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Dice il saggio ...
Nessuno può immaginare cosa per chi governa sia più decoroso della clemenza (Seneca)

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  • Sguardi di donne Autore: Claudia Rinaldi-Ausonia Minniti

  • Lo zoccolo italiano

    Lo zoccolo italiano

    L’Italia in balia di qualsiasi evento

    1.1. Relazioni pericolose

    Domenica scorsa 4/4/2009 ho seguito con curiosità una vicenda che ha coinvolto il nostro presidente del Consiglio dei ministri, accusato di aver affibbiato un epiteto tutt’altro che ripetibile al proprio ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. Non voglio riportarlo in questo articolo ma chi volesse può ascoltarlo su Youtube ( www.youtube.com/watch?v=dZ8NBJ6Ycps ).

    La reazione degli interessati (i politici Berlusconi e Meloni) è stata unanime. Il primo ha stigmatizzato la stampa (Berlusconi: “Dai media calunnie, sono tentato da misure dure”, www.rainews24.rai.it del 4/4/2009) asserendo in pratica che il video è falso. Lo stesso il ministro che, intervistato, ha ribadito come il premier l’avrebbe chiamata solo “piccola” (AdnKronos del 3/4/2009).

    Ora, qualsiasi navigatore spulciando nel video può rendersi conto da solo che l’espressione usata da Berlusconi è diversa e corrisponde all’epiteto innominato. Un appellativo concepibile se rivolto a una nemica, ma se indirizzato ad una donna nominata ministro ne configura la personalità in modo tutt’altro che lusinghiero e molto “utilitaristico”.

    Questo atteggiamento di Berlusconi verso le sue “ministre” non sembra essere nuovo visto che non è mai stata dimenticata la querelle che ne vedeva coinvolta un’altra, Mara Carfagna ( it.wikipedia.org/wiki/Mara_Carfagna ). Ma se in questo primo caso le intercettazioni che avrebbero potuto provare accuse “infamanti” sono state fatte sparire, il video pubblicato su Youtube è ascoltabile da chiunque.

    Ci si aspetterebbe qualcosa in merito da parte dell’informazione pubblica. Ovvero degli approfondimenti tali da comprendere se i fatti si sono svolti come indicato. Invece abbiamo trovato solo articoli in cui viene puntualizzato che Berlusconi non avrebbe usato l’innominato epiteto, ed anzi è il primo ministro stesso che sostiene la falsità del video: “Esattamente come il video messo su Youtube sul ministro Giorgia Meloni, che è una cosa che non esiste: c'erano lì tutti, c'era lei e io ho detto 'dov'è la piccola?'. Io la chiamo sempre cosi' e aver sostituito anche la voce....” In pratica il primo ministro sosterrebbe che il video è una falsificazione da parte di qualche male intenzionato. Quindi, caro utente di Internet, se ti pare di ascoltare male quello che Berlusconi disse, sappi che ti sbagli perché è lo stesso premier a sostenere che nel video si sente l’attributo affibbiato al suo ministro ma posto lì da qualcuno con una mala azione.

    Cosa possiamo evincere dalla stampa citata? Che il premier e il suo ministro hanno smentito una notizia che la stampa stessa non ha pubblicato (in entrambi gli articoli citati non si comprende infatti cosa sarebbe stato pubblicato su Youtube).

    Cosa sarebbe successo se invece i giornalisti si fossero preoccupati di approfondire la notizia?

    Forse gli italiani sarebbero venuti a conoscenza della “possibilità” che il loro primo ministro usi termini poco fini per apostrofare un ministro dello Stato italiano e che al governo vi siano persone che si stanno occupando d’altro che delle nostre cose pubbliche.

    Queste ipotesi sono piuttosto gravi e avrebbero meritato più di altri eventi magari un approfondimento televisivo nelle trasmissioni più note.

