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  • Fiabe per grandi... piccini, potere dell’immaginazione per

    Fiabe per grandi... piccini, potere dell’immaginazione per un mondo migliore

    di Paola Fantin

    Siamo ormai giunti quasi alla fine di questa giornata così intensa.

    Per alcune ore ci siamo immersi nel mondo della fantasia, della creatività, della magia. Forse alcuni di voi avranno pensato, con una certa nostalgia, ai tempi in cui credevano che davvero tutto fosse possibile...

    Per fortuna, esistono le fiabe, verrebbe da dire…

    Per fortuna, esiste un mondo in cui rifugiarsi, quando tutto intorno a noi cospira contro la nostra felicità.

    Ma questo mondo magico è davvero frutto della nostra IMMAGINAZIONE oppure noi adulti ne siamo semplicemente usciti, tanto tempo fa?

    E poi chi sono questi adulti? Non sarebbe meglio definirli con il termine più appropriato di ‘bambini cresciuti’ o meglio ‘sperduti’, come vengono chiamati nella fiaba di Peter Pan?

    Un anno fa circa, ho pubblicato una raccolta di Fiabe dal titolo “Fiabe per grandi… piccini”. Fatico ancor oggi a spiegare il perché di questo titolo che, irrimediabilmente, diventa “Fiabe per grandi e piccini”, come è successo nel titolo del mio intervento odierno.

    Le fiabe che ho scritto sono proprio per ‘grandi… piccini’!

    Dunque, non solo per i bambini, ma anche per i grandi con cuori da bambino...

    Del resto, chi sceglie le fiabe ai propri piccoli?

    Gli adulti.

    Chi legge le fiabe ai propri piccoli?

    Ancora noi adulti.

    Chi improvvisa fiabe per i propri piccoli?

    Sempre noi adulti.

    Non sarà dunque una cosa inutile ritornare a IMMAGINARE e a SOGNARE a OCCHI APERTI, come quando, da piccolini, attendevamo Babbo Natale e la Befana...

    ****************

    Qualche settimana fa, eravamo a una cena dedicata al maestro del Cinema italiano, Federico Fellini. A questa stessa cena era stata invitata anche l’attrice Antonella Porziani, che fu una delle interpreti del film “L’intervista” girato appunto da Fellini, ma che è più recentemente nota per aver recitato nella serie “Il bello delle donne”. Il presentatore le chiese a un certo punto, come spesso capita in queste circostanze, quale fosse il segreto del suo successo. Una domanda un po’ banale, alla quale non seguì però una risposta altrettanto banale, tanto che in pochi ne compresero l’importanza: “Quand’ero bambina – riporto testualmente – ho sempre sognato a occhi aperti. Sognavo che avrei fatto un film con Federico Fellini. E tutti lì a prendermi in giro, dicendomi: non si sogna a occhi aperti, non porta a nulla e perdi tempo! Ma io non ho mai smesso di farlo. Ora i moderni studi scientifici hanno dimostrato che la IMMAGINAZIONE attiva la legge di attrazione...”

    ****************

    E sentiamo allora cosa dicono gli esperti proprio sulla facoltà dell’IMMAGINAZIONE.

    Ora vi leggerò un articolo giornalistico uscito il 4 luglio scorso nell’agenzia di informazioni nazionale, l’Ansa:

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    L'occhio della mente distorce quello che si vede.

    Infatti l'immaginazione è in grado di cambiare la realtà che abbiamo di fronte ai nostri occhi.

    E' quanto ha dimostrato uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology da Joel Pearson dell'università di Vanderbilt a Nashville.

    Gli esperti se ne sono accorti, chiedendo a un gruppo di volontari di immaginare delle linee orizzontali e verticali. Poi, gli esperti hanno mostrato loro in un video delle griglie fatte di linee colorate e chiesto ai volontari di dire cosa vedevano.

