.27) fino a Bressanone.

    Il ciastel, restaurato molte volte nel corso dei secoli, perse la sua importanza con la cessazione dell'attività estrattiva (1753-55 ca.), nonchè per le mutate condizioni politiche (secolarizzazione dei principati ecclesiastici). Nel 1808 fu venduto a privati. Nel 1850 fu spogliato del tetto e degli arredi. Durante la prima guerra mondiale fu danneggiato. Venne abbandonato negli anni di maggior povertà delle popolazioni, rimase soltanto il corpo centrale e qualche rudere. Solo dopo lo sviluppo turistico la Regione Veneto ha elaborato dei progetti di restauro, attualmente in fase di realizzazione (dal 2011, il castello sarà aperto al pubblico, ndr.). Un altare ligneo appartenuto alla cappella del castello si trova ora nella chiesa di Andrac, località vicina

    Per info www.infodolomiti.it/dolomiti.run?3b023574

    (04/08/2010 Tg0-positivo)