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Macrolibrarsi.it presenta Weleda: in accordo con uomo e natura

Dice il saggio ...
Dicono che i filosofi e i veri saggi siano indifferenti. Non è vero: l'indifferenza è una paralisi dell'anima, un'anticipazione della morte (A.Cechov)

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  • La ricerca della felicità Autore: Krishnamurti

  • Acqua, vitale ma scomoda

    Acqua, vitale ma scomoda

    Un convegno a Treviso per cambiare rotta

    Conoscere bene la risorsa acqua vuol dire per questo saperne di più anche sul suo uso sostenibile e consapevole. Un tema decisamente scottante e di estrema attualità, di cui si è parlato qualche giorno fa alla tavola rotonda “Ecologia dell’acqua”, organizzata da Fondazione Benetton di Treviso, in collaborazione col Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua e l’Università Ca’ Foscari di Venezia.

    Acqua, un tema alquanto scomodo

    Un miliardo e 100 milioni di persone, più o meno un sesto della popolazione mondiale, non ha accesso ad acqua sicura; 2 miliardi e 400 milioni di persone (ossia il 40% della popolazione del pianeta) non dispongono di impianti igienici adeguati; ogni giorno circa 6 mila bambini muoiono per malattie causate da acqua inquinata, da impianti sanitari e da livelli di igiene inadeguati mentre si stima che acqua non potabile e impianti igienici non idonei siano all’origine dell’80% di tutte le malattie presenti nel mondo in via di sviluppo. “I motivi per perdere l’ottimismo non mancano – ha dichiarato Marco Tamaro, direttore di Fondazione Benetton – Il dibattito pubblico si è fossilizzato sulla scelta tra gestione pubblica o privata e sembra che tutto sia determinato da parametri di efficienza tecnico-economica, come se questo bene essenziale fosse diventato un titolo quotato in borsa. Su scala locale, lo scarso interesse è testimoniato dalla difficoltà di tenere vivo e funzionante il Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua, tavola rotonda permanente istituita a fine anni Novanta sui temi legati all’acqua, luogo di confronto, approfondimento e proposta, sotto perenne istanza di sfratto sia dalle menti che dalla sede. Sembra quindi che ragionare attorno alla questione sia scomodo, motivo in più per continuare, in direzione ‘ostinata e contraria’...”

    Una nuova civiltà idraulica

    Quando si parla d’acqua, il pensiero corre subito al proprio comodo rubinetto di casa, sempre pronto all’uso. Ma non è sempre stato così. “I nostri nonni – ha sottolineato Tamaro – non sapevano nulla dei depuratori, ma sapevano bene cosa succedeva nei loro fossi”.

    Oggi, invece, ci troviamo di fronte a una ‘nuova civiltà idraulica’, fatta di acque intubate, che hanno ridotto la quota di acque libere o che scorrono in ambienti naturali, contribuendo così ad aumentare lo stress degli ecosistemi acquatici, che fanno sempre più fatica a ripulirsi: “Un tempo, lo scorrimento delle acque in superficie – ha spiegato Pier Francesco Ghetti, docente al Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – avveniva lungo corsi naturali, come i rivi, i fiumi e i torrenti. Oggi, in questa nostra società dei rifiuti, abbiamo aumentato i prelievi, le conduzioni, le adduzioni. Ora, le acque si muovono in un contesto ramificato fino al rubinetto dell’ultimo piano di un palazzo, per esempio, di dieci piani. Poi, c’è la necessità di raccogliere queste acque che si trasformano da bianche in nere e tendono a tornare a un corso naturale. In questi ultimi cinquanta anni, abbiamo imparato a intercettarle attraverso dei depuratori. Ma anche il mare è un depuratore. E oggi, soprattutto in questo territorio benedetto da tanta abbondanza d’acqua come è la Val Padana, non ci si pone più il problema della quantità ma della qualità”.

