Condividi: Ok Notizie Technorati Virgilio Facebook
Mail Tg0+Scrivi alla redazione di Tg0-positivo

Macrolibrarsi.it presenta il libro: Utilizza la Tecnica Psych-K

Dice il saggio ...
Aspettati dagli altri quello che hai fatto agli altri (Publilio Sirio)

Altri link utili nelle seguenti categorie di Tg0-positivo:
Tu sei unico » Hobbies » Itinerari turistici

La libreria di Tg0-positivo - Cerca tutti i libri che vuoi e altri prodotti originali a prezzi speciali su Macrolibrarsi
  • Think & Grow Rich

  • I viaggi di Tg0-Positivo: la Marca Trevigiana

    I viaggi di Tg0-Positivo: la Marca Trevigiana

    Quattro itinerari consigliati

    *************

    Fiume Sile

    Con i suoi 70 chilometri di lunghezza che scorrono da Casacorba di Vedelago (Tv) fino a Portegrandi di Quarto di Altino (Ve), attraversando ben 11 territori comunali e tre province (Treviso, Padova, Venezia), il Sile è il fiume di risorgiva più lungo di Italia. Intorno a questo importante patriarca fluviale, nel 1991, è stato istituito il Parco Naturale Regionale del Fiume Sile che si estende su una superficie di 4.152 ettari.

    In quest’area, in cui si trova immersa anche la città di Treviso, le comunità hanno sviluppato fede, cultura e tradizioni in un intreccio tra habitat naturali, prodotti tipici e storia locale. Nella vicina Fanzolo, a pochi chilometri dalle risorgive del fiume, ubicate a Casacorba si trova subito un’importante testimonianza di fede, ancor oggi meta di pellegrinaggi e profonda devozione: il Santuario della Madonna di Caravaggio. Il luogo di culto, immerso nella tranquillità e nel verde della campagna, venne eretto nel 1571, in seguito ai fatti miracolosi del 1432 a Caravaggio (Bergamo). Da allora, pellegrini, infermi o semplicemente persone desiderose di ritrovare la loro pace interiore, si recano al santuario per pregare.

    Poco distante, a Villanova di Istrana, merita una visita anche il Santuario della Madonna dell’Albera, così conosciuto perché tra il 1300 e il 1400 la Madonna sarebbe apparsa sopra un pioppo – il cui tronco è oggi incorporato all’altare - a una povera fanciulla zoppa, guarendola e compiendo altri prodigi di cui la comunità locale ha voluto serbare imperituro ricordo. Le popolazioni delle campagne invocavano la Madonna dell’Albera nei periodi di siccità.

    Proseguendo lungo il Sile, arriviamo a S. Cristina di Quinto, la cui Chiesa parrocchiale, eretta nel 1600, custodisce un capolavoro del pittore veneziano Lorenzo Lotto: una pala d’altare dipinta nel 1505 che rappresenta la ‘Madonna col bambino e Santi’. Si tratta di uno dei massimi esempi di pittura del Lotto, per la luce, colore, prospettiva e composizione che trovano coronamento in tutto il dipinto, in particolare nella Pietà della lunetta. Percorrendo la via fluviale, ormai alle porte di Treviso, giungiamo alla Chiesa di Canizzano a Canizzano che sorge su palafitte infisse nel terreno paludoso e poi alla Chiesa di S. Angelo a S. Angelo, dedicata a S. Michele Arcangelo e risalente all’VIII secolo. Si narra, infatti, che la sua costruzione sarebbe stata voluta da Orlando, famoso paladino di Carlo Magno che, nel lontano 775, avrebbe invocato S. Michele Arcangelo per ben tre giorni prima della battaglia dove il suo esercito era numericamente inferiore al nemico, ottenendo un’insperata vittoria.

