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  • Le Storie di S. Orsola

    Le Storie di S. Orsola

    Ritornano visibili nella Chiesa di S. Caterina di Treviso

    Dopo due anni e mezzo di lavori che ne precludevano l’accesso, S. Caterina riapre le porte e rende visibili i suoi tesori. A cominciare dal ciclo affrescato delle “Storie di S. Orsola” di Tomaso da Modena (1355), staccato dalla Chiesa di S. Margherita nel 1883 e conservato dal 1979, per l’appunto, nella Chiesa S. Caterina.

    In realtà, sarà l’intero complesso museale a presentarsi con veste nuova agli occhi dei visitatori: la piazza rimessa in sesto dall’architetto Toni Follina e il rifacimento delle strade che conducono al S. Caterina restituiscono alla zona storica la centralità che le spetta; la possibilità di godere della bellezza degli affreschi al S. Caterina, da 8 anni coperti con veline in attesa del restauro; la visita a un edificio che da 30 anni attendeva una pulizia delle pareti che ne restituisse la luce e ora conclusa; la messa a norma e in sicurezza degli impianti con un adeguato studio del microclima interno. E ancora: “Lo spazio al S. Caterina – ha spiegato l’architetto Toni Follina – è magico e abbiamo cercato di mantenerlo tale. L’organo, donato da Fondazione Cassamarca e prima posto nell’abside, è stato collocato lateralmente, lasciando posto ai pannelli e telai rinforzati sui quali abbiamo collocato in pianta stabile le opere di Tomaso da Modena. In questo modo è possibile osservarle a 360 gradi, riuscendo persino a leggere le annotazioni effettuate dal Bailo al momento dello stacco, un unicum nella storia del restauro mondiale. Alla sera, un sistema di luci particolari ne valorizza i colori e la pregevole fattura”. “Il S. Caterina – ha aggiunto il vicesindaco Giancarlo Gentilini – diventerà dunque una sala per conferenze, piccoli concerti e concerti organistici, oltre a presentazione di libri”.

    L’intervento conservativo, condotto dal Comune di Treviso in concerto con la Sovrintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico del Veneto, è stato suddiviso in due fasi affidate al restauratore Antonio Bigolin: la prima, conclusasi nel 2007 con risorse comunali, ha portato alla rimozione delle veline di protezione delle superfici pittoriche e al consolidamento dei numerosi distacchi degli intonaci; la seconda, sponsorizzata dalle Costruzioni Biasuzzi e tuttora in atto lì al S. Caterina, mostrerà a quanti lo desiderano come avviene un restauro.

    (23/07/2008 Tg0-positivo)