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  • Per riscaldarsi, serve un cappotto... anche alla casa!

    Per riscaldarsi, serve un cappotto... anche alla casa!

    L’inquinamento dell’aria nelle città e nelle aree metropolitane come il Triveneto è un tema complesso e profondamente legato sia ai mutamenti climatici che alla produzione di energia dell’uomo.

    L’inquinamento dell’aria nelle città e nelle aree metropolitane come il Triveneto è un tema complesso e profondamente legato sia ai mutamenti climatici che alla produzione di energia dell’uomo. E’ soprattutto nel periodo autunno/inverno che scattano allarmi ed emergenze per i continui ‘sforamenti’ che non dovrebbero superare i 35 giorni all’anno, ma che in realtà finiscono col doppiare questo limite.

    Tutta colpa delle automobili? In realtà, le ‘famigerate’ polveri sottili, per esempio nel Trevigiano (tranne alcuni comuni della fascia collinare più a nord), vengono prodotte sì per un terzo dal traffico veicolare, ma per un altro terzo dagli usi civili e dal riscaldamento e per il restante dagli usi industriali.

    Così di recente - ma già la Regione Lombardia nel 2006 aveva vietato l’utilizzo della biomassa legnosa in apparecchi a basso rendimento per il riscaldamento domestico degli edifici - l’amministrazione del Comune di Treviso ha deciso non solo di bloccare l’accesso nel centro città alle auto non catalizzate, ma anche di interdire l’uso di caminetti e stufe il cui rendimento energetico sia inferiore al 63%, come per altro già suggerito dall' Unione europea. Secondo gli esperti, questo significherà bandire due terzi dei caminetti in uso e la metà delle stufe a legna.

    Ma è proprio questa l’unica strada percorribile possibile? E che dire di tutte quelle persone che, dovendo fare i conti col portafoglio, per scaldarsi usano proprio la più economica legna, come gli anziani?

    E, comunque, chi controlla chi?

    Come ci si riscalda oggi

    Al giorno d’oggi, vi sono più modi per riscaldare un ambiente e questi sistemi dipendono principalmente dal tipo di combustibile utilizzato. Normalmente nei nostri edifici, in spazi denominati ‘centrali termiche’, sono installate caldaie che producono calore bruciando un certo materiale: solido, liquido o gassoso. Nel primo tipo rientrano la legna e il carbone; nel secondo il gasolio, l’olio combustibile e la nafta; nell’ultimo i gas tipo metano o gpl.

    Quando questi diversi materiali “bruciano”, attivano reazioni chimiche che producono calore ma anche sostanze che, liberate attraverso il condotto dei fumi (camino) finiscono nell’atmosfera. I materiali solidi, in più, producono anche ceneri che devono essere smaltite, normalmente sul terreno. È chiaro che minor materiale si brucia, minori saranno anche i rifiuti che andranno a degradare l’ambiente. Per raggiungere il migliori risultati, a parità di calore richiesto alla caldaia, bisogna dunque aumentarne il rendimento, facendo in modo che il calore sviluppato sia utilizzato completamente e non se ne vada con i fumi. Rendimenti massimi, vicini al 100%, si raggiungono con le caldaie di ultima generazione, anche se i miglioramenti non sono stati così promettenti, rispetto a qualche anno fa. Questo significa che se si cambia caldaia si arriverà probabilmente a risparmiare non più del 10%-20% del combustibile.

    Il calore può essere prodotto anche attraverso l’elettricità, con apparecchiature via via perfezionate negli anni. Se infatti sono ancora in commercio le stufette elettriche in cui una resistenza si scalda con la corrente ma ha rendimenti molto bassi (10%), oggi sono disponibili anche macchine che invece di riscaldare un materiale usano l’elettricità per trasferire il calore da un ambiente dove non serve a un altro. Questi impianti sono detti ‘pompe di calore’, e sono installate normalmente nei condizionatori, che infatti d’estate “pompano” il calore dall’abitato all’aria esterna, raffrescando il primo ma aumentando anche la temperatura dell’atmosfera. Sempre con la pompa di calore è possibile riscaldare l’acqua e, con una sonda geotermica, assorbire il calore dal terreno o da falde acquifere.