    Il fiume ci conduce poi nel cuore del capoluogo di provincia, la città murata di Treviso, sorta sulla sponda sinistra del Sile e abitata sin dall’Età del Bronzo. Qui, dove si può ancora ammirare lo sfarzo di una città che fu prima Ducato e poi capitale della Marca, incontriamo alcuni dei centri di spiritualità più importanti della Provincia: il Duomo, dedicato a S. Pietro Apostolo con la cripta e il Battistero dell’XII secolo e opere di Paris Bordone; il Santuario della Madonna Granda (o S. Maria Maggiore) la cui origine sembra risalire all’evangelizzazione di S. Prosdocimo, sebbene le prime notizie storiche ci giungano dall’VIII secolo; il Santuario di S. Maria Ausiliatrice (o Chiesa Votiva), voluto da Andrea Giacinto Longhin, vescovo di Treviso, in onore di Maria e degli eroi italiani caduti nella Grande Guerra; il Santuario della Madonna Pellegrina che accoglie la statua della Madonna Pellegrina, dopo la peregrinazione tra varie parrocchie avvenuta tra il 1948 e il 1949; il Tempio di S. Nicolò con affreschi di Tomaso da Modena e il pregevole Capitolo dei Domenicani; il Tempio di S. Francesco (XIII secolo) dove vengono conservate la tomba della figlia di Francesco Petrarca e l’arca sepolcrale di Pietro Alighieri, figlio di Dante; la Chiesa di S. Caterina con le sue famose “Storie di S. Orsola” di Tomaso da Modena, uno dei capolavori dell’arte italiana del Trecento. Lasciata Treviso, l’itinerario ci conduce a Conscio di Casale sul Sile, località conosciuta per il Santuario di S. Maria di Conscio dove, nel 1451, la Madonna apparve a Graziosa Tabarel guarendola dalle sue infermità fisiche e mentali e donandole il dono della profezia, col quale ella predisse eventi catastrofici per la Serenissima Repubblica. La chiesetta venne eretta nel 1466 e, dopo vari interventi, divenne parrocchiale nel 1702. Da non perdere infine la Chiesa Arcipretale di Casale sul Sile, col soffitto mirabilmente affrescato dal Tiepolo e che rappresenta l’Assunta e i Santi Protettori.

    **

    Curiosità da non perdere:

    Intorno al Sile sono state creati appositi percorsi ciclopedonali che si immergono tra il verde e le acque e sono l’ideale per escursioni non solo estive, ma anche nel resto dell’anno. Meritano dunque una visita i cosiddetti ‘fontanassi’, tra Piombino Dese, Vedelago, Istrana e Morgano, di cui il più famoso è il Fontanasso della Coa Longa, mentre non si può perdere la Grande Quercia, il più antico albero del Parco, a Casacorba; nel Parco del Sile merita una menzione anche la Villa Corner fatta erigere dalla Regina di Cipro, Caterina Cornaro mentre vale più di una visita la splendida Barchessa di Villa Badoer-Marcello meglio nota come “Rotonda” di Badoere.

    Anche Quinto di Treviso riserva numerose sorprese, come i laghi di Quinto, formati dalle cave di ghiaia ma di notevole pregio e la Via dei Molini: nel 1545, nel territorio, erano infatti presenti ben 33 mulini di cui solo uno, purtroppo, ancor oggi attivo.

    Per questo non si può certo perdere l’Oasi di Cervara, presso S. Cristina di Quinto dove è ben conservato, nel cuore del Parco, un mulino del 1300. Proseguendo in direzione di Casier, ecco il ‘Cimitero dei Burci’, grandi imbarcazioni che venivano usate per il commercio e che vennero abbandonate intorno al 1970, quando la navigazione fluviale fu sostituita da quella su gomma.

    Da ricordare i prodotti tipici locali: il formaggio Sile, l’asparago bianco Igp di Badoere, lo Storione del Sile, il Radicchio Rosso di Treviso Igp e l’anguilla (o bisata del Sile).

    *************

    Montello/Montebelluna

    Ai piedi delle Prealpi Venete, si trova il Montello, un colle a forma ellittica lungo circa 15 chilometri e largo 5, che raggiunge il suo punto più alto sul Collesel Val dell’Acqua (370 metri), a S. Maria della Vittoria.