    Secondo il professor Ghetti, dunque, c’è dunque bisogno di un cambiamento di prospettiva per far sì che la natura faccia il suo corso, come ha sempre fatto in modo egregio e completo: “Abbiamo sempre pensato che a problema ambientale corrisponda una soluzione di tipo tecnologico. Ma tecnologia vuol dire anche costi economici e consumo energetico – ha aggiunto Ghetti – L’acqua depurata, grazie ai carboni attivi e a tecnologie spinte, viene ripulita per il 90% ma i costi sono molto elevati. Non sarebbe, invece, più conveniente lavorare anche sulla salvaguardia degli ecosistemi acquatici? Fin dove possiamo arrivare nell’imitazione di un fiume? Anche se ci riuscissimo, rimarrà sempre una bruttacopia di come funziona la natura. E allora mettiamola così: non si tratta di uno sfizio ambientalista, ma di una questione di convenienza per tutti”.

    La natura ha già tutto quello che serve, basta imparare con umiltà

    Bisogna, dunque, muoversi su più fronti per proteggere questo diritto inviolabile dell’umanità, puntando in primis a una migliore qualità dell’acqua, come proporrà il 22 marzo la Giornata Mondiale dell’Acqua: “Nel Terzo Mondo, l’80% dei rifiuti viene smaltito senza alcun trattamento – ha ribadito Eriberto Eulisse, direttore del Centro Civiltà Internazionale dell’Acqua –, perché non solo non hanno le tecnologie per farlo, ma mancano pure le leggi per trattare le acque reflue, con conseguenze sanitarie immaginabili. La tutela degli ecosistemi acquatici è stato il presupposto per tutte le civiltà che ci hanno preceduto, che addirittura li consideravano sacri e divini. Chi non lo ha fatto è collassato su stesso”. “Non abbiamo alternative a questo modo di governare l’ambiente – ha aggiunto il professor Ghetti – Dobbiamo tornare a rimetterlo nella condizione di rigenerarsi, riflettendo nella prospettiva dei prossimi 100 anni, non di domani”.

    A tal proposito, è molto chiara anche la direttiva europea sulle acque, la Dea 2000/60, che mira a proteggere e potenziare la naturalità degli ecosistemi acquatici, affinché esprimano al massimo le loro naturali e gratuite capacità autodepurative. “Essi non richiedono grandi investimenti – ha spiegato Eulisse – ma devono essere tutelati, perché sono più economici di tanti depuratori. È anche necessario rivedere i limiti dell’approccio ingegneristico col quale si sono canalizzati i fiumi, usate motopompe e costruite dighe. Vandana Shiva, l’ambientalista indiana, ha scritto che la crisi presente dell’acqua è una crisi ecologica che ha cause commerciali, ma le cui soluzioni non possono essere affidate al mercato. Questo deve farci riflettere molto sugli interessi in gioco e sulla nostra consapevolezza sul bene acqua”.

    “Acqua Bene Comune”, il nuovo cd musicale del Centro Civiltà dell’Acqua

    Atmosfere suggestive ed emozioni che si intrecciano alla musica. È appena uscito “Acqua Bene Comune”, il nuovo cd musicale del Centro Civiltà dell’Acqua, che ripropone lo spettacolo di reading musicale “Acqua Musica dell’Anima” tenutosi lo scorso 26 settembre a Venezia. Un Album-Evento che racchiude le suggestive performances di artisti quali Sandro Buzzati (Il respiro delle Acque), di Gian Pietro Barbieri (I Blues della Piave) e di Fathi Hassan, che riescono a rievocare la poesia e la magia di questo bene fondamentale per la vita, ma anche gli antichi saperi delle culture dell’acqua che hanno forgiato le nostre Civiltà, affinché nessuno debba mai dimenticare che l’acqua è di tutti e non può essere privatizzata. È possibile richiedere copia di “Acqua Bene Comune” al prezzo promozionale di 7,00 euro (incluse spese di spedizione) telefonando allo 041 5906897.

    Paola Fantin

    (20/03/2010 Tg0-positivo)