    Pur considerando l’alto rendimento delle pompe di calore - visto che l’elettricità è normalmente prodotta bruciando gas, olio combustibile o gasolio –, si finisce però sempre col consumare fonti non rinnovabili che inquinano l’ambiente dove viviamo. Star più caldi ma star peggio di salute? E’ davvero così caro il prezzo da pagare allo sviluppo oppure esso conduce con sé anche le soluzioni necessarie?

    Un cambiamento di rotta

    Per affrontare le nuove sfide, serve insomma un cambiamento di rotta che ci porti a una prospettiva diversa di pensare le cose.

    “I provvedimenti di emergenza – ha commentato l’assessore all’Ambiente e all’Ecologia del Comune di Montebelluna e tecnico Arpav, Franco Andolfato – lasciano ormai il tempo che trovano e hanno dimostrato il loro fallimento. Chiusure domenicali, targhe alterne, spegnimento del motore davanti ai passaggi a livello o abbassamento dei gradi di riscaldamento nelle case sono come le grida manzoniane: non sono controllabili e rimangono fini a se stesse. Negli usi domestici, di certo, gli impianti a metano sono quelli più puliti, mentre lo sono meno quelli a gasolio e a legna, anche se in quest’ultimo caso bisogna per lo meno dire che si tratta di una fonte rinnovabile. Esistono impianti di ultima generazione che prevedono l’abbattimento dei fumi. Bisogna allora cominciare a fare cultura e a mostrare, concretamente come ognuno di noi può dare un contributo che dura nel tempo e porta risultati. Di certo, la strada del risparmio energetico è e rimane la più promettente, per i risultati che ottiene”.

    E dunque utilizzare prima di tutto fonti di energia praticamente inesauribili - sole, vento e acqua – che sono “ecologiche” perché appartengono all’ambiente dove viviamo, mentre invece gas e petrolio fanno parte delle risorse sotterranee che, se bruciate all’esterno, lo alterano e degradano. Poi, migliorare le prestazioni energetiche non tanto delle macchine che producono calore, ma soprattutto di chi lo consuma... i nostri edifici! Basti un dato per tutti: se, cambiando caldaia consumiamo al massimo un 20% in meno, abitando in una casa ben costruita potremmo risparmiare qualcosa come il 70%-90%, fino ad arrivare ad abitazioni che non consumano energia ma la autoproducono, come nella vicina Bolzano o in Austria e Germania. Questi edifici, infatti, sfruttano al massimo il potere isolante dei materiali e il potere riscaldante del sole e raffrescante dell’aria e dell’acqua, al punto che i pannelli solari, oggi così comuni anche sui nostri tetti, non servono solo a scaldare l’acqua ma anche gli ambienti abitati.

    Per diffondere queste preziose informazioni, il Comune di Montebelluna ha organizzato alcuni incontri sul tema energia (ruolo delle fonti fossili, uso delle fonti alternative, prospettive future), invitando la popolazione alla sostituzione delle caldaie meno efficienti e più inquinanti con impianti a maggior resa (per es. caldaie a condensazione), ma anche introducendo incentivi per la realizzazione dei cappotti nelle case e l’installazione di pannelli solari e fotovoltaici. Poi, insieme ad altri comuni (Casier, Breda, Maserada, Cornuda etc.), Montebelluna ha deciso di creare uno Sportello Energia per dare consigli ai cittadini che sarà itinerante e aperto una volta alla settimana nei territori aderenti. “Ma ci si scontra sempre con motivi finanziari, non possiamo negarcelo – continua Andolfato – e di certo non possiamo dirci contenti della recente decisione del Governo di ostacolare la detrazione fiscale del 55% per interventi di efficienza energetica e rinnovabili. Un provvedimento assurdo perché comporterà entrate minime nelle casse statali e annullerà notevoli benefici economici diffusi”.

    Da qui, l’idea di Montebelluna di creare un Gas, una sorta di gruppo di acquisto già sperimentato e provato dai cittadini, per esempio, in campo alimentare, per mettere insieme più persone possibili e avere maggiori sconti sull’acquisto di impianti e sulla realizzazione di modalità che ‘risparmiando, inquinano meno’.

    Paola Fantin

    (29/12/2008 Tg0-positivo)