    Con gran sorpresa l'immaginazione ha confuso gli individui che tendevano a vedere in video ciò che avevano immaginato, cioè semplici linee. L'esperimento è stato ripetuto più volte con diverse immagini e il risultato è stato sempre lo stesso: l'immaginazione influenza la percezione della realtà e ha un effetto memoria sul cervello, per cui quest'influenza perdura per un certo periodo anche dopo che abbiamo smesso di lavorare di immaginazione.

    "Abbiamo scoperto che l'immaginazione crea una traccia che rimane in memoria e che può influenzare percezioni future - ha detto Pearson - Questo è il primo studio a dimostrare che immaginare qualcosa modifica la realtà che vediamo, sia mentre siamo presi dall'immaginare, sia dopo.

    L'effetto dell'immaginazione sulla percezione della realtà è presente in tutti gli individui, ma in alcuni potrebbe essere più spiccato e da questo studio potremmo arrivare a un metodo per misurare il potere immaginativo della mente e come questo possa influenzare la realtà di ciascuno". 

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    E sempre restando nel campo delle informazioni e degli studi, ecco cosa è successo invece ad Alvaro Pascual-Leone, neurologo spagnolo che attraverso un dispositivo detto Tms ha voluto verificare se l’esercizio mentale e l’IMMAGINAZIONE producessero cambiamenti fisici:

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    Pascual Leone insegnò una sequenza di note a due gruppi di persone che non avevano mai studiato pianoforte, mostrando loro quali dita muovere e facendo loro sentire le note eseguite. I membri del primo gruppo, quello dell’esercizio mentale, dovevano stare seduti di fronte alla tastiera di un pianoforte elettrico per due ore, per cinque giorni, IMMAGINANDO sia di suonare sia di ascoltare la sequenza di note.

    Un secondo gruppo, quello dell’esercizio fisico, doveva suonare realmente la musica per due ore al giorno e per cinque giorni.

    Osservando la mappatura celebrare, il neurologo verificò che entrambi i gruppi avevano imparato a suonare la sequenza e mostravano cambiamenti simili nelle mappe cerebrali.

    In particolare, il solo esercizio mentale aveva prodotto i medesimi cambiamenti fisici nel sistema motorio indotti dall’esercizio fisico: gli esecutori che si erano esercitati con l’immaginazione mostravano un livello di precisione pari a quello rilevato il terzo giorno negli esecutori dell’altro gruppo.

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    Altri studiosi hanno proseguito su questa strada, cercando di capire cosa succede esattamente quando la mente IMMAGINA non solo di suonare uno strumento musicale, ma anche di far ginnastica:

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    Due studiosi, Guang Yue e Kelly Cole, hanno dimostrato che immaginare di usare i muscoli li rinforza davvero. A un gruppo hanno chiesto di fare esercizio fisico, a un altro di IMMAGINARLO, pensando che una voce li incitasse dicendo: “Più forte, più forte, più forte!”. Al termine del loro esperimento, i soggetti che avevano fatto esercizio fisico avevano aumentato la forza muscolare del 30%, mentre quelli che l’avevano SOLO IMMAGINATO del 22%!!

    Sembra dunque che tutto ciò che ‘la mente immagina’ lasci tracce materiali.

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    Ma a cercare bene, il mondo dell’informazione di tutti i giorni è pieno zeppo di queste notizie, magari senza tanti titoloni ma di estrema importanza. Ecco cosa è successo nel novembre dello scorso anno e pubblicato su tutti i giornali del mondo:

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    Si era travestito da "Uomo Ragno" per gioco, ma ha finito per diventare davvero un supereroe: un bambino brasiliano di 5 anni ha infatti salvato da un incendio una bimba di 10 mesi.

    Il piccolo ha sentito la vicina chiedere aiuto per le fiamme divampate nell'appartamento e, senza pensarci due volte, si è buttato tra le fiamme e ha portato in salvo la piccola.

    Paura? "No, mi sentivo l'Uomo Ragno", ha detto il bimbo alla polizia dopo il salvataggio.

    Così, hanno raccontato i vigili del fuoco di Palmera, il piccolo Riquelme dos Santos è entrato in azione, penetrando nella casa vicina, afferrando la bimba dalla culla e riuscendo a portarla in salvo.

