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  • Codice Genesi Autore: Michael Drosnin. Editore: Rizzoli.

  • Un'azienda agricola sostenibile di eccellenza

    Un'azienda agricola sostenibile di eccellenza

    Si trova nella Provincia di Treviso

    Un’industria, non più una semplice attività agricola. Industria nel senso più profondo del termine. Ovvero una catena di attività che, tutte insieme, contribuiscono a migliorare in termini di energia e di redditività il lavoro dell’azienda, secondo una filosofia tramandata da mani antiche che oggi fa sue innovazione e tecnologia.

    E dunque agricoltura sostenibile e innovazione nel rispetto del consumatore.

    È il caso emblematico della Tenuta di Collalto a Susegana (Tv), una realtà con oltre 10 secoli di storia che sta applicando tutte le tecnologie necessarie per essere autonoma sotto il profilo energetico, semplicemente sfruttando quanto produce la propria terra e utilizzando le proprie risorse.

    Un caso emblematico, dicevamo, che ogni famiglia italiana, ogni ente pubblico o istituzione, nel proprio piccolo, potrebbe applicare non in nome del risparmio tout court, ma in nome della sostenibilità e dell’utilizzo completo, a ciclo continuo, di quanto è a nostra disposizione fuori dalle porte di casa.

    “Il buon risultato delle attività aziendali della Tenuta di Collalto – ha spiegato Lodovico Giustiniani, agronomo e amministratore della Tenuta stessa – è legato alla diversificazione. E questo si conferma anche per il futuro, dato che in agricoltura vi sono cicli e ricicli. La diversificazione comporta che in presenza di crisi economica un settore supporti l’altro e ciò consenta di superare momenti difficili che, per aziende monocoltura, possono diventare insuperabili”.

    Energia elettrica da madre natura

    Le attività aziendali sono dunque molteplici e ben diversificate: 47 ettari di vigneti, 570 ettari di seminativi, 210 ettari di prato-pascolo, 420 ettari di boschi, 80 ettari di coltivazioni a noce da frutto, 1.000 capi Limousine e Charolaise, 120 maialini allevati allo stato brado, 100 bufale e 20 cavalli aveglinesi, insieme ad attività di ricezione e accoglienza dei visitatori.

    Una grande azienda, dunque, che per sostenere le proprie attività ha anche bisogno di energia continua ed efficiente. Già nel 1904 la Famiglia dei Collalto fece costruire un canale che, partendo dal Piave, passava per la campagna e ritornava al fiume dopo che l’acqua era stata resa disponibile per vari usi. Nel tratto, infatti, vi erano molti dislivelli che consentirono non solo l’attività dei mulini, ma anche di una centrale idroelettrica di 90 kW, forse la più antica di Treviso e ancor oggi pienamente funzionante. Ovviamente, la turbina non è più del 1904, ma è stata rinnovata nel 1987 e ora dovrebbe essere nuovamente cambiata, per poter accedere agli incentivi dei certificati verdi Purtroppo, per vari motivi, nel periodo estivo la minor portata d’acqua inficia la produzione riducendola al 40%. Oggi, la piccola centrale idroelettrica fornisce elettricità alla sede amministrativa della Tenuta, in Località Musile a Susegana (Tv).

    Ma la vera importante novità dell’azienda è l’impianto biodigestore per la produzione di biogas, che sfrutta le deiezioni dell’allevamento delle bufale e i silati di mais. Da qui si ricavano metano e CO2 che vanno ad alimentare un cogeneratore elettrico per produrre energia elettrica, mentre la massa finale che ne risulta, ricca di fosforo e potassio, viene utilizzata come concime naturale al posto di quello minerale.

    Anche per questo impianto, i Collalto si sono avvalsi di tecnologia straniera, sempre tedesca, combinata con quella italiana: la parte di cogenerazione è stata realizzata dalla italiana AB Energy, che è leader in questo campo; il motore è prodotto dalla tedesca Jenbacher, una ditta che ha sviluppato un motore a ciclo otto specifico per il gas metano, garantito per 60 mila ore di lavoro che, una successiva revisione, porta ad altre 60 mila ore, equivalenti a circa 14 anni di produzione di energia.