    In questa zona numerosi sono i luoghi di culto cari alla nostra gente. A cominciare dal Santuario della Madonna delle Crozzole a Biadene di Montebelluna (sulla statale Feltrina), una chiesetta così denominata dalle grucce (crozzole) che venivano appese come ex voto dagli storpi che riacquistavano la salute.

    Sempre a Biadene, in località S. Lucia, ci imbattiamo nei famosi e altrettanto misteriosi “castellieri”, insediamenti fortificati protostorici in terra che, secondo studi compiuti da Giuliano Romano ancora negli anni ’80, avrebbe una notevole importanza archeoastronomica. Un osservatore posto al centro del complesso di S. Lucia, infatti, nel giorno del solstizio d’inverno (21 dicembre), può vedere il sole sorgere in direzione di un secondo castelliere a sud-est (detto di Biadene), e la sera dello stesso giorno può vedere il tramonto in direzione di un terzo castelliere a sud-ovest (Mercato Vecchio). Inoltre un altro osservatore, posto nel sito dove oggi sorge la Villa Loredan Van Axel potrà contemporaneamente vedere a sua volta il sorgere del sole verso un quarto castelliere (località i Tre Pini). Un sito che vale davvero la pena di visitare.

    Raggiungendo la maggiore cittadina della zona, Montebelluna, veniamo a sapere che proprio qui è stata costruita una delle più belle chiese della Provincia, S. Maria in Colle. Eretta nel 1611 su resti più antichi risalenti a due secoli prima, fu ampliata e arricchita di preziosi dipinti. Famosa la Pietà in marmo bianco di Giuseppe Bernardi da Possagno.

    Proseguendo oltre Montebelluna, incontriamo Cornuda sul cui cocuzzolo è stata eretta una chiesa dedicata alla Madonna, la Chiesa della Madonna della Rocca. Secondo la tradizione religiosa, la Venerabile Signora sarebbe apparsa a un pastore mentre se ne stava seduta sulle radici dello splendido rovere che si trova poco prima della cima, tra le stazioni I e II del Rosario. La pietas popolare continua a ricordare questo evento apponendo vasi di fiori freschi accanto a una edicola dedicata alla Madonna e appesa all’albero, una pianta plurisecolare dalle radici abbarbicate e gli splendidi rami frondosi che merita senz’altro una visita, essendo uno dei patriarchi verdi più belli e antichi della Provincia.

    Particolarmente caro agli abitanti del Montello è anche il Santuario di Nostra Signora del Rosario in S. Maria della Vittoria a Volpago del Montello, eretto dopo il 1917 per un voto dell’allora vescovo di Treviso, Andrea Giacinto Longhin, che implorò la Madonna di fermare il nemico e risparmiare l’Italia e la sua diocesi dall’invasione. In seguito la linea del fronte si arrestò sul Grappa e sul Piave mentre dal Montello partì la resistenza che avrebbe portato alla vittoria finale.

    Poco lontano, a Nervesa della Battaglia, è possibile visitare ancora i ruderi dell’Abbazia benedettina di S. Eustachio dell’XI secolo, distrutta nel corso della Grande Guerra e passata alla storia perché accolse tra le sue mura Monsignor Giovanni della Casa, durante la compilazione del famoso Galateo (1550-1555). Lì vicino si trova anche il suggestivo Eremo di S. Girolamo, una costruzione a forma di grotta.

    Percorrendo la presa 4, tra la presa 3 e la presa 6, attraverso un bosco di bei castagni, si entra in una sorta di dolina che porta direttamente alla sorgente della Certosa, un edificio religioso costruito intorno al Trecento.

