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Dice il saggio ...
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  • METADONINA: riflessioni ed ipotesi

    METADONINA

    Riflessioni ed ipotesi

    di

    Giorgio Pattera*

     

    Col termine <<metadonina>> va inteso, a mio parere, il tentativo di individuare quella sostanza (a sintesi endogena, come le enkefaline) in grado di produrre all’interno dell’organismo effetti farmacologici simili a quelli che si ottengono con la somministrazione "per os" del ben noto metadone (analgesico di sintesi, sostituto della morfina). La formula dubitativa è imposta dal fatto che, pur essendo a conoscenza di studi già avviati in tale ottica nei Paesi anglosassoni, esistono al momento solo pochissimi dati, frammentari e tutti rigorosamente in lingua inglese, non ancora circolanti in Italia. Nulla, comunque, risulta nella cosiddetta "letteratura ufficiale". E’ doveroso pertanto muoversi con cautela, formulando solo ipotesi di lavoro e non risparmiando l’uso del condizionale.

    Come punto di partenza si può assumere una corrente di pensiero (già sperimentata negli U.S.A. con l’introduzione di un derivato del m., il LAAM = L-alfa-acetilmetadolo) che considera l’uso del m. non come "un intervento di controllo sociale", bensì una terapia a tutti gli effetti, rappresentando la somministrazione razionale di un farmaco che compensa una carenza endogena di sostanze a funzione neuromediatrice o neuromodulatrice. Recentemente un ricercatore europeo, J.M.G.Antòn, ha confermato questa teoria, mettendo in relazione alcuni casi di soggetti inclini alla droga con il fatto che gli stessi presentavano, già prima della tossicodipendenza, livelli bassi o addirittura deficitari delle suddette sostanze. Si è ipotizzato che queste possano essere le enkefaline, neuropeptidi isolati nel 1975 da Hughes nel cervello di ratto. Queste si presentavano identiche come sequenze di aminoacidi, ad eccezione di quello terminale, che in un caso era la metionina e nell’altro la leucina: per questo motivo vennero distinte in Met-enkefalina e Leu-enkefalina. Entrambe tendono a legarsi strettamente coi recettori m , specifici per la morfina e gli oppioidi in genere (quindi anche per quelli endogeni).

     

    Nel corso della relazione presentata dal sottoscritto al recente Simposio Mondiale di S.Marino (giugno 2000), si ricordava che inizialmente le endorfine (isolate nell’ipotalamo da Guillemin nel 1976 e distinte da Simon in a-, b-, g- e d-) furono chiamate enkefaline, in quanto ottenute, per l’appunto, da estratti cerebrali. Anche le endorfine, come le enkefaline, sono capaci di fissarsi ai recettori implicati nella percezione del dolore e, quindi, di riprodurre l’azione della morfina e degli altri oppiacei.

    I dati raccolti negli ultimi anni da vari ricercatori sembrano ormai concordi nell’attribuire alle endorfine il ruolo di neuromediatori, a livello encefalico, in numerosi sistemi neuronali preposti alla conduzione e all’inibizione del dolore. Costituirebbero dunque, come romanticamente le ha definite qualche Autore, <<le molecole della gioia>>.

    Recentemente la met-enkefalina è stata individuata anche a livello gastroenterico, specie nel colon e nelle cellule "A" del pancreas insulare.

    Fin qui arrivano i dati in mio possesso: quasi nulla, ad onor del vero. Tuttavia, se dobbiamo dare un minimo di credito al vecchio detto secondo cui <<dove c’è fumo c’è arrosto>>, il termine <<metadonina>> (coniato dalla "scienza ufficiale"…e su questo non dovrebbero esserci dubbi) sta ad indicare che sono in corso studi ben mirati, per raggiungere lo scopo di individuare la localizzazione di questo oppioide endogeno, isolarne la molecola e cercare di riprodurla sinteticamente (o di realizzare farmaci che ne stimolino la produzione da parte dell’organismo). Ciò che poteva essere considerato un argomento di fanta-medicina, insomma, entra in laboratorio.

    Mere supposizioni ? Può darsi. Ma se riteniamo ancora valido il principio d’identità (se A è = a B; B è = a C; anche A è = a C), non possiamo fare a meno di trarre alcune considerazioni :

    1. Il metadone, usato anche nella terapia antalgica di origine neoplastica, è un analgesico di sintesi che, alla stregua delle endorfine/enkefaline di origine endogena, possiede spiccato tropismo per i recettori m , deputati alla trasmissione degli impulsi dolorifici, coi quali si lega, inibendone o deprimendone la conduzione neuro-elettrica.
    2. Il metadone, più che di prevenzione, sembra ottenere in molti casi (endorfino-penia?) un effetto terapeutico vero e proprio, sostituendo od integrando la produzione endogena delle "molecole della gioia".
    3. Recentemente le endorfine/enkefaline, "in primis" ritenute a localizzazione esclusivamente cerebrale, si sono rivelate a distribuzione ben più ampia (colon, pancreas); vale a dire in distretti maggiormente accessibili, sia all’indagine clinica che alla stimolazione farmacologica, rispetto all’encefalo.

