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Bisogna scegliere chi si vuole amare (Teofrasto)

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  • La vita in un sorso

    La vita in un sorso

    I progetti del Ser.T di Treviso

    Talvolta hanno solo 13 o 14 anni, ma la maggior parte di loro non ne ha più di 16. Amano lo spritz e adesso anche lo ‘spritzone’, la moda del momento. Quando arrivano in discoteca hanno già alcol in corpo e tutto quello che succederà dopo è un’incognita, spesso, dai risvolti drammatici. Ben vengano, dunque, le nuove misure per la sicurezza stradale annunciate dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi con tolleranza zero per i giovani sotto i 21 anni e per chi trasporta merci pericolose, alla guida dopo aver bevuto alcolici, e l’introduzione del cosiddetto "drug test". Sull’uso e abuso di alcol, infatti, non si parla e non si fa mai abbastanza, come ha commentato il dottor Germano Zanusso, responsabile Ser.T Servizio Tossicodipendenze Ulss 9: “Si fa bene a introdurre un maggior controllo sulla presenza di alcol nel sangue. Se fosse per me porterei l’attuale limite di alcolemia da 0.5 a 0 e basta. L’alcol deforma sempre la percezione di chi guida e chi guida dovrebbe essere una persona totalmente sobria, per sé e per gli altri. In Croazia è già stato introdotto, così pure in Danimarca e in Svezia, dove per altro le bevande alcoliche costano molto di più, scoraggiando gli acquirenti”.

    I giovani per altro sono anche i soggetti più a rischio: mancano di esperienza alla guida e dunque di capacità di controllo del mezzo; hanno forze, vitalità e un passato alle spalle spesso privo di patologie o eventi che faccia loro comprendere la realtà del pericolo: “L’alcol altera completamente le percezioni di una persona – spiega il dottor Zanusso – C’è un restringimento del campo visivo laterale e non si vede più chi ci viene addosso. I riflessi vengono rallentati e, di fronte al pericolo, il cervello non è sufficientemente rapido. Non parliamo poi dell’effetto sonnolenza che porta a pericolosi colpi di sonno”. Non solo: il continuo uso e abuso di alcol va a destabilizzare l’intero organismo conducendo, nel tempo, a malattie e degenerazioni a tutti i livelli: “Le sostanze alcoliche vanno a intaccare la massa cerebrale e alterano il nostro organismo, nato per l’acqua e non per altre sostanze estranee. Così, arrivano disfunzioni epatiche e, purtroppo, – aggiunge Zanusso – l’alcoldipendenza che conduce al degrado sociale della persona, alla perdita del lavoro e delle amicizie, all’aggravarsi delle dinamiche familiari”.

    Prevenire, sensibilizzare, coinvolgere i più giovani rimane perciò una strada che deve correre parallela con le sanzioni e i controlli: “A Treviso c’è una bella realtà – conclude Zanusso – Di recente, Raimondo Pavarin, direttore dell’Osservatorio Epidemiologico della Tossicodipendenza di Bologna ha elogiato il nostro lavoro ritenendoci, insieme a Torino, una punta avanzata. Del resto, basti pensare all’attivazione del progetto Kriptòs insieme al Ceis, un buon modello di integrazione pubblico/privato e al progetto di sensibilizzazione e informazione ‘In sostanze’, in tutte le seconde classi degli istituti superiori trevigiani”.

    Per info www.kriptosonline.org,

    (19/02/2009 Tg0-positivo)