    La mamma della piccola ha raccontato che prima di entrare nella casa che andava a fuoco Riquelme l'ha anche confortata: "Mi diceva di non gridare e di non piangere perché avrebbe salvato Andriele".

    L'incendio, pare causato da un corto circuito, ha distrutto l'80% della casa di legno.

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    IMMAGINARE di essere un eroe e riuscire a compiere un’impresa eroica...

    Solo i bambini lo possono fare, perché vi è in loro una fede nell’impossibile ancora intatta?

    A sentire questa notizia fresca fresca di qualche settimana, si direbbe proprio di no.

    Anche l’altruismo e l’amore possono far fare cose incredibili, come è successo a un anziano signore di Milano:

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    Pur di salvare due bambini, prigionieri nel loro appartamento invaso dalle fiamme, un anziano di circa 80 anni non ha esitato a compiere un balzo di quasi mezzo metro tra due balconi, sfidando il vuoto di ben sette piani d'altezza.

    Solo così infatti avrebbe potuto raggiungere i piccoli, visto che la porta di casa era chiusa a chiave.

    L'eroe di questa vicenda, avvenuta nel quartiere popolare Gratosoglio, periferia sud di Milano, si chiama Giuseppe Viganò: è un pensionato ex autotrasportatore di origini brianzole, ma trasferitosi in città con la moglie 42 anni fa.

    La sua agilità e la sua prontezza di spirito hanno evitato che due fratellini di 3 e 5 anni, lasciati soli per qualche momento dalla madre marocchina, finissero vittime di un incendio divampato nella loro abitazione per cause accidentali.

    "Mio marito è sempre stato un uomo in forma - ha spiegato la moglie Elide - ma davanti al rischio di veder morire due bambini ha davvero tirato fuori tutto il suo coraggio".

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    Del potere dell’IMMAGINAZIONE per creare un mondo migliore se n’è occupato anche un filosofo del Novecento, chiamato Neville Goddard che racconta un caso per tutti a indicare quanto sia importante insegnare ai bambini a usare l’IMMAGINAZIONE, a sognare a occhi aperti e a farne un metodo di vita per tutta la propria esistenza, anche in quella adulta:

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    Un giorno, Neville stava spiegando a una donna, nel suo studio di New York, il valore dell’IMMAGINAZIONE e le cose incredibili che essa può fare.

    Insieme a lei, c’era anche il nipote, un bimbo di 9 anni che se ne stava tranquillo, apparentemente preso dai suoi giochi.

    Andandosene, però, disse “ora so come fare e lo farò”. Neville si stupì e gli chiese cosa intendesse. Il bimbo gli rispose che desiderava ardentemente un cucciolo di collie e che per averlo, avrebbe seguito il metodo Neville: prima di addormentarsi, ogni sera, avrebbe IMMAGINATO di avere il cane tanto desiderato come se fosse davvero con lui e come se ogni mattina lo portasse a spasso.

    La donna era visibilmente sulle spine e spiegò a Neville che i genitori mai gli avrebbero preso quel cane, perché non simpatizzavano molto con quel tipo di bestiole.

    Il bambino non si scoraggiò neppure di fronte a queste parole e per molti giorni, ogni sera, prima di addormentarsi, IMMAGINAVA di avere il suo cane vicino a lui: IMMAGINAVA di accarezzarne il pelo, IMMAGINAVA di toccarne il muso umido e di parlargli, come se fosse lì. Cosa accadde?

    Poco tempo dopo, la sua scuola organizzò una gara per festeggiare la Settimana della Gentilezza verso gli Animali e tutti gli alunni vennero chiamati a scrivere un tema dal titolo: “Perché mi piacerebbe avere un cane”.

    Fu quel bambino a vincere il primo premio che consisteva in un... L’avrete già capito da voi... In un cucciolo di collie! Una coincidenza? I suoi genitori non la pensarono così e, commossi, decisero di permettergli di tenere il cane.