    Un tipo di giornalismo, che ormai non esiste più o è riservato a particolari nicchie, avrebbe dovuto cercare la fonte della notizia - il video trasmesso non sa molto di amatoriale ma è evidentemente una registrazione in possesso degli organizzatori della fiera di Roma -. Quindi il giornalista avrebbe dovuto confrontare questa registrazione con le parole del premier e del suo ministro che in pratica sostengono (all’incirca) che il video è una falsificazione.

    Al popolo italiano converrebbe conoscere non solo le qualità morali dei suoi governanti, ma anche la loro capacità di ammettere la verità oppure di mentire.

    1.2. Cronaca di un terremoto annunciato

    Se domenica 5 aprile fu giorno di divertimento con la cronaca delle “cadute” (nazionali e internazionali) di Berlusconi, lunedì dopo fu di tutt’altro tono emotivo. L’Abruzzo è stato infatti sconvolto da un terremoto che ha seminato morte e distruzione nella città di Aquila e dintorni. Sembrava una catastrofe naturale come tutte le altre che hanno colpito la Terra. Ma quasi da subito corse voce che qualcuno l’avesse prevista. Vediamo anche qui come si è comportata la stampa, usufruendo di un incubatore di notizie online qual è www.ansa.it e www.rainews24.rai.it già citato.

    Il primo articolo che abbiamo letto su Raninews24 a metà mattinata riporta le seguenti parole del responsabile della protezione civile Guido Bertolaso: “Dopo 5 minuti questa notte eravamo operativi - ha detto Bertolaso - non potevamo fare altro. [...] Una scossa di questa intensità, dice ancora Bertolaso, "era impossibile da prevedere". "La commissione grandi rischi presieduta da Franco Barberi - sottolinea Bertolaso a RaiNews24 - si e' riunita a L'Aquila con tutti i tecnici locali, con il prefetto vicario e l'assessore regionale della protezione civile, c'erano tutti i più importanti sismologhi compreso Enzo Boschi dell'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. [...] Purtroppo, aldilà di tenere tutta la struttura allertata e dopo cinque minuti eravamo già in sala operativa a lavorare, non potevamo fare altro".

    Dello stesso tenore anche gli articoli dell’Ansa. Ma in rete troviamo diversi siti che diffondono la notizia secondo cui invece c’è stato un ricercatore, tale Giampaolo Giuliani, che aveva previsto questo terremoto, tanto che di esso vengono pubblicate già alcune interviste.

    L’Ansa non fornisce questa notizia se non in modo molto indiretto quando a fine mattinata pubblica quanto segue sotto il titolo “Notizia fa il giro del mondo e apre i siti online”: “EL MUNDO titola in apertura: "Almeno 27 morti in un forte terremoto nel centro Italia". Il sito online del quotidiano spagnolo propone anche un approfondimento: "Un geologo avvertì del disastro e lo hanno accusato di allarmismo".”

    Poco prima invece Ansa.it aveva pubblicato: “Per gli esperti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) è impossibile fare previsioni deterministiche dei terremoti.”. Chiaro quindi il taglio dell’Ansa: il nome del ricercatore non compare, mentre si da enfasi al fatto che il terremoto non era prevedibile.

    In rete, per fortuna, si può rendersi conto del ruolo di questo Giuliani: un tecnico denunciato proprio da Bertolaso che lo avrebbe addirittura apostrofato come “imbecille”. Non sembrano quindi casuali le parole di Bertolaso, che suonavano come una difesa del proprio operato come il migliore possibile.

    A questo si aggiunge anche la voce del premier che leggiamo da un articolo del sito www.ilgiornale.it delle 11.00: "Lasciamo da parte le polemiche e vediamo di dare aiuto a chi ha bisogno [...] Si tratta di polemiche - afferma il presidente del Consiglio ai microfoni di Radio1 - che ci sono ogni volta che succedono cose come queste. Purtroppo non ci sono mai state situazioni di avviso tali da poter essere certi di prevedere un terremoto". Nello stesso articolo viene riportata anche l’opinione di Boschi, direttore dell’Ingv, su Giuliani: “Non è nemmeno uno scienziato, non aveva denunciato agli organi di protezione civile la sua ipotesi e aveva previsto che il terremoto colpisse Sulmona”.

