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  • Il culto dell'acqua

    Il culto dell'acqua

    Un convegno sull'acqua a Treviso

    Nel bacino del Mediterraneo, non diversamente da altre parti del mondo, all’acqua è stato attribuito sin dall’antichità un valore ricco di connotazioni sacre e salutari: acque purificatrici, acque di fecondità, sorgenti terapeutiche che sgorgano dal ventre della terra e fonti sacre e oracolari affondano le loro origini nel sorgere stesso delle civiltà. Concetti e usi diversi dell’acqua.

    Se n’è parlato al convegno “Il culto dell’acqua”, tenutosi a Treviso lo scorso 19 settembre, presso Fondazione Benetton dove esperti e docenti universitari si sono riuniti per portare il proprio contributo.

    Acqua per vivere

    Nessuna fonte di vita è possibile senza l’acqua, ma solo l’1% dell’acqua nel mondo è dolce, di superficie e bevibile. Durante la sua vita, l’Uomo beve una quantità d’acqua superiore circa 600 il suo peso corporeo. La continua assunzione di acqua inquinata comporta, per questo, seri problemi alla salute: batteri, minerali inorganici, metalli pesanti, elementi inquinanti. Ed è proprio attraverso l’analisi biologica, organica, chimico fisica, radioattiva dell’acqua che possiamo definirne la purezza.

    “Nel corpo umano, troviamo acqua in una quantità che varia dal 77% circa del neonato al 45% dell’uomo adulto – ha spiegato Marilena Casu, specialista in Urologia presso l’Ospedale S. Gerardo di Monza - C’è tanta acqua nel tessuto nervoso (85%) e nel tessuto adiposo (20%), mentre più in generale nel corpo è ripartita in comparti: fluidi intracellulari (35% del peso corporeo); fluidi intertistiziali (il 15% circa), e il plasma (7%). Non si tratta di sistemi chiusi e c’è uno scambio continuo di acqua. Ogni singola cellula, possiamo dire, è acqua dipendente”.

    Ma quali sono le sue funzioni? Regola la pressione osmotica, il bilancio energetico, è un mezzo utilizzato per trasportare i nutrienti e, soprattutto, elimina le scorie. E come esce l’acqua dall’essere umano? In un soggetto sano, c’è un equilibrio costante ed essa esce con l’urina, le feci, la respirazione, la sudorazione. Un processo che viene compensato bevendo 1.3 litri di acqua al giorno, mangiando frutta e verdura e sfruttando il metabolismo degli alimenti, da cui si ricava acqua. Non è quello che succede, invece, mangiando le cose che più ci piacciono, come cioccolata, carne e zuccheri. E neppure l’acqua troppo fredda o troppo calda fa bene. “Nell’acqua, troviamo elementi preziosi come il sodio, il potassio, il bromo, il ferro, il manganese e il magnesio – ha precisato Marilena Casu - La sua durezza viene calcolata in base al contenuto più o meno elevato di calcio e magnesio. Il residuo fisso corrisponde alla quantità in peso, mentre l’acqua più sana deve avere un Ph che oscilla tra il 6.4 e il 6.8 (acidità e alcalinità)”.

    Cosa succede allora con le acque ricche di troppi sali minerali? “Succede che, in un organismo che non riesce a eliminarli attraverso le urine, essi si accumulano come nell’ostrica la perla e danno luogo ai calcoli renali. Quella minimamente mineralizzata garantisce il buon funzionamento dei nervi. Per questo, quando nelle persone anziane si ha una disidratazione cerebrale è per disidratazione d’acqua. Un medico iraniano curò con successo pazienti con l’Alzheimer, solo somministrando acqua. Idem per chi ha succhi gastrici. E dunque l’acqua per l’essere umano non è solo ‘pretiosa et casta’ come diceva S. Francesco, poiché non può farne a meno: essa aumenta l’azione diuretica ed elimina le sostanze tossiche. Previene la formazione di calcoli e le infezioni delle vie urinarie. Bere abbondantemente migliora le funzioni intestinali, mantiene la pelle idratata e fluidifica il sangue. E mantiene giovani”.

    Acqua come terapia

    L’idroterapia veniva praticata, già, dagli antichi medici persiani ed egiziani, mentre i Greci vi associavano una divinità. Ma furono i Romani a dare per primi l’impulso ai centri termali. I legionari, per esempio, prima di rientrare nell’Urbe, erano costretti a soggiornare per quindici giorni alle Aquae Albulae di Tivoli, per curare ferite e risanare malattie.