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    L’IMMAGINAZIONE...

    Sognare a occhi aperti... e vivere come se quel che desideriamo fosse già con noi...

    E’ forse questo il segreto che si nasconde dietro le bellissime fiabe di “Alì Babà e i Quaranta ladroni” e “La lampada di Aladino”?

    Se fosse vero, sarebbe meraviglioso.

    Ma anche se non fosse vero, cosa avremmo da perderci?

    Il sogno a occhi aperti, come ha spiegato Antonella Porziani, le ha fatto più bene che male nella sua infanzia e, nel suo caso, è diventato anche realtà, nello stesso modo in cui è successo ad altri prima e dopo di lei.

    Le fiabe insegnano ai bambini a entrare nel mondo della fantasia e a IMMAGINARE poi nuovi mondi in cui tuffarsi e sognare.

    Ma le fiabe insegnano soprattutto a esercitare l’IMMAGINAZIONE, uno strumento che dovrebbe accompagnare l’uomo per tutta la sua vita, come imparare a fischiare o a schioccare le dita.

    Di qualsiasi cosa si tratti, comunque, l’IMMAGINAZIONE e il sognare a occhi aperti anche quando tutto intorno a noi sembra dire l’esatto contrario e ci grida “non ce la farai! Stai solo perdendo tempo! Non sognare a occhi aperti!” è il nostro personale e privato spazio, una sorta di stanza dei giochi dove il bambino che è in noi può ritirarsi a sognare, quando più lo desidera e senza che nessuno lo giudichi.

    L’IMMAGINAZIONE sta alla realtà come il progetto sta alla casa. Non è ancora casa, ma senza di esso non potrà essere eretto alcun edificio.

    L’IMMAGINAZIONE vive e si alimenta di idee, le idee che noi abbiamo su noi stessi e sul mondo.

    Anche Pierluigi Ighina, durante alcune sue conferenze, ebbe modo di parlarne col collaboratore Alberto. Leggo dal libero che potrete acquistare all’ingresso “Pierluigi Ighina, profeta sconosciuto” e che consiglio a chi non l’ha ancora letto per saperne di più di questo studioso e dei suoi affascinanti studi:

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    Devi renderti conto che le Idee sono esseri viventi spirituali e che una volta generate acquistano una vita autonoma che, tuttavia, per sopravvivere deve essere alimentata dall’energia che scaturisce dalla nostra Fede o per lo meno dalla nostra Attenzione. Quando diciamo ‘mi è nata un’idea’ non ci rendiamo conto di quanto sia realistica questa espressione...

    Al pari di tutti gli esseri viventi, le Idee stesse hanno bisogno di sopravvivere e di essere protette dalle aggressioni esterne...”

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    E’ una scommessa che forse vale davvero la pena di fare.

    Non c’è nulla da perdere a SOGNARE A OCCHI APERTI e IMMAGINARE - non qualche volta ma spesso! -, di sicuro migliorerà qualitativamente la nostra vita, soprattutto nei momenti più difficili, aiutandoci a guardare oltre e a sperare.

    Del resto, prima, parlando di comicoterapia, abbiamo saputo che una buona disposizione d’animo non solo influisce sull’umore ma anche sulla nostra salute!

    E poi, in ogni caso, i nostri sogni non andranno mai perduti e magari si realizzeranno con chi verrà dopo di noi: di recente, ho scoperto che mia madre ha sempre desiderato con tutta sé stessa saper scrivere bene e metter giù con disinvoltura i propri pensieri, ma la sua vita personale ha seguito poi altri percorsi.

    Io non lo sapevo fino a qualche settimana fa. E scrivo fiabe da quando tengo la penna in mano.

    Ora, ho capito di aver semplicemente realizzato i suoi sogni a occhi aperti.

    E con i suoi anche i miei...

    Adesso prima di lasciarvi, vorrei leggere anch’io qualcosa che ho scritto e che riassume un po’ quello che vi ho detto fino a questo momento.

