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Macrolibrarsi.it presenta il libro: La Pillola

Dice il saggio ...
Chi conosce Dio è ripieno di tutti i beni, concepisce pensieri divini e non conformi a quelli della moltitudine. Per questo motivo, coloro che posseggono tale cognizione non piacciono al volgo, né questo piace a loro. Sono reputati stolti, scherniti, odiati, disprezzati e, talora, messi a morte poiché la malvagità ha la sua dimora quaggiù. Parlo della terra e non del mondo, come dicono alcuni empi. Ma l'uomo pio, appena comincerà ad avere la divina visione, vedrà tutto nella luce della sua conoscenza di Dio, e considererà buono per lui anche ciò che dagli altri è ritenuto cattivo (Ermete Trimegisto (Il Pimandro))

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  • Tutela della terra

    Tutela della terra

    Un'analisi dello spazio agricolo in Veneto

    Viste dall’alto, le province di Treviso, Padova e Venezia messe insieme si estendono senza interruzione in una miriade di luci che rivelano un territorio sempre più povero di spazi aperti. In mezzo a tutta questa edificazione, ci sono ben 100 milioni di metri quadrati di capannoni che per il 40%, nei prossimi dieci anni, resteranno vuoti coprendo inutilmente una terra altrimenti preziosa.

    È dunque evidente che per il caso Veneto – e per Treviso in particolare - servono, al più presto, proposte concrete che governino la trasformazione dei paesaggi, soprattutto alla luce dell’applicazione del Piano di Assetto del Territorio (PAT) e del suo strumento operativo, il Piano degli Interventi (PI).

    Se ne è parlato al seminario “Tutela ed edificabilità del territorio agricolo”, organizzato il 2 febbraio scorso dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Treviso, per proporre alcune linee metodologiche di buona applicazione del PI in zona agricola, che spaziano dal suolo agricolo alla rete ecologica comunale, dagli habitat al paesaggio agrario, dalle attività agricole e zootecniche alla superficie agricola utilizzata (S.A.U.), dall’uso del suolo agricolo agli indici ecologici.

    Il policentrismo delle nostre zone, che affonda le radici nell’Età Comunale, è divenuto infatti ormai ingovernabile e critico per lo stato dell’ambiente: tra gli anni Sessanta e Ottanta hanno cambiato destinazione d’uso più aree agricole che nei duemila anni precedenti. Solo nella Marca Trevigiana si è passati da 2.242 kmq di paesaggio agrario a 1.480 kmq mentre in tre province venete sono spariti oltre 2.300 kmq. Gli oltre 4,5 milioni di veneti, intanto, si sono distribuiti in 580 comuni di cui 533 con meno di 15 mila abitanti, 14 con oltre 30 mila e solo 4 con 100 mila.

    “Gli agronomi e i forestali – ci ha spiegato il presidente dell’Ordine, Egidio Cadamuro – si trovano nella condizione di poter dare contributi per una pianificazione corretta ed è proprio nostra intenzione proporre una guida metodologica ad amministratori e tecnici, in un momento in cui prodotti tipici, etnografia, tempo libero, turismo ed enogastronomia hanno assunto una grande rilevanza per la nostra area. L’applicazione del PAT sta procedendo con una certa difficoltà, dato che su 581 comuni veneti solo 41 lo hanno approvato”.

    È evidente dunque che è tempo di cambiare una mentalità consolidatasi a partire dagli anni Cinquanta, dove esisteva solo la necessità di rialzarsi economicamente e socialmente: “Pianificare oggi – ha spiegato l’assessore provinciale all’Urbanistica, Franco Conte – non ha più solo una valenza urbanistica, ma contempla anche le potenzialità del suolo e la loro tutela. È quanto ci proponiamo di perseguire, quando la Regione passerà le deleghe alle province. Il Piano Territoriale Provinciale (PTP), infatti, è stato adottato e manca solo l’approvazione della giunta regionale per renderlo effettivo”. La legge sull’urbanistica italiana è nata nel 1942 e fino al 2004 ha governato il paesaggio in un modo pressoché identico. “E il risultato si vede – ha sottolineato Vincenzo Fabris della Direzione Urbanistica Regione del Veneto –. A oggi ci troviamo con 4 mila ricorsi pendenti al Tar, con mancanza di qualsiasi flessibilità, varianti su varianti e piani dentro altri piani, come scatole cinesi. Oggi il PAT invece ci consente di avere un piano con strategie a lungo termine, mentre il PI ha il compito di concretizzarle. Teoricamente, si dovrebbero risolvere molti problemi ma non mancano le criticità perché serve una maggior precisazione nella pianificazione. Una legge con tre articoli che vanno bene per tutto il Veneto non può tenere conto delle sue diversità. Inoltre, non ci siamo ancora scrollati di dosso i vecchi stilemi e facciamo fatica a parlare di tutela invece di metri cubi o aree edificabili. Il rischio è di scivolare di nuovo nel PRG canonico, con tutti i vecchi difetti che conosciamo”.

    Al di là dei problemi che abbiamo ereditato dal passato e anche dal presente – rimane infatti capitolo a sé il Piano Casa recentemente approvato, che renderà possibili ampliamenti anche in zone agricole, checché ne dicano i PAT o i PI -, rimane di certo l’incognita del futuro: “Sono preoccupato per quello che potrà accadere nella Marca, attraversata dal Corridoio 5 e dalla Pedemontana – ha commentato il presidente della Provincia, Leonardo Muraro – Intorno al Passante di Mestre, terreni agricoli che valevano dai 9 ai 12 euro al metro quadro sono stati acquistati da attività industriali e commerciali pagandoli 90 euro al metro quadro. È un grande pericolo per la terra. Non è possibile che i Comuni svendano così il proprio territorio, per tirare avanti 2-3 anni di mandato amministrativo e fare qualche pista ciclabile in più. Il rischio è di mandare a monte una strategia di tutela e pianificazione iniziata da almeno un decennio”.

    Paola Fantin

    (09/02/2010 Tg0-positivo)