    Le difficoltà non mancano neppure quando si hanno le idee tanto chiare e spesso non sono proporzionali agli interventi che si effettuano. Paradossalmente, l’azienda Collalto ha incontrato quasi difficoltà maggiori nell’ottenere i permessi di costruzione della centrale termica da 80 kW che per l’impianto a biogas da 750 kW, anche se poi passare da 750 kW a 1 MW è stato un piccolo calvario. Alla fine, però, il risultato ha dato ragione a chi ci ha creduto: “Oggi, produciamo circa un Mw di energia elettrica, ne tratteniamo l’8% per l’utilizzo in azienda, mentre il restante lo vendiamo al Gse che per ogni Kw ci da degli incentivi. Questa energia da biogas rende così autonomi noi e circa 300 famiglie”.

    Un’attività diversificata, dunque, che non lascia nulla al caso, perché nulla in Natura è casuale: “Un’agricoltura sostenibile – ha sottolineato il dottor Giustiniani – deve avere cicli produttivi che si integrano a vicenda. Prati, boschi, siepi, servono anche ad eliminare i parassiti, per esempio. Non sono lì a caso e se decidi di toglierli devi sapere che dovrai aumentare i trattamenti di altro tipo. Ogni cosa è legata all’altra e proprio su questa base si costruisce da sempre l’Azienda dei Collalto”.

    Calore per tutti i gusti

    Partiamo dalle caldaie a biomassa, di taglia media di 80 kW, collocate poco lontano dalla sede amministrativa. Sono tutte alimentate con la biomassa che viene raccolta nei boschi, circa 420 ettari destinati a tale uso.

    Con le macchine cippatrici si provvede, poi, a ricavare dalle ramaglie di scarto il combustibile per le caldaie. Il materiale viene raccolto durante l’inverno, lasciato essiccare nella stagione calda e utilizzato poi a partire dall’autunno seguente. La caldaia ha marchio austriaco KWB e fornisce non solo l’acqua calda per il riscaldamento e l’impianto sanitario, ma anche quella necessaria per la sala disosso.

    Al momento della ristrutturazione dell’edificio in cui è installata la caldaia, sono stati previsti un impianto di riscaldamento e uno di raffrescamento integrato a parete e soffitto, che finora hanno offerto un notevole comfort, tenendo per altro conto del fatto che si tratta di un edificio centenario, un tempo adibito a stalla e fienile e ora riadattato per usi amministrativi e di rappresentanza.

    Secondo il dottor Giustiniani, il know-how italiano si è dimostrato all’altezza per quanto riguarda l’installazione dell’impiantistica, mentre si è rilevato ancora un sensibile gap nella progettazione e costruzione delle macchine, che proprio per questo sono state acquistate all’estero, dove evidentemente la ricerca e l’esperienza maturata nel settore fanno la differenza.

    “In questo senso, stiamo aspettando l’avvento anche di caldaie a rigenerazione, con taglie “piccoline”, si fa per dire, di 300 kW di cui 90 di energia elettrica e il resto per il calore e la refrigerazione. Queste caldaie, la prima installata nel 2002, non hanno mai dato problemi”.

    L’accensione avviene in automatico, come pure la separazione della cenere di risulta che poi viene facilmente asportata dal locale caldaia. I fumi vengono controllati e finora i dati sono sempre stati ben al di sotto della norma, grazie alla resa molto alta e ad un piccolo ciclone montato prima dell’uscita in camino.

