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  • Linea Prodotto al Palo Santo

  • Camminava lungo la strada con passo veloce tenendo al guinzaglio il suo cane che procedeva con passo sicuro quasi precedendolo

    UN UOMO UNA NOTTE...

    di

    Paola Fantin

     

     

    Camminava lungo la strada con passo veloce tenendo al guinzaglio il suo cane che procedeva con passo sicuro quasi precedendolo. Avevano fatto insieme quella strada tante volte, entrambi avrebbero potuto percorrerla a occhi bendati e sarebbero comunque arrivati a destinazione. Il sole stava tramontando alle loro spalle mentre le ombre si allungavano sul selciato. Quella sera però nessuno dei due sapeva che sarebbe successo qualcosa di estremamente importante. Non visto infatti stava scivolando sopra di loro un velivolo discoidale che senza emettere alcun rumore li osservava dall'alto...

     

    Amita si avvicinò al quadro comandi e girò la piccola manopola che stava alla sua destra. Non c'erano altri bottoni oltre a questa, eppure i due occupanti erano estremamente tranquilli: sembrava che il velivolo avanzasse per conto proprio, mosso da un'invisibile forza propellente.

    La manopola azionò uno schermo che si illuminò non appena venne acceso. Bukar stette in attesa. Sapeva che Amita stava rimuginando qualcosa dentro di lui e attendeva solo che la esprimesse.

    Nello schermo si materializzarono pian piano un paesaggio, una strada e due ombre che stavano scivolando con passo spedito. I due viaggiatori osservarono a lungo questa scena, cercando di cogliere ogni singolo particolare. Poi si guardarono tra di loro e a schermo acceso cominciarono a discuterne. "Non ce la farà mai..." sbottò Amita. Bukar lo guardò fissandolo negli occhi a mandorla. Era molto più ottimista del compagno, aveva incontrato già molti terrestri e sapeva che come loro anch'essi possedevano grandi potenzialità. Dell'uomo terrestre insomma il Cosmo avrebbe presto sentito parlare. "Sempre che non si annientino prima, come già successo su Marte - gli replicò Amita leggendogli nel pensiero - Tu hai avuto sempre troppa fiducia in questi esseri..." "Questi esseri così come li chiami tu - ribatté Bukar un po' risentito - appartengono all'Universo come noi. Che ti credi? Che fossimo diversi da loro milioni di anni fa, quando i nostri Padri fondarono le prime città? Oggi come allora 'qualcuno' dallo spazio ci diede l'input, noi lo faremo con gli uomini, loro lo faranno con altri esseri. Nel pieno rispetto della creazione e dell'evoluzione dell'Universo..." Amita non rispose ma continuò a fissare l'uomo. Bukar ne approfittò allora per interrogarlo: "Cosa pensi di lui?" Il compagno sfiorò il piccolo bracciolo della poltroncina dove sedeva e lo guardò: "Credo che non sia pronto e non so neppure se lo sarà mai..."

    Bukar guardò l'uomo: si era appena fermato a osservare il tramonto. Lasciando per un attimo il guinzaglio del cane, aveva estratto una piccola macchina fotografica, regolandola sulla scena e aveva scattato. I due Viaggiatori percepirono subito l'estrema soddisfazione che egli aveva provato nel fare questo: in quell'uomo era grande la sensibilità per il mondo in cui viveva. Ma entrambi si chiesero se questo sarebbe bastato o se peggio avrebbe invece ostacolato quanto egli voleva fare nella sua vita. Altri pensieri giunsero alla loro mente: proseguendo nel suo cammino, l'uomo era stato assalito dai ricordi. Quella città, la città dov'era nato e dov'era vissuto, gli ricordava a ogni passo quello che era stato e quello che era oggi. Solo. La parola risuonò nel suo cuore portando rabbia, paura, dolore e una sorta di rassegnazione nella quale stava pian piano scivolando.

    "No, non se ne farà nulla!" esclamò Amita, spegnendo lo schermo "In quell'uomo c'è troppo risentimento, c'è troppa rabbia, non potrà riuscire..." Il compagno sospirò: aveva puntato molto su di lui. Non era d'accordo con Amita: sì, era vero, in lui c'era molta emotività e troppe cose rimaste irrisolte, c'era un passato che gravava pesantemente sulle sue spalle, ma c'era anche un uomo dalle grandi qualità che era tale proprio anche perché aveva vissuto in quel modo. "E' coraggioso, non ha paura di nulla, lotta con decisione. E' l'uomo adatto..." replicò riaccendendo lo schermo. "Sa trasmettere quello in cui crede, lo sa fare in modo scientifico e convincente. Gode di molta stima, a lui crederanno... E' l'uomo che fa per noi... Ti ricordi il tuo pupillo?" chiese ironicamente Bukar fissando Amita che ricambiò lo sguardo in modo un po' torvo. "Ti piaceva così tanto, sapeva tutto, aveva un'estrema sensibilità ma quando è giunto il momento di difendere quello in cui credeva e di affrontare anche la derisione, è crollato. Quest'uomo, io credo, invece sarà in grado di andare fino in fondo. La gente si sta risvegliando, ha bisogno di uomini preparati e credibili, non di pagliacci che agiscono solo per proprio tornaconto. La posta in gioco, Amita, è alta lo sai..."