    Qui, per secoli, vennero in pellegrinaggio gli abitanti della zona che si recavano alla Fontana dei Frati a bere l’acqua miracolosa della fontana fatta costruire dai padri cenobiti. Anche se rimangono ben pochi resti di questo splendido complesso, si ritiene che esso fosse costituito da tante piccole costruzioni unite da un chiostro a forma quadrata con 45 colonne e ospitasse i monaci nella più assoluta solitudine, immersi nella preghiera, nello studio e nei lavori manuali. Alla Certosa bussarono alla porta insigni personaggi come Odorico Rinaldi, Filippo da Mesieres, Giovanni Paleologo e infine lo stesso Napoleone Bonaparte.

    Sulla presa 1 troviamo invece il Sacello in memoria del Maggiore Francesco Baracca caduto in volo nel 1918 mentre il monumento più imponente è e rimane l’Ossario che accoglie le salme di ben 10 mila soldati.

    La memoria degli eventi bellici ricorre ovunque, sia nella toponomastica che in luoghi come il Cimitero di Guerra Inglese che si trova accanto alla vecchia parrocchiale di Giavera del Montello, il più suggestivo sacrario militare della provincia con le sue tombe tutte uguali, immerse in un verde curato in modo esemplare.

    Di pregevole fattura anche la Chiesa Parrocchiale di Cusignana dedicata alla Madonna Assunta dove si conservano opere importanti come le tavole di Palma il Vecchio e gli affreschi di Giovan Battista Canal.

    **

    Curiosità da non perdere:

    Il Montello è noto per i tanti ristoranti e trattorie tipici disseminati lungo le 21 prese parallele che incrociano la dorsale e che si immergono in splendidi boschi e radure dagli scorci fiabeschi. Del resto questa terra produce eccellenze come il Prosecco, Merlot, Cabernet, Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Grigio, mentre il terreno umido del Montello è ricco di funghi, castagne, erbe spontanee, miele e frutti di bosco. Tipiche sono le produzioni di patata e l’allevamento del conigli.

    Tra gli itinerari proposti, di grande suggestione è il Bosco della Serenissima. Qui, lungo la presa 9, a Selva di Volpago, c’è la Busa del Castel Sotterra, 6 chilometri a oggi esplorati che ne fanno la più estesa grotta italiana in una formazione di conglomerati.

    A Nervesa della Battaglia è possibile vedere invece la Busa delle Rane, uno degli ultimi stagni naturali rimasti con insetti e anfibi nel loro ecosistema.

    Merita infine una visita, nei dintorni, il Museo Civico di Storia Naturale a Crocetta del Montello dove si trova il Mammut di Vidor la cui zanna di 320 centimetri ne fa uno dei più grandi esemplari ritrovati in Europa.

    *************

    Vittoriese/Quartier del Piave

    Il Quartier del Piave, Vittorio Veneto e il Vittoriese coprono un’area posta tra la pianura di Treviso e le catene prealpine. Si tratta di luoghi di grande interesse storico e artistico, naturalistico e ambientale. Un verde rigoglioso si estende sulle colline e sulla campagna coltivata a vigneti di Prosecco Doc, come per esempio nel Quartier del Piave, dove ci sono i Palù di Moriago, Mosnigo e Sernaglia - un’area paludosa lambita dal Piave e bonificata dai monaci benedettini nel 1100 -, il medio corso del Piave e la Vallata del Soligo.

    Percorrendo un itinerario che parte da Vidor, dopo aver visitato la parrocchiale di S. Andrea, decorata con opere attribuite al Canova, si devia a sud e si raggiunge l’Abbazia di Santa Bona che, affacciata su di un’ansa del fiume, risale al 1106 e conserva un bellissimo chiostro gotico visitabile su richiesta (0423 987103).

    Proseguiamo verso Valdobbiadene, punto di arrivo e di partenza della Strada del Prosecco ma anche patria natale del poeta Venanzio Fortunato. Merita di sicuro una visita la Parrocchiale che contiene opere di Palma il Giovane e di Paris Bordone, e il punto più alto dal quale si può godere una splendida vista, le famose Pianezze, a 11 chilometri dal centro abitato.