    “Attraverso l’acqua, si possono fare cure idroponiche, balneoterapia, fangoterapia, irrigazioni, inalazioni, grotte – ha sottolineato la Casu - C’è la talassoterapia che utilizza le proprietà terapeutiche del mare: alghe, clima, sole, sabbia e fanghi marini. E’ la più simile alla composizione del sangue umano. Il bagno di vapore invece utilizza l’acqua termale della fonte sotto forma di vapore (sauna, bagno turco) per eliminare le tossine”

    Negli ultimi anni, questa funzione curativa è stata un po’ trascurata mentre a essa si sono preferite cura, benessere, prevenzione. L’idroterapia ha, dunque, finito il suo ruolo oppure è una cura da riconsiderare? “Le cure, ormai, fanno parte del servizio sanitario nazionale – ha risposto Marilena Casu - Prima si dava maggiore spazio alle cure termali, adesso ci sono tagli economici e quindi al centro termale ci va chi può permetterselo. I medici però continuano a consigliarle, ovviamente. Il mio consiglio, invece, è di bere soprattutto molta acqua. E qui qualcuno mi potrebbe allora chiede: quella dei supermercati oppure no? A tal proposito, è bene sceglierla guardando bene l’etichetta (residuo fisso e acidità). Possibilmente, prediligere quella in bottiglia di vetro, perché la plastica rilascia sostanze che poi rendono tossica l’acqua e scegliere l’acqua più venduta, che proprio per questo rimane meno in deposito e nei magazzini. Chiaro che se i comuni ci danno garanzie di qualità sull’acqua del rubinetto è da preferire. Costa meno e inquiniamo meno”.

    I segreti dell’acqua

    Dell’acqua si è detto sempre molto e di più. Ma l’acqua non è un liquido come tutti gli altri, porta con sé delle caratteristiche fisiche che gli antichi hanno sempre considerate salutari e sacre. Ma cos’ha di così tanto speciale?

    “Le molecole che formano un gas non sono le stesse di un liquido o di un solido – ha spiegato Emilio Del Giudice, docente di Fisica all’Università Statale di Milano - Nella struttura del vapor acqueo c’è un’assenza di struttura, ogni molecola è per sé: gas vuol dire un insieme caotico. Nel liquido, invece, fortunatamente, le molecole perdono la loro indipendenza. Si può dire, insomma, che l’acqua sia un collettivo. Come sappiamo, le molecole sono fatte di nuclei ed elettroni. Quando sono insieme, i movimenti delle cariche elettriche delle molecole si uniscono tra loro e c’è un negoziato universale. Quando poi le molecole raggiungono un numero sufficiente, allora l’oscillazione di quella influisce sull’altra e tutte insieme cominciano a danzare, producendo la massima energia. Una molecola che sta invece da sola e ignora le altre è a livello di minima energia. A questo punto si produce un campo elettromagnetico. Piccole code emergono all’esterno: ecco da dove si originano gli influssi a lunga distanza che l’acqua emana e che sono alla origine dei culti sacri”. Ogni liquido ha dunque questa particolarità, ma nell’acqua l’oscillazione raggiunge l’ampiezza massima possibile. Basta solo che diventi leggermente superiore e l’acqua perde un elettrone e si ionizza. Diventa, insomma, un potenziale donatore di elettroni. “Quando accade? Nell’ambito dei dominii di coerenza – ha aggiunto Del Giudice - C’è però un meccanismo antagonista: gli urti delle molecole, che fanno perdere l’oscillazione coerente. Ecco che a questo punto ci troviamo di fronte a due forze: una, yin, come dicono i Cinesi, che stabilisce un moto collettivo tra molecole, l’altra, yang, che ristabilisce il disordine, cioè la premessa per restaurare un nuovo ordine e uscire da questo equilibrio statico. Questa è la vita, ci vogliono anche gli urti o si vive per automatismi. Ma se facciamo intervenire un elemento stabilizzatore – un ancoraggio alla parete che si oppone alla violenza dell’urto, per esempio - tutto cambia. E come? Se considero l’acqua lontana dalle pareti, la struttura passa da yin a yang, ma vicino a una parete è interamente yin. L’acqua vicino alla superficie ha dunque queste peculiarità: è interamente coerente”.

    L’insieme delle reazioni chimiche, dunque, sono per lo più ossido riduttive: uno o più elettroni lasciano la molecola e si trasferiscono. Per uno che si riduce ce n’è un altro che si ossida. Grazie a questo, la resa energetica è molto alta. Perché questo accada è necessario che l’acqua dell’organismo vivente sia coerente. Normalmente è una condizione assicurata, grazie al grandissimo numero di membrane che possediamo. Tutta l’acqua da cui siamo composti non ha le stesse proprietà fisiche del rubinetto ma le assume se viene estratta dal corpo. “Se da un corpo piglio una cellula – spiega Del Giudice - e l’analizzo sotto il microscopio non vuol dire nulla, perché estratta cambia. Devo osservarla quando si trova nel sistema collettivo, nel suo contesto. Gli oggetti isolati sono diversi da quegli stessi non isolati. Il 99% delle analisi fatte a scopo medico non servono a nulla. Quest’acqua può perdere l’ancoraggio quando l’attrazione tra la parete, la membrana e l’acqua si allenta. Cala il nostro ritmo di energia e inizia la patologia e alla fine le reazioni ossido-riduttive si affievoliscono. Non si produce abbastanza energia per concludere il ciclo chimico e rimangono i segni interrotti: radicali liberi. La loro produzione serve alla reazione chimica ma non va bene interrompere la sequenza. Non devono essere soppressi ma spinti a concludere il processo. C’è l’acqua che non lavora. Se fosse ripristinata, i radicali liberi sparirebbero”.