    Amita aprì il fascicolo che aveva davanti a sé. Lo scorse velocemente e sospirò più di qualche volta. Avrebbe voluto avere l'ottimismo di Bukar, ma gli Uomini li avevano abituati a così tante sorprese. "Continua a cercare la causa di quello che è all'esterno di sé, questo non va bene affatto... Allontana così la possibilità di poter risolvere quanto ha lasciato irrisolto" sbottò Amita. Bukar non disse nulla ma attese che l'amico continuasse: "C'è rabbia in lui e la rabbia finirà col distruggerlo se non l'affronterà. E' un Uomo dai grandi talenti ma la Paura lo trattiene. In questo modo non raggiunge l'obiettivo che si pone e la delusione lo amareggia. Avrebbe potuto diventare qualsiasi cosa, come dice spesso ai suoi amici, e in lui alberga continuamente il rimpianto per non esservi riuscito. E così non coglie la positività di quanto sta facendo adesso e non sfrutta al meglio la sua posizione.

    E' sempre stato 'il primo della classe' e anche oggi dimostra eccellenza in molte cose. Ha doti non indifferenti ed è cresciuto consapevole di questa superiorità. Essa è indubbiamente una molla vitale nell'Uomo, lo spinge a elevarsi al di sopra quando avverte la necessità di aspirare a qualcosa di superiore. Ma dev'esser disciplinata o diverrà autodistruttiva. La vita tra i terrestri infatti non premia i superiori, a meno che essi non siano disonesti. E non è il suo caso, lui non potrebbe mai essere un disonesto. Un merito, senza dubbio. Ma questo gli impedisce di emergere come vorrebbe rendendolo insoddisfatto. L'innata scontentezza che lo caratterizza poi per natura unita a una buona dose di caparbietà ne hanno fatto un uomo infelice.

    E' un uomo difficile, un uomo che aspira alla perfezione e questo di per sé non è un male ovviamente. Ma chi gli sta accanto finisce col sentirsi inutile e vive nel timore di non essere alla sua altezza. Questo spiega perché nei momenti più difficili e tristi egli si sia ritrovato solo: chi gli era vicino non si sentiva capito nella propria debolezza. E alla fine ha deciso di andarsene...

    E' vero: è un ottimo scienziato, potrà fare grandi cose, ma io non mi fido... Legge poco dentro di sé, cerca al di fuori i motivi della sua insoddisfazione, nelle persone che non lo sanno capire, nelle invidie, nell'ingratitudine. E non si chiede cosa invece dipenda da lui... Non si è mai domandato "Perché oggi io sono solo?" ma piuttosto "Perché gli altri mi hanno lasciato da solo?" cercando una risposta che in realtà conosce solo lui. Non è mai stato per davvero 'l'ultimo della classe' e quand'anche fosse accaduto cercava di giustificare le proprie responsabilità dando colpa all'incomprensione del mondo, alla sorte, alle energie negative, all'accanimento della società. Ma ognuno attira su di sé quanto ha nel suo cuore. Non c'è niente fuori che possa danneggiarci, c'è solo lo specchio di noi stessi. E noi dovremmo affidare a quest'Uomo la Missione? Tu sei pazzo, fallirà prima di iniziare..."

    Bukar lo lasciò parlare. L'Alto Comando li aveva inviati nello spazio per 'monitorare' tutti i Pianeti abitati del Sistema solare. In essi avrebbero dovuto individuare le persone più sensibili e più capaci nel portare avanti la Grande verità: cioè che non siamo soli nel Cosmo, che siamo tutti fratelli e che il nostro obiettivo è conoscere per conoscerci. A Bukar quell'uomo era piaciuto istintivamente. Avvertiva in lui un po' di disordine e confusione, è vero (ma era questo era normale nelle Razze che stanno compiendo l'Evoluzione) ma quando doveva sostenere qualcosa in cui credeva, quando doveva difendere chi non sapeva farlo, nessuno al suo pari riusciva meglio. Pur essendo un Uomo per molti aspetti lo si sarebbe potuto paragonare a un Viaggiatore. E questo gli sembrava sufficiente a farne un candidato ideale alla loro Missione. Amita stava esagerando, anche se capiva come egli fosse cauto in questa scelta così importante. Però in una cosa aveva ragione: se quell'Uomo non avesse imparato a leggere meglio dentro di sé e a risolvere le sue paure avrebbe potuto danneggiare seriamente la loro Missione. Se si fosse lasciato vincere dalla Rabbia c'era il rischio che dimenticasse gli Obiettivi. E chi non si conosce non può esser d'aiuto agli altri. Perché gli altri siamo noi...

    Prima di decidere, Bukar osservò ancora una volta lo schermo: i due erano fermi sul ciglio della strada, l'uomo teneva tra le mani il muso dell'animale e lo accarezzava con dolcezza. Il Viaggiatore venne travolto da una fortissima ondata d'Amore, da una Comprensione del vivente che mai aveva trovato in alcun altro Uomo. Ma non era nulla in confronto alla Fede che colse nel cane che stava di fronte al suo padrone... Una Fede che raccontava fino in fondo quanto grande e bella fosse l'anima di chi lo stava accarezzando e che illuminava di una luce sfolgorante. Bukar non ebbe più dubbi: l'Energia era in lui. Era solo necessario trovare il modo per rafforzarla e diffonderla al di fuori. Sperava solo che l'amarezza della sua vita non avrebbe finito col rovinare tutto. Ma doveva rischiare perché ne valeva la pena: la Fede era il supremo comandamento al quale l'Universo intero rispondeva. E la Fede che aveva incontrato in quel piccolo animale era pari a quella del Cosmo intero. Di certo Bukar non ne avrebbe avuta di meno... In fin dei conti era lui il Capo della Missione e Amita si sarebbe attenuto ai suoi ordini... L'Alto Comando non avrebbe avuto nulla da obiettare...

    (19/01/2001 Tg0-positivo)