    L’itinerario prosegue con una tappa anche a Follina, dove non ci si può perdere l’Abbazia Cistercense di S. Maria, sorta da un nucleo cistercense del XII secolo (1146), poi affidato ai Camaldolesi nel 1573. Di grande pregio il chiostro, uno dei più suggestivi oggi esistenti.

    A pochi chilometri, si staglia il Castello dei Conti Brandolini a Cison di Valmarino i cui cortili e case, ogni anno nella prima metà di agosto, ospitano una bellissima Mostra dell’Artigianato in un’atmosfera di grande suggestione. Imperdibile a Cison la Via dei Mulini, un tempo azionati dal torrente Rujo. Oggi, di tutto questo, rimane la memoria delle rovine delle dodici ruote che giravano nel breve tratto di un chilometro e mezzo e che fanno di questa zona una delle più importanti della Provincia per archeologia industriale. La Via dei Mulini ha assunto una dignità propria grazie all'associazione omonima, nata nel 1998, allo scopo di rivalutare il sentiero degli antichi opifici. Particolare anche la Chiesa Arcipretale di Cison con la sua doppia facciata, mentre è pittoresca la Chiesetta di S. Michele in cima a una collina di Rai. Meritano inoltre una visita il Molinetto della Croda di Refrontolo e l’antica contea di Tarzo, la cui Parrocchiale custodisce una pala con la ‘Presentazione di Gesù al Tempio’, capolavoro di Cesare Vecellio.

    Giunti a Revine, ammiriamo subito le caratteristiche case a sassi, dominate dal settecentesco Santuario di S. Francesco di Paola, alla quale si giunge percorrendo un sentiero selciato dai capitelli della Via Crucis. Al suo interno si trovano curiosi banchi in pietra e interessanti ex voto. La cittadina è altresì nota a Natale per il suo famoso Presepio Vivente.

    Nella città della Vittoria, Vittorio Veneto, due antichi centri medievali (Ceneda e Serravalle) raccontano invece la storia di uno dei più bei centri veneti. Merita una visita il Duomo di Serravalle che custodisce opere del Tiziano, mentre sopra Ceneda si potrà vedere il Castello di S. Martino dove fu vescovo dal 1958 al 1969 mons. Albino Luciani, meglio noto come Giovanni Paolo I. Tappa irrinunciabile rimane di certo Santa Augusta, santuario quattrocentesco con affreschi pregevoli che si raggiunge partendo da dietro il Duomo di Serravalle, lungo una monumentale scalinata.

    Procedendo poi verso S. Pietro di Feletto incontriamo la millenaria Pieve, affrescata in modo curioso sia all’interno che all’esterno e risalente addirittura all’epoca longobarda (VI-VII sec.). Il viaggio continua verso Pieve di Soligo che accoglie la tomba di Giuseppe Toniolo (1845-1918) nella Chiesa di S. Maria Assunta. Tra Soligo e il Borgo S. Vittore meritano una sosta la Grotta della Madonna e la Chiesetta di S. Gallo, alla sommità del colle che ne ha preso il nome (365 metri).

    Ci troviamo ormai nel cuore del Quartier del Piave che possiamo ammirare salendo, in località Posmon di Farra di Soligo, alla Chiesetta di S. Vigilio (XI-XII secolo).

    In un contesto di grande interesse storico e naturalistico, ci fermiamo infine a Moriago della Battaglia e all’Isola dei Morti uno dei luoghi più suggestivi sulla Grande Guerra, nel greto del Piave dove sorgono il Cippo degli Arditi - costruito con le pietre del fiume e le numerose lapidi che ne commemorano i morti – e la chiesetta votiva della Madonna del Piave. Bella da vedere anche al Torre dei Da Camino.

    E per chi ama le escursioni naturalistiche, tappa obbligatoria a Sernaglia della Battaglia, nell’area delle Volpere dove ancora oggi si trovano tane di volpi, faine, puzzole e nidi di rapaci notturni mentre in alcune caverne sono stati scoperti insediamenti del Neolitico.