    Quindi la voce di Giuliani è di nuovo bollata come una polemica e non come un utile previsione purtroppo inascoltata. E su di lui, se questa volta non gli si da dell’imbecille, non si risparmia comunque un laconico personale ridimensionamento quasi a individuo del tutto sconosciuto.

    Mentre in rete impazza la ricerca sul “terremoto annunciato” Ansa tace fino a quasi le 13.00 del pomeriggio quando pubblica “Previsione Giuliani accende accuse e polemiche”, e poi “La controversa previsione di Giuliani” da cui si evince che dopo essere stato denunciato “è stato costretto a oscurare i dati consultabili da tutti sul suo sito”.

    E intanto i morti aumentano. Alle 14.00 il ministro Maroni, mentre se ne contavano 70 di certi, prevede di raggiungere i 100-150 morti, cifra che ad oggi (11/04/2009) è pressoché raddoppiata.

    Certo Giuliani ha avuto molto più spazio col trascorrere del tempo, ma per questi morti era evidentemente troppo tardi.

    1.3. Gli errori di Bertolaso

    Chi ha tempo da dedicare alla ricerca si accorgerà che le idee di Giuliani non sono isolate neanche all’interno della comunità “scientifica”: anche altre università italiane e altri Stati conducono infatti studi simili.

    Basti vedere articoli come questo che rinviano a studi internazionali: www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/1085.

    Ci chiediamo come sia stato possibile sottovalutare il suo allarme, soprattutto da parte di persone che si ritengono “scienziati” (ma in base a quale qualifica particolare si è riconosciuti tali?). A mio parere Bertolaso non ha commesso solo un grosso errore nel momento in cui ha dato dell’imbecille a questo ricercatore o quando lo ha querelato per “procurato allarme”: in questo modo infatti Giuliani non è stato più in grado di avvertire la popolazione quando il terremoto stava per accadere.

    Ma ha commesso un grosso errore nel momento in cui ha convocato la Commissione grandi rischi senza pretendere la presenza della parte avversa, cioè ancora una volta Giuliani. Questo sarebbe stato un atteggiamento “scientificamente” corretto, mentre quello posto in atto ha solo palesato quel senso di “superiorità” senza appello che non è mai esente da madornali errori.

    Tutto questo ha fatto sì che da una parte il sindaco dell’Aquila si sentisse imprudentemente rassicurato, dall’altra che nessuno potesse più liberamente ascoltare gli allarmi di Giuliani. In pratica Bertolaso e la comunità “scientifica” da lui interpellata si sono erti a somma e unica autorità da ascoltare, impedendo la possibilità della libera scelta da parte dei cittadini.

    Perché in effetti quali erano le garanzie che avevano avuto questi ultimi se non quella che gli “scienziati” non sapevano “prevedere un terremoto”?

    A quel punto qualsiasi cittadino doveva essere lasciato libero di scegliere a chi affidarsi: al “nostro Signore” celeste, come suggeriva l’assessore alla protezione civile dell’Aquila, ma anche a Giuliani. Il quale in effetti, leggendo i dati del sisma in arrivo, ha potuto salvare la propria famiglia perché ha saputo con l’anticipo di qualche ora quello che sarebbe successo.

    1.4. Voci inascoltate, studiosi emarginati e investigatori investigati

    Arrivano dall’antichità le voci di tutti quelli che preannunciano le sventure e non vengono ascoltati. Per i cristiani che non lo sapessero, Gesù è uno di questi; ma la figura mitologica più conosciuta è sicuramente quella di Cassandra. In ogni caso questi personaggi sono dipinti come persone che vengono denigrati da chi detiene il potere. Lo stesso vale anche per altri esempi in ambito scientifico e anche qui i nomi non mancano.

