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  • Una materia preziosa

    Una materia preziosa

    E' finita l'era del rifiuto. Tutto può essere recuperato

    Un progetto innovativo apripista che sta già rivoluzionando il sistema internazionale di riciclo dei rifiuti e che, recentemente, l’agenzia Eco-Innovation della Comunità Europea ha voluto premiare con un finanziamento di 275 mila euro.

    Si tratta del programma Numix del Centro Riciclo di Vedelago, sostenuto dal CETMA di Brindisi, in collaborazione con l’Enea, la Regione Puglia, tre centri universitari e la multinazionale spagnola Acciona.

    Con bacino di un milione di abitanti, residenti tra il Trevigiano, il Bellunese e il Vicentino, la società fondata da Carla Poli gestisce dal 1999 un impianto di stoccaggio e selezione meccanica di rifiuti ai fini del recupero di materiali. Il Centro di Vedelago, da tempo, fa parlare di sé, ponendo sotto gli occhi di tutti l’inevitabile equazione: i rifiuti sono una materia preziosa – detta ‘materia prima seconda’ - che può essere recuperata, ritornare bene di consumo e poi riciclata nuovamente, in un processo pressoché infinito. Ma come?

    L'attività consiste nel ricevere le frazioni secche riciclabili dei rifiuti urbani e assimilati, gli ingombranti, gli scarti aziendali, scarti di selezioni; nel selezionare i materiali in base alla composizione merceologica; nel compiere le operazioni necessarie per la riduzione volumetrica e nel gestire la fase di destinazione in uscita delle singole tipologie di materiali che, in relazione alla possibilità di riutilizzo, vengono consegnati a impianti di seconda lavorazione o a specifiche aziende che impiegano i materiali nei loro cicli produttivi.

    Oggetti di plastica, vetro, legno, metallo e quant’altro vengono così fatti scorrere su di un nastro trasportatore che li divide. Poi, attraverso un processo detto di ‘estrusione’, cose grandi come cassette, tavoli e sedie sono macinate fino a diventare un granulato che tornerà a essere tavoli e sedie o qualsiasi altro prodotto nel campo dell’edilizia e dell’industria plastica dove è possibile impiegarlo (betonelle, cordonate stradali, pozzetti, vasche raccolta acque di scarico e presto anche negli asfalti, canaline per scarichi d’acqua, bancali, salvaprato per parcheggi, panchine, sedie, tavoli etc.).

    Gli altri materiali vengono invece separati dalle macchine: il vetro cade da una parte, i materiali di ferro vengono individuati con elettrocalamite, mentre le plastiche ballano con forza inducendo allo scarto dei pezzi più piccoli e l’alluminio viene estratto da un campo magnetico. A quel punto, gli operai separano i diversi tipi di plastica.

    Quello che esce da Vedelago, dunque, non è più un ‘rifiuto’, perché quella parola è del tutto abolita dall’azienda per il semplice fatto che non esiste più.

    “Il granulato ottenuto dalla lavorazione a Vedelago – spiega Carla Poli – ha un mercato immediato. Abbiamo infatti studiato più combinazioni e ricette, personalizzate a seconda dei clienti che lo richiedono. Una ditta che fa elementi per parcheggi, per esempio, avrà bisogno di un granulato ‘più duro’. Mentre chi fa la cordonata della carreggiata lo cerca più elastico. Così, in fase di lavorazione dello stesso, aggiungiamo più o meno materiale, per raggiungere lo scopo. Ognuno ha esattamente quello che gli serve. I prodotti, in seguito, vengono lavorati in modo tale che costeranno meno, saranno facilmente smontabili e quindi riciclabili in fasi successive e per i quali non serva manutenzione. Si tratta di un’incredibile risparmio di materia prima e di energia fossile, nell’ottica di una nuova visione della gestione dell’ambiente e delle sue risorse. Certo, può sembrare più comodo seppellire le nostre porcherie e non curarcene più. Ma saranno i posteri a pagare questa visione dissennata e noi non ci stiamo: con questo sistema, solo il 2.99% rimane non riciclabile. Per adesso, almeno”, conclude la Poli, sorridendo.

    Il Centro Riciclo di Vedelago è divenuto subito un modello da esportare in Europa, approdato in Sardegna, in Sicilia, in Toscana (Montale), in Abruzzo (Sulmona), in Piemonte (Asti, Vercelli, Novara), in Puglia (Brindisi, Taranto), a Roma (Colleferro), mentre già alcune delegazioni della Cina hanno fatto visita all’impianto. Una nuova frontiera che è già stata oggetto di tre tesi di laurea - una all’Università Federico II di Napoli a Ingegneria Civile e due alla Sapienza di Roma, facoltà di Architettura – mentre altre sono in corso di studio.

    Paola Fantin

    (15/06/2009 Tg0-positivo)