    **

    Curiosità da non perdere:

    Vicino a Vittorio Veneto, ci sono i laghi morenici di Revine e di Tarzo, il Lago Morto e, oltre la sella del Fedalto, anche il bel Lago di S. Croce. E sempre in quell’area, a Fregona, meritano di sicuro una visita le Grotte del Calieron, forre e grotte percorse da una stradina temeraria, e il grande Castagner di S. Giusto che con i suoi 500 anni è forse il più antico albero trevigiano.

    La zona è dunque di grande pregio naturalistico ed era nota fin dai più tempi più antichi, come testimonia anche la recente apertura del Parco Archeologico Didattico del Livelet a Revine, vero e proprio villaggio palafitticolo realizzato dalla Provincia di Treviso sulle sponde e sul fondale del Lago di Revine, con la ricostruzione della vita sociale tipica dell’area alpino-padana tra il Neolitico e l’Età del Rame e del Bronzo.

    Proseguendo oltre, saliamo sull’Altopiano del Consiglio, uno dei boschi di latifoglie più estesi di Italia che si estende fra Treviso, Belluno e Pordenone e tra le mete turistiche più suggestive e comode per i Trevigiani.

    Qui c’è di tutto e di più: oltre a percorsi e a passeggiate, il Museo Naturalistico, il Centro di Ecologia, il Giardino Botanico Alpino con 1.600 specie vegetali, il Centro Etnografico, le ricostruzioni dei Cimbri e l’incredibile Bus de la Lum, profondo 225 metri e notevole da un punto di vista speleologico.

    *************

    Motta/Oderzo

    Nel punto più orientale della Marca Trevigiana, proprio dove il fiume Monticano confluisce nel Livenza, si è formato nel tempo un crocevia di luoghi storici e artistici, di attività economiche, di valori culturali, sociali e religiosi che meritano una visita, preferibilmente in bicicletta e a piedi.

    Si comincia dall’antico porto fluviale di Portobuffolè, suggestivo borgo medievale il cui Duomo fu anticamente una sinagoga ebraica, e si giunge a Motta di Livenza e al suo Santuario della Madonna dei Miracoli.

    Narra la tradizione che la Madonna apparve qui a un giovane e povero contadino, Giovanni Cigana, mentre recitava il suo Rosario davanti a un capitello, oggi incorporato nel santuario stesso, e gli chiese di aiutarla a far nascere proprio lì un luogo di culto. La chiesa venne eretta nel 1513, pare su disegno del Sansovino, e dichiarata monumento nazionale nel 1877. Meritano un accenno particolare i due chiostri, quello dei Fiori e del Pozzo, mentre sono da segnalare al suo interno pregevoli affreschi, tra i quali la Pala di Palma il Giovane.

    Di grande pregio artistico anche la chiesa parrocchiale di Motta, il Duomo di S. Nicolò, eretta nel 963 e riedificata nel XVI secolo su progetto del Sansovino. Oggi custodisce la Pala d’altare maggiore del Malombra e altre pale attribuite a Pomponio Amalteo e a Palma il Giovane.

    Rimanendo sempre nel Comune di Motta, merita senz’altro una visita anche la frazione di S. Giovanni, nota per le sue pregevoli case rurali e per la Chiesa di S. Giovanni Battista, le cui origini affondano nel periodo paleocristiano e che contiene ancor oggi ricche opere artistiche risalenti alla fine del Quattrocento.

    Da qui ci si dirige poi verso nord, a Meduna, dove troviamo la bella Chiesa in stile romanico del XVI secolo, che contiene due tele a olio giovanili del Tintoretto. Dal centro di Meduna, vale la pena prendere la strada di destra e dirigersi verso Brische, dove tra gli alberi sorge l’antichissima Pieve del 1209. Dirigendosi poi verso Chiarano, si giunge nel centro del paese, racchiuso attorno alla Chiesa di S. Bartolomeo, nota per l’organo realizzato dal Callido nel 1794.