    Alla luce di tutto questo, pertanto, non sembra utopistico ritenere che alcune ricerche, svolte ovviamente nella più ampia discrezione onde proteggerne il brevetto, siano orientate all’individuazione di un’altra "frazione" endorfinica (durante questi 25 anni, come dicevo, ne sono state riconosciute quattro), la cui molecola, strutturalmente simile a quella del metadone ma dotata di proprietà analgesiche potenziate, possieda le stesse caratteristiche della morfina (saturazione dei recettori specifici), ma, essendo "riconosciuta" dall’organismo in quanto di produzione endogena, interagisca più favorevolmente con esso e susciti effetti collaterali attenuati, qualora introdotta dall’esterno. Una specie di "methadone-live", per così dire. Questo perché studi relativamente recenti (J.Lawson, 1989) sono giunti alla conclusione che la somministrazione prolungata di morfina o di morfino-mimetici in genere (sia di derivazione naturale che di sintesi), largamente usata nel trattamento del dolore cronicizzato, induce nell’organismo l’incapacità di secernere le endorfine. Per cui il paziente (neoplastico e non) si ritrova, nel tempo, senza protezioni naturali nei confronti di stress, dolore e della stessa malattia che lo provoca, in quanto (anche se non ancora dimostrato) si è propensi a ritenere che esista un deciso legame, se non identità, fra endorfine e stato immunitario.

    Mi sembra superfluo ricordare che anche nelle reazioni che l’organismo instaura nei confronti del cancro il sistema immunitario riveste un ruolo di particolare importanza, ancor prima che ne compaia la sintomatologia. Nel nostro corpo circola un elevato numero di cellule potenzialmente cancerogene ed una delle funzioni del sistema immunitario è proprio quella di riconoscerle ed attaccarle, inibendole od eliminandole. Nei soggetti immuno-depressi queste cellule ("natural killer", stimolate dalla b-endorfina) sono carenti o addirittura temporaneamente assenti e, di conseguenza, la malattia ha maggiori probabilità di manifestarsi o ripresentarsi.

    Attualmente l’attenzione dei ricercatori è polarizzata sui tentativi di dimostrare che la metadonina viene prodotta (come accade per le enkefaline) anche a livello del colon e delle cellule "A" del pancreas. Risulta evidente quale vantaggio ne trarrebbe l’individuo con sindrome "metadonino-penica" (mi sia consentito il…neologismo biologico !), se venisse sintetizzato un farmaco in grado di stimolarne la produzione: sarebbe come liberare il diabetico dall’asservimento insulinico o concepire un tipo di auto che non ha più bisogno di fermarsi al distributore per il rifornimento.

     

     

    *Giorgio Pattera è nato a Parma il 20 maggio 1950. Ha conseguito il Diploma di Maturità Classica (Liceo-Ginnasio Statale <<G.D.Romagnosi>>; Parma, 1969), il Diploma di Tecnico di Laboratorio di Indagini Cliniche (Ospedali Riuniti di Parma, 1975), il Certificato d’Idoneità di Tecnico di Laboratorio Coordinatore (Liv. VII) c/o l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia (Brescia, 1990) Diploma di Laurea in Scienze Biologiche (Università degli Studi di Parma, 1990) Diploma di Abilitazione all’Esercizio della Professione di BIOLOGO (Università degli Studi di Parma, 1992) ed è iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi - Elenco Speciale n.° 006792 (Roma, 1995)

    Ha esercitato come: Tecnico di Laboratorio c/o Istituto di Microbiologia Policlinico "GEMELLI" - Università Cattolica <<S.Cuore>> (Roma), Tecnico di Laboratorio c/o Ospedale Civile di Fidenza, Tecnico di Laboratorio c/o Centro Medico Oncologico ex-OO.RR, Tecnico di Laboratorio c/o Chimica Clinica ex-OO.RR, Tecnico di Laboratorio c/o Divisione Malattie Infettive ex-OO.RR, Tecnico di Laboratorio c/o Istituto di Microbiologia ex-OO.RR, Operatore Professionale Coordinatore (Tecnico di Laboratorio) di Ruolo (USL 4 - Parma, dal 1992 a tutt’oggi).

    Collabora attualmente ad alcune ricerche italiane in campo oncologico per trovare un rimedio efficace alla cura del cancro.

    Alcune esperienze didattiche:

     

     

    Bibliografia (in lingua italiana):

    ==========

    J. Lawson – ENDORFINE – B.I.S., Torino / sett.’99

     

     

    (07/01/2001 Tg0-positivo)