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  • Giù le mani dall'acqua di tutti

    Giù le mani dall'acqua di tutti

    Una presa di posizione della Federconsumatori e della Civiltà dell'Acqua

    Giù le mani dall’acqua di tutti. È questo il chiaro messaggio lanciato il 27 novembre scorso dalla Federconsumatori veneta, in merito alla privatizzazione dell’acqua.

    A preoccupare l’associazione non è solo il metodo con il quale si è arrivati a questa decisione – il voto di fiducia, attraverso il quale si ‘obbliga’ di fatto a un voto a larga maggioranza, qualsiasi sia la cosa votata, pena la caduta del Governo e dei suoi componenti - ma soprattutto di merito.

    “Non siamo affatto d’accordo con la decisione del Governo di approvare un provvedimento che avvia di fatto la privatizzazione dell’acqua, trasformando un diritto naturale in un monopolio privato, con gravi ricadute sulla popolazione, aumenti delle tariffe, “bollette pazze” e richieste di aumenti retroattivi” ha commentato a caldo Ermes Coletto, presidente regionale della Federconsumatori.

    Il Decreto Ronchi, infatti, secondo la Federconsumatori, attua una privatizzazione dell’acqua a tutti gli effetti, determinando un passaggio ad un monopolio privato, senza poter contare su correttivi o sulla libera concorrenza di mercato, ed esautora gli enti locali dei propri poteri in merito al servizio idrico: “Il provvedimento è stato fatto con troppa celerità, senza discussione in un Paese che ha un Parlamento deputato a questo – ha aggiunto Mauro Zanini, vicepresidente nazionale e responsabile settore Energia, Ambiente, Turismo - Nel 1994, la Legge Galli ha cominciato a mettere ordine nel settore e da 8 mila gestori siamo passati a un centinaio di Aato che hanno ormai quasi tutti presentato già i loro ambiti territoriali, facendo ricognizioni su condutture e strutture e stilando piani di bilancio per 20-30 anni. Ora che ne sarà di tutto questo lavoro? Il provvedimento obbliga di fatto le aziende pubbliche che gestiscono l’acqua per l’80%-100% a cedere le azioni e tenersi solo un 30%. Così si fa un favore ai privati, anche perché si corre il rischio che si speculi sul mercato e le azioni vengano deprezzate e svendute. Questo è un chiaro disegno per spogliare del loro ruolo gli enti pubblici, dando una mano ai privati e senza poter più garantire un controllo dal basso, a favore dei consumatori. Chi investirà su rotture e perdite?”

    La proposta della Federconsumatori è chiara: bisogna avvertire la gente di quanto sta accadendo, per modificare la legge e togliere l’obbligo a questa operazione. Il pubblico deve poter partecipare se e nel modo in cui lo riterrà opportuno” ha aggiunto Zanini. Ma come riuscirci adesso, a giochi fatti? “Bisogna appellarsi all’art. 2 della Legge Finanziaria 2008 – propone Zanini – nel quale si afferma che le carte dei servizi (idrico compreso) devono essere concordate con le associazioni dei consumatori”.

    Di fronte a questa norma, l’associazione lancerà una campagna di sensibilizzazione presso la cittadinanza, invitandola anche a un maggior consumo di acqua del rubinetto – l’Italia è il secondo Paese al mondo, dopo l’Arabia Saudita, a consumare acqua minerale in bottiglia - e costituirà un Comitato per la raccolta di firme ai fini della presentazione di un referendum.

    *****************

    L'intervento

    “Privatizzare l’acqua sulla base del decreto Ronchi, approvato pochi giorni fa dal Parlamento con voto di fiducia in quanto provvedimento “urgente”, è non solo uno schiaffo alla visione dell’acqua come “bene comune” – afferma Sergio Reolon, presidente del Centro Civiltà dell’Acqua – ma comporta, per il futuro, il rischio concreto di un aumento generalizzato (e non sempre giustificabile) delle tariffe.

    Le misure previste per la gestione dei servizi idrici da questo controverso decreto comporteranno inevitabilmente effetti speculativi, senza nessuna garanzia di un effettivo miglioramento dei servizi per i cittadini... Il decreto Ronchi, fatto passare come “misura per l’attuazione degli obblighi comunitari”, in realtà non risolve in alcun modo le infrazioni dell’Italia dovute ai pesanti ritardi nell’implementazione della Direttiva Europea Acque. Siamo infatti il penultimo paese in Europa per l’applicazione della Direttiva 2000/60 e dopo questo provvedimento “urgente” continueremo ad esserlo, in quanto la privatizzazione dei servizi idrici non è in alcun modo prescritta dalla Direttiva. Ben diverse sono le cause delle infrazioni del nostro paese alla 2000/60.

    La Direttiva Acque, in realtà, richiede solo un adeguamento delle tariffe al costo dei servizi - e non la strada obbligata alla privatizzazione dell’acqua. Nessun paese europeo ha finora attuato una privatizzazione dei servizi idrici paragonabile a quanto prevede il decreto Ronchi. L’Italia è dunque, di fatto, il primo paese in Europa a imporre una privatizzazione forzata dell’acqua: nemmeno negli Stati Uniti, dove si è privatizzato praticamente tutto, si è arrivati a tanto... In Europa, anche il caso di Parigi è emblematico.

    La capitale francese nel 2008 è tornata a una gestione pubblica dopo un periodo di gestione privata dei servizi idrici da parte di Veolia e Suez, due colossi multinazionali che hanno dimostrato scarsa efficacia e poca concorrenzialità. Tanto da far tornare oggi Parigi a una gestione 100% pubblica... Il decreto Ronchi, oltre a svilire la dimensione etica che è propria all’acqua (una dimensione antica quanto la storia dell’umanità), pone insomma inquietanti interrogativi sulla futura gestione di questo bene. Si tratta di un provvedimento miope e pericoloso per la futura tutela dei beni comuni del territorio”.

    (02/12/2009 Tg0-positivo)