    Anche Ormelle conserva un’antica chiesa, la Chiesa di S. Giorgio, santo venerato in particolar modo dai Longobardi e forse risalente all’VIII secolo. Al suo interno vi è un ricco ciclo di affreschi e sulla parete di sinistra spicca l’ “Ultima Cena” (1466), nota per la curiosa rappresentazione di gamberi e vino rosso, prodotti tipici locali.

    Nelle vicinanze, a Tempio, immersa nel verde, si trova l’unica Chiesa dei Cavalieri Templari (XII-XIII secolo) rimasta in piedi oggi in Italia. Essa reca scolpiti sulle arcate romaniche del porticato gli stemmi dei misteriosi cavalieri mentre conserva al suo interno una “Madonna con Santi” e una “Madonna in Trono” del XV secolo. Con il declino dei Templari, intorno al 1300, il complesso del tempio passò all’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani, come ricorda lo stemma sopra il portale della chiesa del Cardinale Farnese, priore dell’Ordine di Malta.

    Proseguendo poi per Oderzo - l’antica Opitergium che prima dei Romani fu abitata dagli Euganei e dai Veneti e subì influenze linguistiche celtiche e illiriche -, ci dirigiamo subito al Duomo, edificio risalente al X secolo. Qui troviamo dipinti attribuiti all’Amalteo, a Palma il Giovane e alla sua scuola, mentre secondo alcuni storici l’altare del Santissimo Sacramento sarebbe da attribuire quasi con certezza al Sansovino. Non minore importanza riveste anche la Chiesa di S. Maria Maddalena, da cui per altro prende il nome tutto il quartiere e che testimonia la presenza di un antichissimo convento, attivo fin dal 1185 e in seguito distrutto.

    Poco lontano, sorge Cimadolmo, una località particolarmente curiosa il cui nome ricorda la tradizionale coltura dell’olmo, qui introdotta nel Medioevo dai frati Benedettini, che testimonia l’intensa attività degli ordini religiosi nella nostra Marca. L’olmo ha infatti la particolare proprietà di assorbire l’eccessiva umidità dei terreni e fu un vero toccasana per queste zone così frequentemente inondate.

    **

    Curiosità da non perdere:

    La vasta pianura solcata dal Piave e dal Livenza conserva, a est, boschi e zone ancor ricche di risorgive e di corsi d’acqua minori. Nel nostro percorso non possiamo fare a meno di far sosta al piccolo e antico borgo medievale di Portobuffolè che, a ragione, è uno dei più bei gioielli veneti e, forse, anche italiani. Ed ecco il Torresin, la Torre Civica (alta 28 metri), il Monte di Pietà con pregevoli affreschi, la Loggia comunale e la famosa Casa di Gaia da Camino, risalente al Trecento e ricca di affreschi stupendi.

    Si esce passando sul Ponte Friuli costruito su 600 pali di quercia e si prosegue lungo un viale ombreggiato da platani secolari.

    Curioso, ma soprattutto vitale, Prà dei Gai, una vasta prateria conservatasi per il suo ruolo di invaso per le acque del Livenza e del Piave. Anche Cessalto riserva molte sorprese per chi ama la storia e i paesaggi: qui si trova infatti uno degli ultimi boschi planiziali formati da querce, roveri, frassini, olmi, robinie, il Bosco di Olmè - ideale per i pic nic perché ben attrezzato - e un misterioso stagno naturale dove, narra la leggenda, sarebbe nascosto un ricco tesoro.

    Ma Cessalto ospita anche la terza villa del Palladio (dopo Maser e Fanzolo), Villa Zeno, nel cui parco si trova un cedro così antico che alcuni lo farebbero risalire nientemeno che a Giulio Cesare.

    Nelle campagne intorno a Chiarano, attenti visitatori potranno infine osservare con i propri occhi un antico casone col tetto di stoppie, ultimo retaggio di antiche culture locali.

    Paola Fantin

    (23/07/2008 Tg0-positivo)