    Ho avuto tra le mani recentemente un libro (“Il dottor Gastaldo”, AIRDA, Ponzano Veneto, 2008) che dipinge la figura di un medico di paese molto amato dai concittadini per quanto dedicava se stesso al bene comune. In quarta di copertina leggiamo che le sue “invenzioni tecniche di ortopedia, ostetricia e ginecologia furono di grande interesse per la scienza medica e potevano essere di grande aiuto per la salute degli uomini di tutto il mondo ma furono vanificate da uomini di potere di due generazioni politiche: ventennio fascista e trentennio della prima repubblica”.

    La nostra èra non si limita a casi “di campagna” tanto sembra sfornarci esempi più eclatanti di persone che cercano di porre in essere il meglio delle loro conoscenze a favore della comunità e nonostante questo vengono ostacolati dal potere costituito. Giuliani è forse l’ultimo della lista e probabilmente ci dimenticheremo presto anche di lui una volta che saremo presi da altre notizie e ci mancherà lo stimolo per porre in essere una doverosa protesta al di là della mera polemica.

    È questo che sta avvenendo infatti di un altro personaggio che sta passando sotto le forche caudine della “giustizia” ufficiale: Gioacchino Genchi.

    Genchi è un ex consulente della magistratura attualmente sospeso dalla polizia, indagato a Roma per abuso in atti d’ufficio, violazione della legge sulla privacy e violazione della norma delle legge Boato, che prevede la richiesta di autorizzazione alla Camera per acquisire i tabulati dei parlamentari sotto inchiesta. Genchi è accusato anche di accesso abusivo a sistema informatico per quanto riguarda gli accessi all’Anagrafe della Agenzia delle Entrate, in merito alla consulenza avuto per le inchieste “Why Not” e “Poseidone”.

    A leggere la sua vicenda - in internet ovviamente perché è passata in sordina nei mezzi di stampa più noti - si comprende che anche quest’uomo è un altro funzionario del nostro Stato ma che da questo stesso Stato (o meglio da una parte avversa che opera a livelli alti dello stesso Stato) è stato messo alla gogna perché svolgeva indagini troppo pericolose. Come afferma lo stesso Genchi “Mi sono difeso nel processo da accuse infamanti, ordite da chi ha cercato e sta cercando in tutti i modi di colpirmi per quello che è stato il mio impegno al servizio della Giustizia” ( www.gioacchinogenchi.blogspot.com ).

    Anche qui: come non dubitare che vi sia all’interno dell’amministrazione pubblica un potere che mina l’attività di chi cerca di aiutare il popolo e la giustizia?

    1.5. Il balletto delle responsabilità

    Dopo il disastroso evento sismico si è fatto un gran parlare nei giorni scorsi delle responsabilità di chi (sempre il governo) non ha reso applicabile le leggi sugli adeguamenti sismici delle costruzioni, ma anche sulla qualità delle costruzioni stesse e sul ruolo rivestito da imprese, progettisti e direttori dei lavori.

    È stato preso di mira il passato, come a dire: si dovrebbe imparare dai nostri errori per non ripeterli nel futuro. Ma se abbiamo appena dimostrato che proprio l’allarme di un ricercatore è rimasto inascoltato come tante altre volte?

    Ci si è scagliati anche contro quelli che dovrebbero pagare per gli edifici costruiti male e che sono quindi responsabili dei danni arrecati. Ma chi non ha ascoltato un allarme non dovrebbe pagare?

    Per comprendere meglio questo punto è utile riportare un caso che mi è accaduto personalmente.

    Qualche anno fa, un fine settimana, alcuni ladri entrarono nel magazzino della ditta in cui lavoravo e asportarono utensili per il valore di qualche centinaio di euro. Ebbi l’idea che questa intrusione avesse carattere prevalentemente esplorativo: era solo un modo per capire come entrare nel magazzino e portar via molto più materiale.

    Preoccupato, avvisai subito la collega preposta invitandola a incaricare la ditta di sorveglianza di intensificare i controlli per il fine settimana successivo. Lei disse che avrebbe cercato di farlo, ma alla fine non lo fece. Quando gli operai ritornarono al lavoro il lunedì trovarono il magazzino svuotato di diversi utensili e macchinari.