    Una caratteristica che spiegherebbe perché antiche civiltà abbiano ritenuto sacre alcune acque, in particolare: “In montagna le acque sono interamente coerenti – ha concluso Del Giudice - Se assumo quest’acqua essa mi risana, perché restituisce la coerenza al mio organismo. La razza umana non è nata a caso nelle grotte. Proprio qui, scorre acqua, a contatto con le rocce, integralmente coerente, che produce campi elettromagnetici che restituiscono equilibrio e salute all’organismo, attivando le funzioni cerebrali. Non suona neppure strano che nelle tradizioni dei giardini, vengano inseriti veli d’acqua che scorrono su rocce, vicino alle quali ci si sente bene. Né è un caso che i Cinesi consiglino la meditazione nelle vicinanze di cascate d’acqua”.

    L’acqua come successo di marketing

    L’odierna società dei consumi e dell’informazione sembra, tuttavia, avere dimenticato simili concezioni dell’acqua. A fronte del proliferare di notizie da cui siamo quotidianamente bombardati dai mass media, è sorprendente constatare quanta poca attenzione venga data, al giorno d’oggi, al valore dell’acqua. Di acqua ne disponiamo in quantità apparentemente illimitate, ma della sua dimensione sacrale - o comunque etica - cosa è rimasto? “Le acque in bottiglia sono le acque ‘sacre e salutari’ della nostra civiltà – ha commentato Eriberto Eulisse, direttore del Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua di Mogliano Veneto (Tv) - Nell’immaginario sociale postmoderno, a giocare un ruolo chiave che alimenta il mito delle acque confezionate è anzitutto il concetto di ‘purezza’. Una delle caratteristiche che deve avere l’acqua in bottiglia è infatti la trasparenza, che coincide con l’idea di non contaminazione. Per essere più familiare e vendibile, l’acqua in bottiglia enfatizza questi aspetti indispensabili per la salute umana e la dieta. Non è un caso che la maggior parte delle etichette di acqua confezionata riporti immagini di luoghi il più naturale possibile, al di fuori di ogni portata umana. Cime di montagne innevate e altri paesaggi idilliaci compaiano persino nelle pubblicità di acque estratte da falde sotterranee di pianura. Simili slogan fanno inevitabilmente guardare con sospetto alle tradizionali fontane pubbliche e ai rubinetti di casa – benché la qualità di queste acque non sia sempre peggiore di quelle imbottigliate”.

    Acque incontaminate, tonificanti, dimagranti e via dicendo sono le parole chiave che sanciscono il successo dilagante – anche se non sempre giustificato - delle acque confezionate. Un successo alimentato in Italia da una potente lobby che, negli ultimi anni, ha letteralmente creato la necessità per milioni di persone di convertirsi alle bottiglie di plastica, grazie a un investimento annuo in pubblicità che si aggira mediamente sui 400-500 milioni di euro.

    “Nonostante l’invidiabile qualità delle acque che sgorgano dai nostri rubinetti, l’Italia è notoriamente il primo consumatore al mondo di acque in bottiglia. È un triste primato che comporta, ogni anno, ricadute pesanti culturali e ambientali (produzione di gas serra causa del cambiamento climatico), sia per la produzione e lo smaltimento di migliaia di tonnellate di PET (la plastica con cui si confezionano le bottiglie) sia per le conseguenze sui trasporti” ha aggiunto Eulisse.

    In Italia, si producono, ogni anno, 350 milioni di tonnellate di PET per imbottigliare l’acqua. Di questi, solo un terzo vengono riciclati. I costi per le tasche dei cittadini non sono indifferenti. La sola Regione Lombardia, ad esempio, spende ogni anno fra i 20 e i 25 milioni di euro per lo smaltimento di contenitori in PET per bottiglie. Sul versante dei trasporti, ogni anno circolano in Italia 300 mila tir per la distribuzione di acque in bottiglia, con conseguenze considerevoli per la salute umana e l’ambiente. “Si è calcolato che per trasportare le bottiglie di acqua minerale che le famiglie italiane bevono mediamente in un anno, occorrono ben oltre 3 milioni di litri di gasolio (Visentin, 2002; Altamore, 2004; Martinelli, 2008). Infine, non va dimenticato che le industrie che imbottigliano e commercializzano le acque minerali inventano simbologie e ritualità totalmente sganciate dalla natura e dalla realtà. Freschezza e limpidezza sono solo slogan che occultano un’espropriazione di saperi e antichi luoghi d’acqua (Teti, 2005). Malgrado oggi esista un considerevole divario tra analisi scientifiche e slogan pubblicitari in merito alla presunta “purezza” delle acque confezionate, il mito di queste ultime non sembra venire intaccato – ha concluso il direttore del Centro Civiltà dell’Acqua - Il mito da sfatare, tuttavia, all’insegna di un vivere più sobrio e attento ai valori sociali, culturali e ambientali, è proprio quello che enfatizza la presunta “sacralità” delle acque imbottigliate come necessariamente migliori, più pure e più sicure rispetto a quelle di acquedotto”.

    Paola Fantin

    (01/10/2009 Tg0-positivo)