    Ho scritto una fiaba qualche anno fa che si intitola “Il Grande Babero” e che si trova nella mia raccolta “Fiabe per grandi... piccini” disponibile all’ingresso, insieme alle opere di tutti gli altri partecipanti.

    La fiaba narra la storia di un professore che, un bel mattino, prima di entrare in classe, decide di fare una passeggiata nel parco e giunge ai piedi di un leccio antico.

    Sarà proprio quest’ultimo a dargli ‘la risposta delle risposte’, che il professore aveva sempre cercato invano nei suoi libri:

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    “Da milioni di anni noi alberi vivevamo tranquilli, nelle nostre tribù, in armonia con la natura, apprendendo da questa nostra vita. Avevamo tutto quello che ci serviva e che desideravamo. Ma un giorno alcuni di noi che si chiamavano ‘Baberi’ dissero agli altri: ‘Gli uccelli volano, i serpenti strisciano, gli animali corrono ed emettono suoni. Noi non possiamo fare nulla di tutto ciò, noi siamo prigionieri di questa Terra. Le nostre radici sono avvinte al terreno e i nostri spostamenti sono così lenti, così lunghi che è impossibile misurarli. Ma possiamo sognare e con i nostri sogni, tutti insieme, creare una nuova realtà. Perché non diamo vita a un albero che corra, cammini, strisci, urli e giochi intorno a noi? Un essere con la chioma, i rami e le radici come noi, ma che si muova e viva ovunque? Un essere che ci onori, che ci accarezzi, che ci parli e che ci stringa... Un essere che ci chiami col nostro nome e che viva quanto è possibile vivere su questo pianeta, accanto a noi?’

    Ci vollero millenni prima che questo progetto giungesse agli alberi di tutta la Terra.

    Ma quando tutti lo seppero, il sogno ebbe inizio.

    Gli alberi di tutto il mondo sognarono, sognarono per lunghe notti e lunghi giorni immaginando di saltare i torrenti, di volare in cielo, di cogliere un fiore e annusarne il profumo. E un giorno, proprio ai piedi di un mio antenato, nacquero in una nuvola d’oro l’uomo e la donna, mano nella mano”.

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    Ormai siamo davvero arrivati alla fine di questa giornata così intensa. Prima di salutarci, vorremmo lasciarvi con due citazioni.

    Una è stata tratta da un’opera che pochi conoscono, “La favola della mia vita” di Hans Christian Andersen, nella quale egli racconta tutta la sua esistenza. Egli inizia la sua autobiografia così:

    La mia vita è una bella favola, tanto ricca e felice! Se quando da ragazzo, povero e solo, mi apprestavo ad andar per il mondo, avessi incontrato una potente fata che mi avesse detto: “Scegli la tua vita e il tuo destino, e io ti proteggerò e guiderò, seguendo il tuo sviluppo spirituale, qualunque cosa accada in questo mondo”, la mia sorte non avrebbe potuto essere più felice, la mia vita diretta meglio e più saggiamente.

    Andersen non ebbe una vita facile, fu molto povero e, per tutta la sua esistenza, dovette conquistarsi, da autodidatta, un posto tra le personalità intellettuali del tempo.

    Eppure egli scrive questo, ricordando che prima di ogni altra c’è una ‘fiaba’ importante che tutti noi dovremmo raccontarci ogni giorno, sognandola e fantasticandola: la nostra vita.

    La seconda citazione viene riportata da Rudolf Steiner, che la sentì dire nel corso di una conferenza e che non riuscì più a dimenticare:

    Fiabe e leggende sono come un angelo buono, dato all’uomo alla nascita, conforme alla sua patria, per il suo pellegrinaggio terreno; perché gli sia fedele compagno per tutta la vita e, appunto perché gli si offre come compagno, perché renda la sua vita una vera fiaba interiormente animata.

    Grazie a tutti per esser stati con noi oggi!

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    Intervento al I Convegno sulle Fiabe "E vissero tutti e felici e contenti", organizzato a Montegrotto Terme (Pd) il 26 ottobre 2008.

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    (09/11/2008 Tg0-positivo)