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Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: Il Club Bilderberg di Daniel Estulin

Dice il saggio ...
La vita è un passaggio, il mondo è una sala di spettacoli: l'uomo vi entra, guarda ed esce (Democrate (Sentenze))

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  • Il mio orto biologico Autore: Accorsi-Beldi

  • Tante onde fanno il mare

    Tante onde fanno il mare

    La soluzione arriva dal basso

    Quattro misere paginette per definire gli obiettivi di ben 194 Paesi, riuniti per la prima volta attorno al tavolo di Copenaghen per discutere del clima e del nostro futuro, al punto che numerosi Paesi di Africa, Oceania e America Latina si sono rifiutati di fermare l'accordo, definendolo una vergogna.

    Il testo concordato da Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Sudafrica, infatti, non pone alcun obiettivo vincolante o limite di emissioni per ciascun Paese o un qualche serio obiettivo per il 2020 o per il 2050. Unico numero fornito: le temperature globali non dovranno aumentare più di due gradi, come se bastasse schioccare le dita perché tutto ritorni alla normalità.

    Un fallimento sotto tutti i punti di vista, dunque, che condannerà le future generazioni a trovare un altro Pianeta su cui vivere, come prefigurato dal grande scrittore Isaac Asimov? Di questo e di altro si è discusso al dibattito “Stili di vita: la chiave per mitigare il cambiamento climatico. La revisione delle politiche energetiche e ambientali alla luce di Copenhagen (cop 15)”, tenutosi a Treviso presso Fondazione Benetton, insieme a Luca Lombroso, meteorologo, già nell'équipe di “Che tempo che fa!”, Elisabetta Mutto Accordi, giornalista free-lance di Agenda 21 e Annalisa Milani dell’Associazione Decrescita sostenibile, tutti e tre presenti a Cop 15. L’incontro è stato ideato da EnergoClub, Banca Popolare Etica, Legambiente, EcoForum Treviso, Sobrietà come stile di Vita e Possibili Alternative.

    “Dopo cinque anni di incontri – ha spiegato Annalisa Milani –, non sono riusciti ad arrivare a un accordo significativo sul clima, però bisogna anche dire che a Copenaghen c’erano per la prima volta ben 194 Paesi, consapevoli che il problema climatico è legato al modello di sviluppo messo in piedi 200 anni fa e oggi ereditato anche da India, Brasile, Cina e alcuni stati africani”.

    Parlare di riscaldamento globale della Terra forse può far sorridere, in questi giorni di freddo polare, ma Lombroso non è dello stesso parere: “Il riscaldamento è in atto e il 90% è attribuito alla mano dell’uomo. Lo scioglimento dei ghiacci al Polo Nord non può, per esempio, non avere ripercussioni sull’atmosfera. Provate a pensare al dicembre scorso, alla neve che si è sciolta subito e alle numerose inondazioni subite – ha spiegato Lombroso – C’è qualcosa di strano e di diverso e l’uomo non migliora le cose, se non interviene con saggezza. Basti pensare, per esempio, agli scarichi delle strade che costeggiano i fiumi che danno sugli stessi e che con la piena scaricano l’acqua sulle vie.”

    La parola d’ordine attesa – e disattesa – doveva essere, dunque, “qui e ora subito” ma non tutti gli Stati dell’Unione Europea erano d’accordo nel voler limitare la Co2 entro il 2020, nonostante i gravi problemi di desertificazione, piogge torrenziali, grandi inondazioni ed erosione delle coste che stanno sollevando vere e proprie ‘ondate di rifugiati climatici’, che cercano scampo in altre terre. Una situazione, dunque, senza via di uscita finché ’i grandi della Terrra’ non avranno ritrovato lume e ragione, oppure l’occasione per fare tutti del nostro meglio? “È chiaro che dire ai cittadini di chiudere i rubinetti mentre si lavano i denti – ha sottolineato Lombroso – quando poi si innaffiano le rotatorie è assolutamente contraddittorio e bisogna fare attenzione al messaggio dato. Ma abituarsi a condividere i mezzi di trasporto o a correre a bassa velocità, per esempio, va a tutto vantaggio nostro e del nostro portafogli. La sfida ormai si gioca sul modo di comunicare e sull’impatto che questo ha sulle persone.” “L’opinione pubblica – ha commentato la Mutto – si è ormai dimenticata di quei giorni, dopo essersi giustamente indignata. Perché? Perché ci siamo abituati a utilizzare le informazioni come una telenovela. Le subiamo, le viviamo con grande pathos e poi ci passiamo sopra. Se al posto dell’orso polare in via di estinzione ci mettessimo il nostro gattino o il nostro cagnolino le cose cambierebbero di sicuro”.

    Fare qualcosa allora si deve e si può, ma come? “Dalle piccole alle grandi associazioni – ha aggiunto la Milani – dalle famiglie che hanno messo in moto diversi stili di vita a EnergoClub che lavora con le scuole, da Legambiente al Movimento di Decrescita si è davvero fatto molto, anche a Treviso. Tutto questo però non fa notizia e non esce sui giornali, ma ci sono prassi virtuose anche piccole che si incontrano su Internet, fanno rete e si accordano. Ci si è addirittura accorti che seguendo questa strada di può creare lavoro, mettendo in moto un sistema produttivo che non porta via le persone dall’ambiente, ma permette loro di vivere. È la cosiddetta green economy, l’economia verde. A Copenaghen abbiamo capito che la ricerca ha già trovato molte soluzioni per aiutarci, ma che non c’è volontà nell’applicarle. Bisogna allora lavorare in rete e mettersi insieme, per diventare una forza”.

    Al di là di quello che si sarebbe potuto dunque realmente fare, c’è ancora spazio per il bicchiere mezzo pieno se tutti, a partire dal basso, contribuiranno con azioni importanti alla mitigazione del cambiamento climatico, ripensando i modelli economici, energetici e di consumo. Mai come ora, insomma, il futuro della Terra è anche nelle nostre mani.

    Paola Fantin

    Foto realizzata dalla Redazione di Tg0 Positivo, non riproducibile senza l'autorizzazione dello staff.

    (09/02/2010 Tg0-positivo)