    Non riuscii a trattenere la rabbia per non essere stato ascoltato. In fin dei conti, a fronte di un esborso per sorveglianza di qualche centinaio di euro subimmo un furto di decine di migliaia di euro e gli operai non poterono per qualche giorno svolgere tutti i loro lavori per mancanza delle attrezzature necessarie.

    Come allora la mia collega, neanche ora chi non ha dato retta a Giuliani ed anzi lo ha ridotto al silenzio non pagherà alcun danno. Posso capire che non poteva essere chiesto chissà cosa ad un’impiegata il cui stipendio bastava appena per vivere una normale vita. Tutti possiamo sbagliare, ma l’errore non va lasciato passare senza un qualche provvedimento.

    Tanto più questo vale nei confronti di chi aveva la responsabilità e la possibilità di salvare un’intera comunità da un disastro come quello che è accaduto e non ha ascoltato chi lo avvisava. Incaute e irrazionali scelte sono oggi la causa delle quasi 300 vittime abruzzesi. La presunzione di chi sta ai vertici ha messo a tacere Giuliani e ha impedito alla gente di scegliere: è questa la responsabilità più grave.

    È insignificante in questo momento cercare responsabilità nel remoto passato quando sono evidenti quelle nel presente. Se non risolviamo queste è inutile pretendere di insegnare alcunché alle generazioni future. Lasceremo alla storia ancora una volta degli errori non solo irrisolti ma anche impuniti. Un gran brutto esempio.

    1.6. L’informazione che non c’è

    In questo articolo ho legato due episodi apparente distanti – la vicenda Berlusconi e Meloni con il terremoto in Abruzzo – ma uniti dal comune denominatore delle incomplete notizie di cui è farcito il nostro sapere. In entrambi i casi ho cercato di far capire come i maggiori organi d’informazione non forniscano mai in modo tempestivo e imparziale i dati che permettono al cittadino di scegliere nei momenti del bisogno.

    La scelta è fondamentale sia quando dobbiamo eleggere un amministratore che quando dobbiamo abbandonare la nostra casa per un probabile terremoto. Se noi conoscessimo il vero pensiero, le abitudini di una persona forse non le daremo la responsabilità del governo di una nazione. Se potessimo autonomamente decidere di fronte all’arrivo di una calamità forse il Mondo sarebbe pervaso da una minore dose di sofferenza.

    I mass media non sembrano in sintonia se non con le informazioni che vengono “calate” dall’alto. In più tv, radio e giornali non sono luoghi in cui un cittadino può cercare qualcosa, ma dove trova già preconfezionata l’informazione. Internet è tutt’altra cosa: qui l’utente può scegliere cosa leggere, vedere, ascoltare, trovando cose del passato memorizzate qua e là in rete, mentre tv, radio e giornali mantengono la notizia per un attimo o un giorno al massimo.

    I mass media sono diventati il luogo dove i nuovi martiri, quelli perseguitati da un potere perverso, diventano famosi il tempo necessario per esporli al pubblico ludibrio. Poi vengono fatti sparire, come dei desaparecido lasciati in pasto a processi interminabili che devono sostenere spendendo i risparmi di una vita per pagare avvocati che li difendano in tutte le sedi possibili spesso da accuse sproporzionate se non del tutto infondate. Persone a cui l’eventuale vittoria davanti alla giustizia italiani, magari dopo anni e anni di andirivieni nei tribunali italiani, non restituirà mai la serenità della loro vita.

    1.7. Una buona notizia poco nota

    Qualsiasi popolo è come la terra, che rimane arida e non da frutto se non riceve l’acqua dall’alto. In alto sta il governo che deve dare gli stimoli opportuni, utilizzando soldi ma soprattutto un’informazione imparziale e corretta. Se questa viene a mancare allora la gente non può più raddrizzare alcuna economia, non può migliorare alcun territorio, perché non sarà mai in grado di fare le scelte più opportune.

    Per comprendere questo paragone propongo quella che io considero una buona notizia.