    Anche per installare queste caldaie ci sono state delle iniziali difficoltà, dovute ai permessi da ottenere per poter costruire i locali. Pur trattandosi di pochi metri quadrati, il posizionamento a ridosso di un edificio vincolato e nel cono visuale di un castello medievale hanno appesantito e quasi reso impossibile la costruzione del vano necessario per alloggiare la caldaia e la stiva del cippato. A questo, poi, si aggiunga il fatto che, nelle applicazioni locali delle risorse rinnovabili, siamo ancora agli albori e la mancata esperienza non giova certo allo snellimento delle procedure. Di pari passo, per esempio, deve procedere anche una cultura che renda convenienti questi investimenti: “È inutile incentivare la filiera delle biomasse – ha commentato Giustiniani -, perché ci deve essere anche una cultura che porta a creare una filiera del consumo o la stessa redditività della prima filiera non è più adeguata, non essendo più la richiesta è così consistente da assicurare un ritorno degli investimenti effettuati nella prima filiera. Ci deve essere, quindi, un mercato adeguato per sostenere le fonti rinnovabili, soprattutto attraverso filiere corte, dove cioè le merci corrono poco e vengono utilizzate subito, cioè vicino a dove vengono prodotte”.

    Ma il buon senso nell’uso delle risorse a disposizione dei Collalto non finisce qui. Nel vigneto viene utilizzato, per esempio, un impianto d’irrigazione rigorosamente a goccia, per dosare nel punto giusto e nella quantità voluta l’acqua per le piante.

    Per l'irrigazione delle colture a pieno campo vengono invece usati impianti fissi pivot ad ala rotante, sempre con l’intenzione di economizzare l’acqua irrorata, azionati con motori a scoppio o elettrici.

    Per regolare i lavori sulle colture, infine, vengono utilizzati pluviometri, anemometri e centraline che raccolgono i dati di piovosità, ventosità, umidità e temperature e li inviano per essere analizzati e predisporre le azioni più adeguate da parte degli operati sul campo.

    Fonti rinnovabili, pensare globalmente e agire localmente

    “Sulle fonti rinnovabili, oggi, c’è molta disinformazione – ha concluso il dottor Giustiniani - Lo Stato e l’Europa seguono la direzione che li porta a incentivare la produzione di energia da queste fonti, attraverso normative stringenti e premi per i kWh prodotti da fonti rinnovabili. A livello locale, invece, si rischia spesso di disincentivare attraverso una scarsa e cattiva informazione, magari causata da una mancata formazione di chi nel settore pubblico dovrebbe gestire e promuovere delle politiche di risparmio. Sono da ritenere, comunque, giustificate le preoccupazioni di quanti temono la speculazione che porta alla realizzazione di grossi impianti, senza tener conto dei disagi dovuti al trasporto della materia prima per alimentare gli impianti. Anche in queste caso si tratterebbe di privilegiare le filiere corte e le fonti rinnovabili a più basso impatto, che fino a oggi sono quelle che derivano dall’acqua, come per le centrali idroelettriche, e dal vento, e quindi gli impianti eolici”.

    Una famiglia dalla notte dei tempi

    Dei Collalto si parla in un documento del 958, firmato dal re Berengario II che dona al conte Rambaldo I, suo genero, la Corte Lovadina alla destra del Piave, estesa poi anche alla sinistra del Piave con la costruzione dei castelli di Collalto e di S.Salvatore (XII-XIII sec.).

    Alleati della Repubblica Serenissima fin dal 1306, i conti di Collalto amministrarono le proprie terre dedicandosi già dal lontano Medioevo alla coltura della vite, alla sperimentazione su nuovi vitigni e alla produzione di ottimi vini. Numerosi i conti che si distinsero come condottieri e come ecclesiastici, tra cui la Beata Giuliana. Uomo d'arme e di cultura fu anche il famoso Collaltino celebrato dalle Rime di Gaspara Stampa, poetessa del Cinquecento: "Il cor verrebbe teco nel tuo partir, signore, s'egli fosse più meco poi che con gli occhi tuoi mi prese Amor...".

    I brillanti servizi militari prestati dai Collalto alla corona asburgica porteranno poi nel 1623 terre e castelli in Moravia e una stretta parentela tra le due casate. Dopo le distruzioni della prima guerra mondiale, i Collalto rinnoveranno in modo moderno e imprenditoriale l'attività agricolo-industriale della loro tenuta che conta oggi centinaia di ettari di cui decine poste a vigneto, in particolare a Colfosco.

    LM - PF

    (30/05/2010 Tg0-positivo)