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  • Rifiuti zero è possibile

    Rifiuti zero è possibile

    Da Treviso esperienze e studi che tracciano il cammino da percorrere senza indugi

    Rifiuti zero è possibile, anzi è già praticamente una realtà che rende il processo dell’incenerimento praticamente inutile. Se n’è discusso nell’interessante e affollato convegno “Una gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti industriali e urbani per non incenerire il futuro”, organizzato dai Comitati Riuniti “Rifiuti Zero” di Treviso e Venezia e da Rete Ambiente Veneto, con l’adesione dell’Associazione per la Decrescita Sostenibile di Treviso, sabato 14 febbraio presso l’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Riccati di Treviso.

    “Produrre energia dai rifiuti è l’ultima via da imboccare – ha sostenuto l’ingegner Franco Rigosi di Medicina Democratica, nel corso del convegno di Treviso -, bisogna invece recuperare la materia. Nel settore del legno, per esempio, non ha senso trasformare in vapori e gas gli scarti per pannelli di legno. Possono avere molti cicli di vita. E’ chiaro che dobbiamo potenziare l’Osservatorio Regionale Rifiuti esistente affinché raccolga esperienze pilota e cerchi soluzioni ad hoc”.

    Ma è davvero possibile arrivare a rifiuti zero? Di fatto, proprio a Treviso - provincia leader nel riciclo dei rifiuti dove paradossalmente si sta discutendo sulla necessità di costruire inceneritori – si trova una delle realtà più importanti riconosciute a livello internazionale, il Centro Riciclo di Vedelago che, nel 2008, ha ridotto la quantità di materiale di scarto non recuperabile a un misero 3%, presto abbattuto ulteriormente. “Dal 2004 a oggi - ha precisato l’imprenditrice Carla Poli – abbiamo investito 5 milioni e mezzo di euro, ma senza la parte istituzionale rappresentata dalla Provincia di Treviso che ha sposato il sistema di riciclo dei rifiuti non avremmo potuto raggiungere risultati dove si recupera praticamente tutto e di tutto. Adesso stiamo esportando la nostra esperienza in Italia e anche in Europa. In Sardegna stavano per costruire il terzo inceneritore, ma cittadini e amministratori si sono opposti inducendo il Governatore Soru a ritirare il bando di gara e ad aprire un centro simile al nostro. Ora, si sta pensando di chiudere il secondo inceneritore, divenuto pressoché inutile”.

    In altri Paesi d’Europa, del resto, la strada da percorrere è chiara, come ha recentemente dichiarato il professor Gianni Tamino, ricercatore e docente di Biologia all’Università di Padova (Natura e Città): da una parte scoraggiare la costruzione di nuovi impianti di incenerimento, diminuendo o togliendo del tutto i contributi, dall’altra introdurre tasse sull’incenerimento (Danimarca). Solo l’Italia sembra porsi in controtendenza, dopo aver concesso finanziamenti per l’energia elettrica ottenuta dall’incenerimento dei rifiuti, equiparandoli così a fonti rinnovabili e violando, de facto, le norme europee che vietano di incentivare la produzione di energia ottenuta dalla plastica e mirano a ridurre la produzione di rifiuti, riutilizzare i prodotti e gli imballaggi, riciclare i materiali e, solo dopo aver esaurito qualsiasi tipo di mezzo, ricorrere a discariche o inceneritori.

    (19/02/2009 Tg0-positivo)