    Il giorno 3 aprile scorso, alla pagina www.gse.it/GSE%20Informa/pagine/FV08.aspx il Gestore dei Servizi Elettrici informava che per gli impianti fotovoltaici il nostro Paese è “al terzo posto, insieme agli Stati Uniti, per potenza annua installata nel 2008, dietro la Spagna e la Germania e davanti alla Corea e Giappone.”

    Questa è o non è una buona notizia? Secondo me è sì ed è anche un buon segnale che il popolo italiano, quando è opportunamente stimolato, sa essere all’altezza della situazione alla pari di altre potenze economiche.

    Questa notizia dovrebbe fare il giro delle maggiori testate nazionali, ma se non l’avete letta forse è perché “non è una priorità” (nel sito dell’Ansa non mi pare sia stata riportata, mentre invece si legge un articolo “Nucleare: Germania; cresce consenso alle centrali, sondaggio”, chissà perché?).

    Sembrerà che questa notizia abbia a che fare solo con un certo “moralismo” che non si può nascondere in questo articolo. E invece ha attinenza anche con i terremoti. Perché se l’Italia vuol mantenere o migliorare la sua posizione in tema di fotovoltaico deve stare attenta anche a questi eventi naturali. Gli impianti solari vengono per lo più installati sopra degli edifici, che ovviamente non devono crollare se vogliamo che non vada in briciole anche la ricchezza che ci sta sopra.

    1.8. In memoria del peggio

    Non vogliamo che gli sfortunati abitanti di questa regione rimangano a vivere nelle tende o in ricoveri di fortuna per anni. Si poteva evitare quanto è successo, almeno nell’enorme numero di vite umane perse, come si poteva evitare un altro famoso disastro, quello del Vajont. Anche allora come in questo caso vi erano tutte le avvisaglie per allertare la popolazione ed evitare i peggiori danni.

    Anche oggi come allora ci fu chi aveva messo in guardia dall’evento più pericoloso ma fu perseguito da chi aveva “più potere”. La giornalista Tina Merlin rimase inascoltata dalle istituzioni, fu denunciata per "diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico" tramite i suoi articoli, processata e, per giustizia, assolta dal Tribunale di Milano. Ma era troppo tardi: il suo impegno e il suo grido rimase inascoltato. A distanza di quasi 40 anni fu prodotto un film per ricordare i tragici errori di un potere che quasi condannò la sua novella Cassandra.

    Non vogliamo che anche questa volta si ammettano le colpe con un ritardo di tanti anni. Che sia messa in moto la macchina della giustizia e l’informazione si dia da fare a sostenere chi denuncia l’ingiustizia in Italia.

    Secondo me le notizie peggiori devono ancora arrivare. Un terremoto in un periodo in cui la crisi mina qualsiasi settore sociale era proprio l’ultima disgrazia che ci si poteva augurare. Gli abruzzesi dovranno misurarsi con gli aiuti economici che, nonostante le promesse, non saranno probabilmente all’altezza dei danni causati da questo sisma. Non siamo ai tempi del terremoto del Friuli, quando il debito pubblico italiano era, in rapporto al PIL, la metà di quello attuale. Lo Stato è già impegnato ad arginare le falle di un’economia in ginocchio e riuscirà con difficoltà a trovare il denaro “vero” per far fronte a questa immane incombenza.

    Non pensiamo che solo il destino che attende gli abruzzesi – quello di arrangiarsi da soli - sia segnato: non saranno solo loro nei prossimi anni a soffrire per l’impreparazione di chi ci governa.

    Questa crisi dovrebbe insegnarci che dobbiamo agire molto di più di quanto idealizziamo le nostre aspettative. Oltre alla speranza dobbiamo mettere in gioco tutta la nostra forza di volontà cosicché con gli opportuni interventi l’Italia possa risalire sul palcoscenico internazionale per meriti e non solo per disgrazie.

    Magari ritornando a guadagnare l’antica nomea di “stivale”, mentre oggi somiglia più ad un malconcio e sfigato “zoccolo”.

    Lodovico Mazzero

    Fonte: Circolo Bertrand Russell

    (15/04/2009 Tg0-positivo)