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  • Donne, lavoro e famiglia

    Donne, lavoro e famiglia

    Una ricerca nel Trevigiano

    Donne, lavoro e famiglia, un trinomio indissolubile che pone anche oggi difficoltà non facilmente superabili. Andare oltre i luoghi comuni per unire le forze è quanto si è proposta la Commissione Pari Opportunità Intercomunali dei Comuni di Preganziol, Casier, Casale sul Sile e Quinto di Treviso con la ricerca “Donne, lavoro e famiglia”, condotta dall’équipe tecnica del Centro Donna di Preganziol, attivato nel 2005 con il contributo della Regione Veneto e successivamente supportato finanziariamente dalla sola amministrazione comunale.

    Alcune esperienze raccolte mettevano in luce le difficoltà incontrate dalle donne nel conciliare lavoro e famiglia, nella disparità di trattamento sul posto di lavoro e nell’impossibilità per la donna a rientrare al proprio lavoro perché gravata dalle incombenze familiari e priva di qualsiasi altro aiuto. Attraverso 3.489 questionari – di cui 1.653 raccolti – distribuiti alle donne, la ricerca “Donne, lavoro e famiglia”, presentata la scorsa settimana a Preganziol, ha voluto puntare il focus sì sulla presenza delle donne nel mercato del lavoro, ma anche sui cambiamenti che interessano la famiglia nella sua struttura e la difficoltà nella conciliazione tra i tempi di lavoro, i tempi dedicati alla cura familiare e i tempi per sé. Ed è emerso ancora una volta come in Italia – alla pari di altri Paesi del Sud d’Europa e in Giappone – a maggiori opportunità scolastiche e lavorative offerte alle donne non corrisponda in realtà un adeguamento dei rapporti al maschile e al femminile, laddove la maggior parte del lavoro familiare grava ancora sulla donna. Secondo la ricerca, si tratta di un ostacolo culturale di gran peso: solo il 50.4% delle donne risulta attivo contro 80% circa in Danimarca, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna e Grecia.

    “E’ triste pensare che la discriminazione vissuta sul luogo di lavoro da una donna sia generata dalla maternità e dalla cura dei figli – ha commentato Valentina Comin, consigliere di Parità della Provincia di Treviso, intervenuta alla presentazione della ricerca -, vissute non come evento di importanza sociale, ma solo familiare. Non solo: ci sono differenze retributive tra uomo e donna, eppure sono spesso le donne ad aver percorsi formativi di maggior successo. In questo momento di rallentamento economico, infine, si potrebbe sperimentare forme di flessibilità, invece no, non riusciamo a guardare più in là. Nel 2007, anno in cui la disoccupazione si attestava ad appena il 3.7%, le donne ne rappresentavano i 2/3”. Non meno critica è anche Renata Pandolfo, presidente del Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio che da qualche anno sensibilizza e forma sulla problematica: “Guardiamo sempre ai Paesi del Nord... Noi ci siamo andati nei Paesi del Nord ed è un fatto che anni fa hanno vissuto crisi politiche e sociali che hanno portato a una denatalità straordinaria. Hanno deciso di guardare in faccia la realtà e tutti hanno cominciato a pagare le tasse e a sostenere i servizi, cosa impossibile oggi in Italia”.

    Lo scenario sociale oggi in Italia, per altro, si apre anche ad ulteriori possibilità come ha spiegato Paolino Barbiero, segretario della Cgil trevigiana: “Le donne straniere, negli ultimi anni, sono triplicate, sono altamente scolarizzate e si portano dietro una cultura più arretrata che tanto piace a tanti maschi italiani. Il rischio dunque è che ci si accodi, con effetti immaginabili”.

    (30/03/2009 Tg0-positivo)